Medio Oriente – L’impegno salesiano nella nuova fase d’emergenza: porte aperte e sostegno internazionale per la popolazione più vulnerabile
(ANS) – L’operazione militare avviata il 28 febbraio 2026 da Stati Uniti e Israele in Iran si è rapidamente estesa in altri Paesi della regione, coinvolgendo anche Libano, Siria e Terra Santa. Migliaia di famiglie stanno fuggendo dai bombardamenti, lasciandosi tutto alle spalle. I salesiani attivi in quei Paesi hanno di nuovo aperto le loro porte per accogliere la popolazione sofferente, così come da tutto il mondo le organizzazioni salesiane si mobilitano per raccogliere e far convergere i soccorsi.
L’impegno di “Missioni Don Bosco”
“Preoccupazione, sofferenza e smarrimento, sono le emozioni che ho percepito ascoltando la voce dei miei confratelli, don Simon da Beirut, don Emanuele da Gerusalemme e don Pier da Aleppo, che in queste ore si trovano in questo terribile teatro di guerra” testimonia don Luca Barone, Presidente di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana con sede a Torino.
“Sono voci di chi ama profondamente la propria gente, di chi è diventato un tutt’uno con quelle terre dove le case salesiane in queste ore diventano rifugio per chi scappa, riparo per ricevere cibo, medicine, casa per essere accolti, luogo di preghiera per trovare fede e consolazione. E io ho risposto ai miei confratelli che Missioni Don Bosco è qui a farsi voce per loro”.
La situazione nei diversi territori
In Terra Santa le scuole di Nazareth e Betlemme sono state chiuse e la popolazione è stata costretta a rifugiarsi. A Damasco, in Siria, la caduta di frammenti di razzi ha causato esplosioni nella zona di Jaramana, portando alla chiusura precauzionale del centro salesiano.
In Libano i raid hanno colpito Beirut, la valle della Bekaa e diverse aree del nord e del sud. Si contano già numerose vittime, feriti e decine di migliaia di nuovi sfollati, che si aggiungono a una situazione umanitaria già precaria. Le attività delle due scuole, del Don Bosco Technique e degli Angeli della Pace, sono state sospese.
In Libano, fin dalla prima ora i salesiani sono intervenuti per fornire prima accoglienza nelle case rimaste aperte, aiuto agli sfollati, a chi ha perso una casa, a chi cerca un posto sicuro. Come avvenuto durante la guerra del 2024, la casa salesiana di El Houssoun ha già accolto circa 116 sfollati, fra cui due neonati, una madre che ha appena partorito e dodici anziani. Molte di queste famiglie sono arrivate dopo un viaggio di 16 ore percorrendo 110 chilometri, a causa degli enormi ingorghi stradali causati dall’esodo di massa delle persone in fuga dai bombardamenti.
Al momento questo gruppo comprende anche 45 bambini scappati durante la notte dalle regioni meridionali. Quasi tutti gli sfollati si ritrovano senza vestiti ed effetti personali in una località dove le temperature scendono fino a 3 gradi durante l’inverno. “Dobbiamo garantire le condizioni di base a tutte queste persone: vestiti pesanti, cibo, acqua ed è su questo che ci stiamo concentrando”, racconta Joe Attalla, Direttore dell’opera di Don Bosco in Libano. Le famiglie sono arrivate al centro salesiano esauste e con pochissimi effetti personali, pertanto, la priorità è stata garantire condizioni dignitose fin dall’inizio.
“Le aule del centro sono state rapidamente trasformate in spazi accoglienti con materassi, coperte e kit di aiuti umanitari di base, ma abbiamo bisogno di aiuto. Gli sfollati necessitano di cibo, coperte, vestiti caldi e beni di prima necessità, soprattutto per i bambini e gli anziani” hanno testimoniato i coordinatori di questa risposta d’emergenza.
In questo contesto “Missioni Don Bosco” si è subito impegnata con una campagna specifica per trovare risorse con le quali garantire aiuti immediati alle persone sfollate, permettere il supporto psicologico ai più fragili e dare sostengo ai salesiani sul campo per poter affrontare questa ennesima emergenza nel miglior modo possibile.
Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.missionidonbosco.org