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07 Maggio 2026
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Italia – VI Congresso Mondiale dei Salesiani Cooperatori: un cammino percorso, ricordare per crescere

(ANS – Sacrofano) – Con la Messa presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Fabio Attard, si è aperto, nella mattinata di giovedì 7 maggio 2026, a Sacrofano, il VI Congresso Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori. L’agenda del Congresso promette un percorso ricco e articolato che, partendo dal cammino percorso, proietta l’Associazione nel futuro che la attende.…

(ANS – Sacrofano) – Con la Messa presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Fabio Attard, si è aperto, nella mattinata di giovedì 7 maggio 2026, a Sacrofano, il VI Congresso Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori.

L’agenda del Congresso promette un percorso ricco e articolato che, partendo dal cammino percorso, proietta l’Associazione nel futuro che la attende. Il cammino percorso è stato, dunque, il cuore e il centro della prima giornata, ma sin dalla relazione di Don Attard si è presto capito come passato, presente e futuro dell’Associazione siano legati in un continuum che consente ai Salesiani Cooperatori di essere, ancora oggi, quel lievito della società che Don Bosco aveva fortemente voluto.

Così come una torta ben lievitata richiama subito, in torno a sé, un clima di festa, in sala è un pullulare di lingue, di risate, di abbracci e di saluti che richiamano a tutti la gioia del ritrovarsi in Famiglia. Poco importa se è la prima volta che ci si incontra, l’appartenenza alla stessa Famiglia si fa carne negli sguardi, nei volti, nei sorrisi di chi condivide la stessa missione in tante parti del mondo.

E allora è subito festa, festa che arriva sino sul palco con la sfilata delle bandiere di tutti i continenti che arrivano sul palco e che danno l’idea di quanto grande sia diventato il sogno di Don Bosco. Poco dopo la felicità si fa silenziosa, diventa uno sguardo attento, un orecchio teso alle parole di Don Attard, che invita tutti a ricordare la chiamata personale a far parte della Famiglia Salesiana e delinea la sua riflessione attorno a tre punti fondamentali:

–       il progetto originario che lo Spirito ha suscitato in Don Bosco;

–       i tratti essenziali della figura del Salesiano Cooperatore;

–       l’icona biblica delle nozze di Cana come lente che consente di declinare i quattro verbi guardare, ascoltare, scegliere e agire quali atteggiamenti concreti di lievito salesiano chiamato a essere fecondo oggi.

Il Rettor Maggiore sottolinea come i Salesiani Cooperatori siano stati pensati, sin da subito, per essere lievito nella Chiesa e nella società e come la loro esistenza vada letta all’interno di un’unica grande comunità, unita dallo stesso obiettivo di “salvare i giovani”. La stessa “salvezza dei giovani” diventa il criterio di fecondità di questa comunità, che diviene generatrice solo se è in grado di aiutare realmente i giovani a vivere e a sperare.

È qui che entra in gioco l’importanza della laicità del Salesiano Cooperatore come Salesiano che abita il mondo e la sua quotidianità. Oggi il lievito salesiano è chiamato ad operare in quel mondo in cui molti giovani non hanno ricevuto l’annuncio evangelico dalle famiglie o in tutte quelle situazioni in cui si rischia di essere divorati dal vuoto dell’avere tutto. L’Associazione è, pertanto, uno spirito salesiano vissuto dai laici che vivono nel mondo e che partecipano al carisma portando i loro doni con lo sguardo focalizzato sull’oggi e la santità del laico salesiano si raggiunge attraverso la sua azione nel mondo: è questa la sua dimensione evangelica.

Quattro i verbi che consentono ai Salesiani Cooperatori di essere lievito:

Il primo è guardare, per riconoscere dove la vita dei giovani fatica a lievitare, dove la speranza si spegne, e lasciarsi toccare da quello che si vede, come fece Maria.

Il secondo è ascoltare, avere il coraggio di intraprendere un cammino di ascolto profondo di Dio, di sé stessi, degli altri Cooperatori e di tutto il resto della Famiglia Salesiana. Ascolto che non pretendere subito di dire, ma che permane finché non si riconosce la voce dello Spirito che parla attraverso la realtà.

Il terzo verbo è scegliere e riguarda le priorità a cui dare l’attenzione nella missione, privilegiando non la quantità, ma la qualità della presenza.

Infine, l’agire, il lavorare come lievito nascosto e fecondo, ricordando sempre che non sono i Salesiani Cooperatori a salvare i giovani, ma è Cristo che opera nel loro cuore. Lavorare con umiltà, gioia, serenità, liberi dall’ansia di prestazione.

Proprio questo modo di lavorare è quello che ha caratterizzato lo svolgimento della tavola rotonda del pomeriggio, dove attraverso le figure e gli interventi di Noemi Bertola, Paolo Santoni, Roberto Lorenzini, Laura Gambassi e Angie Carolina Quintero, sono stati ripercorsi i passi dell’Associazione sulle orme di Don Bosco nei principali momenti che hanno caratterizzato alcuni eventi epocali della sua storia, quali la stesura del Progetto di Vita Apostolica e il cambio di denominazione da Cooperatori Salesiani a Salesiani Cooperatori.

È questa l’occasione per ripercorrere i punti di forza e di debolezza dell’Associazione lungo i diversi anni di servizio dei diversi ospiti. Le parole chiave che emergono dai diversi interventi vanno rafforzare l’intervento di Don Attard: comunione, animazione, formazione, laicità, progetto di vita.

In ciascuno di questi interventi l’Associazione prende vita nella storia, nello spazio delle diverse realtà, nelle famiglie che la compongono e che ne vengono toccate, nelle relazioni tra salesiani che si instaurano durante il servizio.

La tavola rotonda, però, è anche il momento per chiedere ai giovani quale Associazione vedono e si aspettano per il futuro e in questo senso torna più vivo che mai l’invito del Rettor Maggiore per i Salesiani Cooperatori: essere e lavorare liberi dalla nostalgia, per non essere prigionieri dalla paura; per non temere di entrare nelle nuove periferie; di essere piccoli, perché consapevoli che la fecondità è di Dio; di accettare di essere quel piccolo resto che è segno e portatore dell’amore di dio ai giovani.

Daniela Pettinao

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