Italia – Don Bejarano: le Opere Sociali al cuore della missione salesiana; “Salesiani per il Sociale” un ponte tra carisma e mondo civile
(ANS – Roma) – Don Rafael Bejarano, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, in un’intervista rilasciata all’Ufficio Comunicazione di Salesiani per il Sociale, sottolinea il ruolo strategico delle opere sociali all’interno della missione salesiana. “L’impegno verso i giovani più vulnerabili non è marginale, ma parte costitutiva del carisma di Don Bosco, come riconosciuto dal CG29. Oggi ‘Salesiani per il Sociale’ ci permette di dialogare con il mondo civile utilizzando un linguaggio condivisibile anche da chi non appartiene alla nostra tradizione religiosa, senza perdere la nostra identità carismatica”.
Il Capitolo Generale 29° dei Salesiani di Don Bosco ha segnato una svolta chiara e profetica: l’impegno verso i giovani in situazione di vulnerabilità non è una scelta accessoria, ma una dimensione costitutiva della missione salesiana oggi.
In questo orizzonte si colloca l’esperienza di Salesiani per il Sociale, rete associativa che in Italia coordina, anima e rappresenta le opere e servizi per giovani vulnerabili, valorizzando la corresponsabilità tra religiosi e laici, professionisti ed educatori, territori e livello nazionale. Il Documento Programmatico 2025–2028 “Organizzare la speranza” esprime con forza questa visione: non risposte episodiche, ma una strategia condivisa; non frammentazione, ma sistema; non assistenzialismo, ma promozione dei diritti, giustizia sociale e cittadinanza attiva.
Su tutto questo è intervenuto don Bejarano, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile salesiana. Don Bejarano ha diretto l’opera salesiana di Medellín, in Colombia, offrendo speranza a giovani segnati da violenza e povertà. Ha ricoperto il ruolo di Responsabile mondiale del Settore Opere Sociali, Migranti e Volontariato della Pastorale Giovanile Salesiana. Negli ultimi anni ha accompagnato il percorso associativo “Organizzare la speranza”, guidando la rete di Salesiani per il Sociale verso una visione strategica condivisa.
Il Capitolo Generale 29° ha riconosciuto ufficialmente le opere e i servizi sociali come parte integrante della missione salesiana. Perché è stato un riconoscimento importante?
Innanzitutto, perché riconoscere le opere e i servizi rivolti ai ragazzi e alle comunità in situazione di vulnerabilità ed esclusione sociale significa tornare all’intuizione originaria di Don Bosco.
Chi erano i ragazzi accolti da Don Bosco all’Oratorio? Erano i più poveri, i più abbandonati, quelli che avevano bisogno di sviluppare competenze e fiducia per rientrare in una società che, in qualche modo, li aveva già rifiutati. Don Bosco li accompagnava non solo per renderli “produttivi”, ma per renderli protagonisti della trasformazione della società stessa.
Oggi i Salesiani di Don Bosco sono presenti in 137 nazioni e continuano a lavorare con giovani che vivono situazioni di disagio sociale profondo, segnate dalla violazione dei diritti fondamentali. Quando parliamo di vulnerabilità parliamo direttamente di diritti umani fragili; quando parliamo di esclusione sociale parliamo di diritti già violati, di persone che la società ha scartato.
In questo contesto, come si colloca il Sistema Preventivo di Don Bosco?
Il Sistema Preventivo oggi allarga i suoi confini e ci aiuta a dire con chiarezza che il nostro impegno si muove su due fronti inseparabili: la promozione dei diritti umani e la loro restituzione.
Promuoviamo i diritti quando accompagniamo giovani che vivono situazioni di fragilità; restituiamo i diritti quando incontriamo giovani che sono già stati esclusi e feriti dalla società. Agire in questo campo è per noi un’opportunità straordinaria per riconoscere, anche a livello istituzionale, che il linguaggio dei diritti umani è profondamente evangelico. È lo stesso linguaggio di Gesù, quando restituisce dignità alle persone e le riconsegna alla loro identità di figli e figlie liberi di Dio.
Questa libertà non è astratta: è la possibilità concreta di essere uomini e donne capaci di costruire il futuro della propria società insieme agli altri, senza esclusioni.
Nella Pastorale Giovanile Salesiana, quale ruolo sono chiamate ad assumere oggi le opere sociali?
Storicamente, le scuole e i centri di formazione professionale sono state le prime forme istituzionali della Congregazione. A queste si sono aggiunte nel tempo le parrocchie, le università, gli oratori e i centri giovanili. Le opere sociali, però, oggi assumono un ruolo specifico e sempre più decisivo.
Il loro riconoscimento nei regolamenti e nelle Costituzioni, in particolare nell’articolo 33 che sottolinea l’impatto sociale dell’opera di Don Bosco, ci dice che esse non sono “ai margini”, ma al cuore della missione. Le opere sociali ci permettono di dialogare con i giovani per dare e restituire dignità alla loro vita, ma anche di essere presenti in un ambito fondamentale: quello politico e sociale.
In che senso le opere sociali hanno anche una “dimensione politica”?
Nel senso più alto del termine. Le opere sociali rendono la Congregazione capace di fare advocacy: di parlare nei luoghi in cui si decidono politiche pubbliche, di incidere sulle cause strutturali delle disuguaglianze, di lavorare perché il divario sociale diminuisca.
Questo è perfettamente in sintonia con quanto affermato dal CG29 e con il cammino indicato da Salesiani per il Sociale nel Documento Programmatico “Organizzare la speranza”: una missione che non si limita alla risposta educativa, ma che sceglie di incidere sulle politiche giovanili, di collaborare per il bene comune, di essere voce per chi non ha voce.
Salesiani per il Sociale in Italia coordina le opere e servizi per giovani vulnerabili mettendo insieme religiosi e laici, consacrati e professionisti. Qual è il valore strategico di questa grande rete per la Congregazione salesiana in Italia?
È un valore enorme. Papa Francesco ci ha ricordato continuamente che viviamo nella cultura dell’interdipendenza: nessuno si salva da solo e nessuna opera sociale può agire isolatamente.
Le opere sociali salesiane in Italia non fanno tutto da sole: sono una parte qualificata di una più ampia “catena del sociale”. Accompagnano i giovani, le famiglie e le comunità in momenti cruciali della loro vita, lavorando in rete con istituzioni, enti pubblici, terzo settore e società civile.
Salesiani per il Sociale offre un’istituzionalità fondamentale: ci permette di dialogare con il mondo civile utilizzando un linguaggio condivisibile anche da chi non appartiene alla nostra tradizione religiosa, senza perdere la nostra identità carismatica. È uno spazio in cui valori come dignità, giustizia sociale e diritti umani diventano terreno comune di incontro.
In che modo questa visione si ritrova nel percorso triennale di “Organizzare la speranza”?
“Organizzare la speranza” non è solo una metodologia, è uno stile profetico di presenza nella storia. Ho avuto la gioia di partecipare a questo percorso fin dall’inizio e ho visto come, in ogni territorio, Salesiani per il Sociale abbia saputo ascoltare la realtà concreta dei giovani e delle comunità.
Questa è profezia oggi: non un’illuminazione improvvisa, ma la capacità di leggere in profondità la sofferenza, il disagio, le ferite delle persone e accompagnarle a scoprire percorsi di crescita. Significa aiutare i giovani a rafforzare la propria personalità, a ristrutturare la propria vita, a diventare protagonisti della propria storia.
Sono convinto che questo percorso raggiungerà gli obiettivi del nuovo triennio perché risponde a un bisogno reale del nostro tempo e interpreta fedelmente il carisma salesiano: essere casa, voce e orizzonte per i giovani più vulnerabili, organizzando insieme una speranza concreta, condivisa e trasformativa.