Libano – Tra guerra e solidarietà: paura, sfollati e accoglienza nella casa salesiana di El-Houssoun
(ANS – El-Houssoun) – Nel giorno dell’Annunciazione del Signore, 25 marzo 2026, don Simon Zakerian, Superiore dell’Ispettoria “Gesù Adolescente” del Medio Oriente (MOR), ha diramato un comunicato in cui informa sulla situazione in Libano e sull’azione salesiana nell’accoglienza degli sfollati.
La guerra che continua
La guerra tra le forze armate israeliane e il gruppo Hezbollah continua a segnare profondamente la vita del Libano, aggravando una situazione già fragile e colpendo duramente la popolazione civile. Il Paese si trova oggi ad affrontare una crisi umanitaria di vaste proporzioni, mentre il conflitto incide non solo sulle infrastrutture, ma anche sul tessuto sociale e psicologico della popolazione.
Durante una conferenza stampa a Beirut, il Ministro della Salute Rakan Nassereddine ha parlato apertamente di emergenza: dall’inizio degli attacchi israeliani, oltre un milione di persone è stato costretto a lasciare le proprie case. Di queste, circa 126.000 hanno trovato rifugio in 589 centri collettivi, mentre molte altre sono state accolte da parenti o da comunità religiose. Parallelamente, il Ministro degli Affari Sociali Haneen Sayed ha riferito che centinaia di migliaia di cittadini si sono registrati sui portali ministeriali per ricevere assistenza. Secondo le autorità libanesi, aggiornate al 24 marzo 2026, il bilancio delle vittime ha raggiunto le 1.072, tra cui oltre 94 bambini, mentre i feriti sono più di 2.876. Dal 2 di marzo fino oggi, continua il calvario nel paese dei cedri!
Beirut e il sud sotto attacco
Le aree più colpite restano Beirut – in particolare la periferia sud e la zona di Dahiyah – insieme a numerosi villaggi del sud del Paese. I bombardamenti hanno danneggiato abitazioni, scuole e attività commerciali, costringendo migliaia di famiglie a vivere in condizioni di costante paura e precarietà.
Tra gli episodi più drammatici si ricorda la morte del sacerdote maronita Pierre Al Rai, ucciso mentre cercava di soccorrere alcune persone colpite da un bombardamento. Papa Leone XIV ha voluto ricordarlo sottolineando il significato del suo cognome, “Rai”, che in arabo significa “pastore”: un’immagine che ben descrive la sua scelta di restare accanto ai fedeli fino all’ultimo, “come un vero pastore con il suo gregge”.
La guerra psicologica
Accanto alla distruzione materiale, il conflitto sta generando una profonda crisi psicologica. Le scuole funzionano a intermittenza, molte attività economiche sono ferme e il futuro appare sempre più incerto. I giovani, in particolare, esprimono stanchezza e disillusione: ogni tentativo di tornare a una vita normale – riprendere gli studi, trovare lavoro, costruire una famiglia – viene continuamente interrotto da nuove escalation di violenza.
Una crisi che coinvolge tutta la regione
La guerra non riguarda soltanto il Libano. Nel Paese vivono numerosi rifugiati provenienti da Siria e Iraq, molti dei quali erano già fuggiti da precedenti conflitti. Negli ultimi dieci giorni, secondo diverse stime, oltre 110.000 siriani hanno lasciato il Libano per rientrare in Siria nel tentativo di sfuggire ai bombardamenti. Anche la comunità irachena, concentrata soprattutto a Beirut, vive nuovamente in uno stato di forte insicurezza.
Bambini e famiglie sotto pressione
Le esplosioni scandiscono la vita quotidiana, spesso durante la notte ma talvolta anche in pieno giorno. Bambini, insegnanti e famiglie sono tra i più esposti al peso di questa tensione continua. Sebbene tra le persone coinvolte nelle attività educative e comunitarie non si registrino feriti, cresce il bisogno di sostegno umano, educativo e psicologico.
La casa salesiana di El-Houssoun: un rifugio nella tempesta
In questo contesto drammatico, alcune realtà continuano a offrire un aiuto concreto. Tra queste, la casa salesiana di El-Houssoun, situata in una zona appartata del Monte Libano, rappresenta un punto di riferimento importante. Fin dalla sua apertura nel 1957, la struttura ha accolto persone in fuga dalla guerra.
Durante la guerra civile libanese, l’edificio fu occupato da miliziani e trasformato in centro di addestramento, ma allo stesso tempo rimase un rifugio per numerosi sfollati, alcuni dei quali vi rimasero anche dopo la fine del conflitto. Tornata alla gestione dei salesiani nel 1986, la casa ha riaperto le sue porte in diverse occasioni: nel 1989, 1990, 2006, 2024 e oggi, nuovamente, nel 2026.
Accoglienza senza distinzione
Negli anni, l’accoglienza si è fatta sempre più organizzata. Grazie alla collaborazione con istituzioni salesiane e organizzazioni internazionali, il sostegno offerto comprende non solo un alloggio, ma anche distribuzione di cibo, vestiti, medicinali, assistenza sanitaria e supporto psicologico.
Un’attenzione particolare è rivolta ai bambini e ai ragazzi, attraverso attività educative e ricreative pensate per aiutarli a elaborare il trauma della guerra. Dall’inizio di marzo, la casa ospita 116 persone provenienti dal sud del Libano, per lo più famiglie musulmane sciite. Molte di loro erano già state accolte durante il conflitto dell’autunno 2024 e sono tornate ricordando l’esperienza positiva vissuta.
Zeinab, 11 anni, racconta con semplicità e speranza:
“Nonostante la guerra ci abbia costretti a lasciare il nostro villaggio, qui, nella casa di Don Bosco, mi sento al sicuro e a mio agio. Questo posto mi mancava tanto. Chissà, se fosse possibile, sarebbe meraviglioso avere anche da noi una casa come questa, vicino alla nostra terra e alla nostra gente”.
Le sue parole esprimono con forza quanto sia prezioso offrire non solo un rifugio, ma un luogo che sappia restituire senso di famiglia e dignità.
Segni di speranza
In mezzo alla violenza, la solidarietà continua a rappresentare un segno concreto di speranza. Comunità religiose, educatori e operatori sociali lavorano per accompagnare le persone più fragili, offrendo aiuto materiale e vicinanza umana.
Un segno di attenzione è arrivato anche dal Nunzio Apostolico, Mons. Paolo Borgia, che ha visitato alcuni villaggi del sud del Libano per sostenere le comunità colpite, portando aiuti concreti e parole di incoraggiamento.
Per i Salesiani e i laici corresponsabili (CEP) del Libano, in particolare della comunità di El-Houssoun, accogliere gli sfollati è prima di tutto una scelta di fede, ispirata al Vangelo: “Ero forestiero e mi avete accolto”. In un contesto segnato dalla guerra, il gesto semplice di aprire una porta diventa così una forma concreta di resistenza alla violenza e un atto di fiducia nella possibilità di un futuro di pace.
Nel giorno dell’Annunciazione, si eleva infine una preghiera di speranza: chiedere l’intercessione di Maria affinché possa giungere presto un annuncio di pace, di accordo e di fine della guerra. Un desiderio condiviso da un popolo stanco, ma ancora capace di credere in un domani diverso.