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12 Maggio 2026
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India – Ricordo dei Salesiani uccisi Imphal: pastori che non hanno voluto abbandonare il proprio gregge

(ANS – Imphal) – Venticinque anni fa, il 13 maggio del 2001, il Noviziato Salesiano di Ngarian, a Imphal, nello Stato del Manipur, fu teatro di una tragedia che è rimasta impressa nella memoria della Chiesa in India. All’interno della cappella, 27 novizi provenienti dall’India nord-orientale, ma anche dal Chhattisgarh, dal Jharkhand e dal Kerala, erano inginocchiati in adorazione eucaristica.…

(ANS – Imphal) – Venticinque anni fa, il 13 maggio del 2001, il Noviziato Salesiano di Ngarian, a Imphal, nello Stato del Manipur, fu teatro di una tragedia che è rimasta impressa nella memoria della Chiesa in India. All’interno della cappella, 27 novizi provenienti dall’India nord-orientale, ma anche dal Chhattisgarh, dal Jharkhand e dal Kerala, erano inginocchiati in adorazione eucaristica. La luce delle candele tremolava, gli inni si levavano dolcemente e il silenzio avvolgeva i giovani in devozione, fin quando alcuni uomini armati e mascherati non entrarono nel complesso, infrangendo la sacra calma della preghiera.

Al cuoco fu ordinato di chiamare il Maestro dei Novizi, don Raphael Paliakara. Calmo ma cauto, ascoltò le loro richieste – denaro e la consegna dei novizi non locali – e cercò di ragionare con loro mentre si trovava nel campo da basket. Quando non tornò, don Andreas Kindo uscì, offrendo il denaro disponibile ma rifiutandosi di consegnare alcun novizio. Pochi istanti dopo, il Salesiano Coadiutore Shinu Joseph chiese ai novizi di rimanere nella cappella. Ognuno di loro rimase fermo sulle proprie posizioni. Questa resistenza costò loro la vita.

Le testimonianze dei sopravvissuti

I novizi ricordano quella notte con grande nitidezza. Anthony Toppo ricorda la paura che li attanagliava mentre la voce calma di don Paliakara li proteggeva. Thomas Josekutty, oggi impegnato nel ministero biblico, ricorda di aver sentito don Kindo dichiarare: “Nessun novizio verrà consegnato”. Quelle parole gli diedero coraggio, nonostante si udissero gli spari. Igness Hans, un novizio locale dello Stato di Manipur, ricorda il confratello Shinu come un fratello maggiore che divenne il loro scudo. Shyjan Job, ora salesiano nel Manipur, dice che quella notte gli ha cambiato la vita. Dieci novizi sono diventati sacerdoti, ma tutti portano con sé la testimonianza di coloro che hanno dato la vita affinché altri potessero vivere e servire.

Le circostanze che hanno portato alla tragedia

Gli anni 2000-2001 sono stati turbolenti per la Chiesa di Imphal. Gruppi militanti hanno ripetutamente chiesto denaro alle istituzioni cattoliche, specialmente alle scuole. La loro strategia era calcolata: evitare di prendere di mira il clero locale per prevenire conflitti intercomunitari e concentrarsi invece su sacerdoti e religiosi non locali. I noviziati, che ospitavano molti provenienti da fuori del Manipur, divennero facili bersagli. A Ngarian, i militanti chiesero che i novizi non locali fossero separati, con l’intenzione di ucciderli come monito. Rifiutando, questi salesiani incarnarono la fedeltà pastorale e lo pagarono con la vita.

Un quadro più ampio di violenza

L’eccidio di Ngarian si inserisce in un contesto di ostilità militante nei confronti delle istituzioni cristiane nel Manipur. Nel 1990, don Mathew Manianchira, Preside della “Canchipur Catholic High School”, fu ucciso a colpi di arma da fuoco dai militanti del Fronte Popolare Rivoluzionario. Nel marzo 2001, don Devasia, Preside della “Don Bosco School” di Imphal, è stato colpito a bruciapelo dopo aver rifiutato richieste di estorsione; è sopravvissuto e in seguito ha lavorato nell’India meridionale sotto falso nome. Più tardi quello stesso anno, don Tommy Manjalee, un altro preside della scuola salesiana, è sopravvissuto a un attentato dei militanti dopo aver resistito a richieste simili. Il 15 maggio 2001, i Salesiani uccisi a Ngarian si sono aggiunti a questo tragico elenco.

Un’eredità preservata nel cinema e in un memoriale

La tragedia è ricordata attraverso l’arte e la testimonianza. “I Tre Diamanti Rossi di Kangleipak (Manipur): Il riscatto pagato” è un documentario di don Thomas Josekutty Madathiparambil, egli stesso novizio presente quella notte, ed è un tributo vivente. Nel suo film, la generosità del sacrificio si contrappone all’arroganza della violenza, assicurando che la storia di questi Salesiani continui a ispirare.

L’iscrizione commemorativa a Imphal — “Hanno dato la vita per noi” — non è solo un omaggio, ma una testimonianza. Il loro sacrificio proclama che i veri pastori non abbandonano il loro gregge, nemmeno quando sono minacciati di morte. Venticinque anni dopo, la loro testimonianza continua a ispirare. I novizi che salvarono, dieci dei quali divennero sacerdoti, sono frutto vivo del loro sacrificio.

Mentre la Chiesa in India commemora questo venticinquesimo anniversario, le vittime di Ngarian sono accanto ad altre vittime missionarie nel Manipur come simboli duraturi di amore pastorale, resilienza e fedeltà al Vangelo. La loro storia è un ricordo che la fede, quando messa alla prova, diventa coraggio — e il coraggio, quando vissuto, diventa sacrificio.

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