India – Il Rettor Maggiore don Fabio visita la missione Santhal di Azimganj

(ANS – Azimganj) – La missione Santhal di Azimganj è diventata espressione vivente di comunione e fede quando migliaia di persone si sono riunite per pregare con il Rettore Maggiore durante la sua visita per il  centenario. Dall’alba al tramonto, la giornata si è svolta alternando momenti  di silenzio e gioia,  echeggiando le profonde radici della presenza salesiana in questa terra. Le comunità di tutta la regione si sono riunite, collegando il passato, il presente e il futuro della missione salesiana tra i Santhal in un momento condiviso di fede, cultura e speranza.

Un caloroso benvenuto all’alba

Don Fabio è arrivato ad Azimganj Junction la mattina presto ed è stato accolto calorosamente dai confratelli salesiani, dai prenovizi, dalle suore, dai responsabili della parrocchia e dai collaboratori laici. Canti tradizionali, tamburi ritmici e gesti di benvenuto lo hanno accompagnato dalla stazione ferroviaria al Savio Bhavan, esprimendo la gioia della Chiesa locale nel ricevere il successore di Don Bosco durante l’anno del centenario. La processione è stata di per sé una bella testimonianza di comunione tra i Salesiani e i fedeli Santhal che sono cresciuti con la missione nel corso dei decenni.

L’Eucaristia al centro della missione

Alle 11:45, don Fabio ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica nel terreno di Don Bosco, concelebrata dall’ispettore, dai confratelli salesiani e dal clero diocesano. Quasi 7.000 fedeli, provenienti da varie parrocchie, sottostazioni e villaggi, si sono riuniti per la Messa. Molti di loro  hanno percorso lunghe distanze per essere presenti. La liturgia, arricchita da inni santhal, tamburi e movimenti processionali, ha riflettuto la profonda inculturazione della fede che ha caratterizzato la missione di Azimganj nel corso dei decenni. L’omelia, tradotta in santhali, si è concentrata su due temi spirituali fondamentali: la saggezza e il silenzio.

Attingendo dalla prima lettura, don Fabio ha ricordato la preghiera del re Salomone, che chiese a Dio non potere o ricchezza, ma saggezza. La vera saggezza, ha spiegato, consente il discernimento, aiuta a evitare di fare del male agli altri e porta le persone a fare attivamente del bene. È una libertà che impedisce di diventare schiavi del potere, dei beni materiali o della paura. Ha poi riflettuto sul silenzio, ricordando all’assemblea che anche Gesù invitò i suoi discepoli a ritirarsi in luoghi tranquilli dopo un’intensa attività. Il silenzio, ha detto, non è assenza di parole, ma essere pienamente presenti davanti a Dio, ascoltando ciò che Egli dice dentro di noi. “Saggezza e silenzio vanno di pari passo”, ha osservato, “perché solo nel silenzio Dio può plasmare le nostre decisioni, specialmente prima che la rabbia o l’odio prendano il sopravvento”.

Una parola ai salesiani e agli educatori

Rivolgendosi in particolare ai salesiani e agli educatori, il Rettor Maggiore ha sottolineato che formare i giovani ad essere buoni cristiani e cittadini responsabili è di per sé un atto di saggezza. Tuttavia, questa missione richiede educatori profondamente radicati nella presenza di Dio. «Non possiamo educare con saggezza se non siamo noi stessi persone di Dio», ha detto. «Il silenzio è lo spazio in cui Dio ci forma, affinché possiamo diventare educatori saggi, pieni della Sua presenza».

Incontro, Cultura e Celebrazione

Dopo un pranzo fraterno con sacerdoti e religiosi, don Fabio ha incontrato nel pomeriggio i salesiani, i membri della Famiglia Salesiana e il Consiglio Ispettoriale, seguito da un tè con insegnanti e collaboratori. La giornata si è conclusa con un vivace programma culturale nel campus di Don Bosco.

Gruppi di danza Santhal, giovani, studenti interni, gruppi di donne ed ex alunni hanno presentato danze tradizionali, canti popolari e brevi sketch che narravano sia la loro identità culturale che il loro cammino di fede. Rivolgendosi ai fedeli riuniti, agli ospiti, ai giovani, agli insegnanti e ai membri della Famiglia Salesiana, attraverso la traduzione in bengalese, il Rettor Maggiore li ha incoraggiati a rimanere radicati nella fede, nella cultura e nell’educazione come segni di speranza per le generazioni future.

La sera, di ritorno al Savio Bhavan, i prenovizi hanno salutato il Rettor Maggiore, segnando l’incontro con un momento di spirito familiare e foto condivise.

Una missione con radici profonde

Il significato della visita risiede in una storia iniziata negli anni ’50, quando il pioniere salesiano don John Topno si avventurò per la prima volta da Berhampore nell’interno del distretto di Murshidabad, raggiungendo i Santhals e i migranti del Bengala Est che vivevano in condizioni di estrema povertà e con una cura pastorale minima. Da quei fragili inizi, la missione di Azimganj, sviluppatasi formalmente negli anni ’60, è cresciuta fino a diventare un importante centro di evangelizzazione, istruzione e riscatto sociale lungo il fiume Bhagirathi.

Nel corso dei decenni sono sorti convitti, catecumenati, cappelle di villaggio e nuovi centri missionari, che hanno alimentato le vocazioni locali e le vivaci comunità parrocchiali. Quella che era iniziata come una frontiera rischiosa è diventata una delle zone missionarie più dinamiche dell’ispettoria di Calcutta.

Un segno di speranza nel centenario

La visita del Rettor Maggiore ad Azimganj durante l’anno del centenario ha messo in luce il significato più profondo del percorso centenario della provincia: una missione radicata non nei numeri o nelle strutture, ma nella presenza, nell’ascolto, nel rispetto della cultura e nella fede condivisa con i poveri.

Il raduno di migliaia di fedeli Santhal attorno al Successore di Don Bosco rimarrà un momento fondamentale nella cronaca centenaria dei Salesiani di Calcutta, a conferma che il carisma salesiano continua a dare frutti nelle periferie, generazione dopo generazione.

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