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15 Giugno 2026
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Costa Rica – “Tutto per il mio Re e la mia Regina”. La beata Suor Maria Romero Meneses, FMA

(ANS – San José) – Suor Maria Romero Meneses brilla nel firmamento della santità salesiana per la straordinaria creatività nella carità e la fede contagiosa e incrollabile nell’Amore provvidente di Dio e dell’Ausiliatrice. Nasce a Granada, in Nicaragua, il 13 gennaio 1902. Il padre, ministro nel governo repubblicano, molto ricco, è esempio di generosità con i poveri. Maria assomiglia molto…

(ANS – San José) – Suor Maria Romero Meneses brilla nel firmamento della santità salesiana per la straordinaria creatività nella carità e la fede contagiosa e incrollabile nell’Amore provvidente di Dio e dell’Ausiliatrice.

Nasce a Granada, in Nicaragua, il 13 gennaio 1902. Il padre, ministro nel governo repubblicano, molto ricco, è esempio di generosità con i poveri. Maria assomiglia molto al papà ed è oggetto di grandi aspettative. Studia musica, pianoforte e violino con grande successo, ma, affascinata dal carisma di Don Bosco, il 6 gennaio 1923 diviene Figlia di Maria Ausiliatrice. Scrive: “La santità consiste nella vita di intimità con Dio, con Gesù filtrato nella nostra vita… Oggi, Gesù, insegnami a parlare, a lavorare e a vivere soltanto nel tuo amore, del tuo amore e per il tuo amore”.

Fino al 1930 vive in Nicaragua, a Granada come insegnante di musica, pittura, dattilografia, senza mai tralasciare l’impegno nella catechesi, l’animazione teatrale e l’oratorio. È molto amata e già da allora ricordata per la sua allegria, semplicità e capacità di contagiare all’amore di Dio e di Maria Ausiliatrice.

Nel 1929, emette la professione perpetua. Nel 1931 è inviata a San Josè, in Costa Rica, dove vive per ben 46 anni. È insegnante nel collegio delle giovani abbienti, ma va in cerca soprattutto di “fanciulli poveri e abbandonati”, come Don Bosco. Scrive: “Ai poveri debbo donarmi. Che cosa donerò? Il mio tempo, la mia intelligenza, la mia abnegazione e che tutti gli assetati vengano a bere; dare le mie energie prodigandomi generosamente per il bene degli altri; dare la mia salute soffrendo per loro il freddo, la fame, la mancanza di tutto”.

Questo proposito diventa a poco a poco creativa operosità. Nel 1934, chiede all’Ispettrice di poter formare, tra le oratoriane e le allieve più grandi, un gruppo di catechiste e mandarle poi a due a due ad evangelizzare i poveri nelle zone più degradate di San Josè. L’Ispettrice rimane perplessa, ma le concede la possibilità. Lei aggiunge: “Non le domando altro. La Madonna mi aiuterà”.

Nell’ottobre 1939, alcune giovani del coro le raccontano la vita misera nelle baracche di periferia e il proselitismo portato avanti in quegli ambienti dalla propaganda comunista-marxista.

Suor Romero Meneses allora esclama: “Bisogna che andiamo anche noi nelle case dei poveri, non per parlare di odio e di vendetta, ma di carità cristiana, di bontà verso tutti, di fede e di fiducia nella Divina Provvidenza. Con l’aiuto di Dio e la devozione alla Santissima Vergine riusciremo (…).  Andremo alla missione e voi sarete le piccole missionarie di Cristo. Andrete a due a due, come i discepoli di Gesù. Porterete agli indigenti viveri e vestiario, ma soprattutto parlerete del Regno di Dio e tutto sia per Cristo e per le anime”.

Nasce così il progetto dell’“Opera degli Oratori”, grazie a quelle giovani che lei chiama las misioneritas. Si stabilisce di iniziare a Natale. Nei due mesi successivi si affrettano i preparativi: raccolta di beni di prima necessità, preghiera, formazione catechistica.

Suor Romero Meneses spiega: “Prima di entrare in una casa, invocate la Madonna con la giaculatoria: ‘Metti la tua mano, Madre mia, mettila prima della mia’. Voi bussate, entrate, salutate affettuosamente i bambini e iniziate la catechesi agli adulti. Mentre una delle due parla, l’altra preghi in silenzio nel suo cuore perché Iddio renda feconda le parole della compagna”.

Suor Romero Meneses tratta sempre con rispetto e grande affetto las misioneritas, che da lei si sentono amate e accompagnate. Con lei preparano i materiali necessari alla catechesi, alle missioni, agli oratori, raccolgono denaro. Coinvolge anche le famiglie delle studentesse: distribuisce stoffa a molte mamme per confezionare vestiario da offrire come premi agli oratori.

Chiede in preghiera: “Chi mi aiuterà?” e Gesù le risponde: “Io, purché tu creda e ti abbandoni a me. Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?” E suor Maria: “Dunque, farai miracoli?” “Sì, solo che tu creda e ti abbandoni a me come ti ho detto. Credi e vedrai”.

Inizia a fondare gli oratori festivi e ne avvia 36, in varie zone periferiche della città. Sono caratterizzati da una vivace atmosfera salesiana: si impara, si gioca e ci si diverte in modo sano.

Non mancano le difficoltà: ottenere aiuti economici; sopportare umiliazioni e violenze subite dagli stessi poveri; la pericolosità di alcune aree… Inoltre, soffre per malintesi, intolleranze, mormorii… ma su richiesta delle Superiore di Roma, scrive un libro per raccontare la storia delle opere sociali, il lavoro, i sacrifici, gli aneddoti e le avventure delle sue amate misioneritas e lentamente anche le incomprensioni si addolciscono.

Si moltiplicano le attività di beneficenza, come i “tè di Suor Maria”, organizzati inizialmente in case private e poi nella casa delle FMA, per sostenere le opere sociali. Si organizzano lotterie e autotassazioni per assicurare gli aiuti per cibo e altri beni per donne capifamiglia e anziani indigenti. Si raccolgono vestiti, scarpe, utensili usati che vengono venduti in un “bazar” ai più poveri a un prezzo simbolico.

Alla metà del 1955, chiede alla Vergine di poter offrire un segno ai poveri che non potevano recarsi a Lourdes. Ed ecco l’origine dell’“acqua della Madonna”: semplice acqua di rubinetto, ma che può aprire alla grazia chi la utilizza con fede.

Per propagare l’amore all’Ausiliatrice, tra il 1958 e il 1964, fa costruire una chiesa nel centro di San José su un cafetal (piantagione di caffè), attorno a cui crescono numerose opere sociali che coinvolgono le persone benestanti, conquistate alla causa, dopo aver sperimentato gli effetti della devozione mariana. L’opera è attiva fino ad oggi ed è conosciuta come “Casa de la Virgen” o “Casa de María Auxiliadora – Obras Sociales”.

Nel 1967 iniziano i percorsi di alfabetizzazione per donne adulte e anziane, nel 1968 la Scuola di Orientamento Sociale. Con medici volontari specialisti, dà vita a un poliambulatorio, per assicurare ai poveri assistenza medico-farmaceutica. Per le famiglie senzatetto fa costruire casette “vere”, le “Ciudadelas de María Auxiliadora”, un’opera che continua tuttora attraverso l’Associazione laica “Asayne” (Asociación Ayuda a Necesitados). Nel 1973 viene avviata la scuola residenziale per giovani a rischio.

Ognuna delle opere sociali porta l’impronta dello spirito salesiano che vuole vedere “felici nel tempo e nell’eternità” tutti coloro che vengono alla “Casa della Vergine”, per chiedere aiuto o per offrire solidarietà.

La sua operosità è sostenuta dalla sua intimità con Gesù e Maria (“Tutto per il mio Re e la mia Regina”) che la rende una vera contemplativa, una mistica, come testimoniano gli “Scritti spirituali”.

Muore d’infarto il 7 luglio 1977 a las Peñitas, in Nicaragua, dopo essere tornata in patria per un periodo di riposo. La sua salma tornò a San José e riposa nel Mausoleo presso la grande opera da lei fondata.

Giovanni Paolo II l’ha beatificata a Roma, il 14 aprile 2002, rendendola la prima donna Beata del Centro America.

Suor Maria Luisa Nicastro, FMA

Fonte: Don Bosco Italia

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