Italia – Il miele del Rwanda arriva a Milano: i bambini della primaria salesiana sostengono il “Ndiza – Don Bosco Beekeeping Project”

(ANS – Milano) – Un barattolo di miele può raccontare molto più di un sapore: può raccontare un legame, un’educazione, una scelta di solidarietà. In occasione della Festa di Don Bosco, che si è celebrata il 31 gennaio 2026, i bambini della Scuola Primaria dell’Istituto Salesiano “Sant’Ambrogio” di Milano hanno condiviso con famiglie e comunità un gesto di vicinanza al Rwanda: il miele prodotto dai giovani coinvolti nel “Ndiza – Don Bosco Beekeeping Project”, confezionato in piccoli vasetti per far conoscere il progetto e sostenerlo.

Il progetto, promosso e sostenuto dalla Fondazione “Opera Don Bosco Onlus”, nasce per accompagnare i salesiani del Rwanda in un percorso che intreccia educazione, lavoro e futuro. La regione dei Grandi Laghi, che comprende Burundi, Rwanda e Uganda, resta segnata da un passato complesso e da sfide quotidiane ancora molto dure: povertà, fragilità economica e carenza di opportunità, soprattutto per i più giovani.

In questo contesto, i Salesiani di Don Bosco propongono un’idea di sviluppo fondata sull’apicoltura, capace di rafforzare l’autosufficienza delle attività socioeducative e, allo stesso tempo, di promuovere imprenditorialità giovanile.

Padre Pierre Célestin Ngoboka, missionario salesiano in Rwanda, ha raccontato: “Qui i giovani hanno bisogno di opportunità reali: imparare un mestiere, lavorare insieme, generare valore. Le api ci insegnano che si cresce solo facendo comunità. Il miele è il risultato, ma la vera ricchezza è la fiducia che nasce quando qualcuno, lontano, decide di credere in te”.

Avviata con il sostegno della Fondazione dall’inizio del 2024, il “Ndiza – Don Bosco Beekeeping Project” (Progetto di Apicoltura Salesiano – Ndiza, dal nome della località che ospita il progetto) l’iniziativa ha preso avvio operativo all’inizio del 2025 grazie alla pronta risposta dei benefattori, con le prime arnie e l’avvio della produzione di miele.

Il progetto prevede la realizzazione di quattro apiari moderni (circa 100 alveari ciascuno), l’introduzione di giovani locali all’apicoltura come percorso di reddito e microimpresa e lo sviluppo di nuove colture arboree foraggere, con benefici anche per l’ambiente e l’impollinazione.

Michele Rigamonti, Presidente della Fondazione Opera Don Bosco Onlus, ha dichiarato: “Sostenere i Salesiani del Rwanda significa investire in un’idea di futuro. Con questo progetto i giovani diventano protagonisti: l’apicoltura è uno strumento per rafforzare l’autosufficienza delle opere socioeducative e, insieme, per creare imprenditorialità in un Paese che sta costruendo un domani diverso, pur affrontando ancora povertà e mancanza di opportunità”.

Da ottobre 2025 fino alla Festa di Don Bosco, i bambini della Primaria del Sant’Ambrogio di Milano, accompagnati dal loro salesiano di riferimento, don Bruno Baldiraghi, dagli insegnanti e dagli educatori, con il supporto delle famiglie, hanno intrapreso un percorso per conoscere il progetto missionario in Rwanda e sostenerlo in modo attivo, imparando cosa significa essere parte di una comunità che guarda oltre i propri confini.

Valentina Cattaneo, Coordinatrice della Scuola Primaria, da parte sua ha affermato: “Abbiamo voluto che i bambini non si limitassero a ‘sapere’ che esistono progetti missionari, ma imparassero a sentirli vicini. Conoscere, fare domande, capire e poi agire: anche un gesto piccolo, come preparare un vasetto di miele, può diventare un’esperienza educativa profonda”.

Per la festa di Don Bosco, i bambini hanno ricevuto il miele prodotto in Rwanda dai giovani del progetto e, con l’aiuto delle maestre e degli educatori, lo hanno confezionato in vasetti: un modo semplice per far assaggiare una prelibatezza che porta con sé una storia di riscatto e responsabilità condivisa.

Don Alessandro Ticozzi, Direttore dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio, ha concluso sottolineando un ulteriore aspetto significativo dell’intero progetto: “Educare alla sensibilità missionaria significa educare lo sguardo: aiuta i più piccoli a riconoscere che il mondo è più grande del proprio quotidiano e che la solidarietà è una responsabilità concreta. Se questo nasce fin dalla tenera età, diventa un modo stabile di essere, non un episodio”.

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