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05 Febbraio 2026
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India – “Fate tutto ciò che vi dirà”: il Rettor Maggiore rafforza la Famiglia Salesiana e la comunità dei fedeli di Siliguri

(ANS – Siliguri) – La visita di Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, ha assunto una dimensione profondamente spirituale e incentrata sul carisma il 6 febbraio 2026, quando ha incontrato salesiani, studenti, membri della Famiglia Salesiana e la più ampia comunità dei fedeli del Bengala del Nord durante il suo secondo giorno di visita a Siliguri.…

(ANS – Siliguri) – La visita di Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, ha assunto una dimensione profondamente spirituale e incentrata sul carisma il 6 febbraio 2026, quando ha incontrato salesiani, studenti, membri della Famiglia Salesiana e la più ampia comunità dei fedeli del Bengala del Nord durante il suo secondo giorno di visita a Siliguri.

In tarda mattinata, il Rettor Maggiore ha incontrato salesiani, studenti e membri della Famiglia Salesiana provenienti dagli Stati indiani di Bengala del Nord, Sikkim e Bihar e anche dal Nepal. Parlando con calore e chiarezza, li ha invitati a rinnovare la loro passione per Gesù Cristo e per i giovani, ricordando loro che questi due amori non devono mai essere separati nella vera vita salesiana. Riflettendo sul tema dell’anno, “Fate quello che vi dirà”, ispirato alle parole di Maria alle nozze di Cana, ha proposto un percorso spirituale semplice, ma impegnativo: guardare con attenzione, ascoltare profondamente, scegliere liberamente e agire con coraggio, sottolineando che la vera testimonianza salesiana oggi richiede discernimento, responsabilità e azioni concrete radicate nell’amore.

Rivolgendosi alla Famiglia Salesiana, Don Attard ha sottolineato che in un contesto multireligioso e multiculturale, l’annuncio più credibile del Vangelo non avviene principalmente attraverso le parole, ma attraverso la testimonianza della propria vita. “Le persone potrebbero non ascoltare sempre ciò che diciamo – ha commentato – ma osserveranno sempre come viviamo”. Ha incoraggiato gli educatori e gli agenti pastorali a vivere il Sistema Preventivo prima di tutto tra di loro, ricordando l’insistenza di Don Bosco sul fatto che la fraternità, la gentilezza e il rispetto reciproco siano fondamentali per la missione.

Nel pomeriggio, il Rettor Maggiore ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica al Santuario di Don Bosco, concelebrata con il Vescovo Emerito di Jalpaiguri, Mons. Clement Tirkey, alla quale hanno partecipato salesiani, membri della Famiglia Salesiana, ospiti, giovani e postulanti delle Suore Missionarie di Maria Ausiliatrice, che hanno accolto i concelebranti con una danza di preghiera.

Nella sua omelia, l’XI Successore ha riflettuto sulla domanda evangelica: “Chi è il più grande nel Regno dei Cieli?”. Richiamando l’attenzione sul fatto che Gesù pone un bambino al centro, ha spiegato che la grandezza nel Regno di Dio non riguarda il potere o il riconoscimento, ma il diventare “nessuno” agli occhi del mondo. Da questa immagine evangelica, ha evidenziato tre caratteristiche essenziali: umiltà, accoglienza e apprezzamento.

L’umiltà, ha detto, significa sapere chi siamo e chi, per grazia di Dio, possiamo diventare. Ci libera dalle false aspettative, mantiene la vita semplice e crea spazi in cui i giovani si sentono amati e non giudicati. L’accoglienza, illustrata dall’incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli, non è un’azione ma un atteggiamento, una scelta consapevole di essere amici di ogni giovane, specialmente di quelli emarginati. L’apprezzamento, ha concluso, permette agli educatori di vedere oltre gli errori, riconoscendo che il fallimento non definisce una persona e che ogni cuore giovane porta in sé un seme di bontà che aspetta di germogliare.

Rivolgendosi agli educatori e agli agenti pastorali, il Rettor Maggiore ha sottolineato che il Vangelo non si vive a condizioni. “Non accogliamo gli altri perché loro accolgono noi; accogliamo perché ci crediamo”, ha detto. In un mondo digitale e globalizzato, ha osservato, i giovani non sono impressionati dai titoli, dal potere o dai ruoli, ma sono profondamente toccati dall’umiltà, dall’accoglienza genuina e dalla capacità di riconoscere e coltivare la bontà. Tale testimonianza, ha osservato, pone già gli educatori “a metà strada” nell’opera di evangelizzazione.

La celebrazione eucaristica è stata seguita da un breve programma di festeggiamenti con esibizioni culturali dei giovani, che riflettevano la vivacità e la fede della Chiesa locale. La giornata si è conclusa con un momento di convivialità durante il tè pomeridiano.

Mentre l’Ispettoria “San Giovanni Bosco” di India-Calcutta (INC) entra nel suo secondo secolo di attività, il messaggio di Don Attard risuona come un appello e una sfida: costruire il futuro attraverso l’umiltà, l’accoglienza e la testimonianza autentica.

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