Polonia – L’omaggio del Presidente della Repubblica di Polonia ai martiri salesiani e a tutti i Figli di Don Bosco
(ANS – Cracovia) – Al termine della celebrazione eucaristica nella quale sono stati proclamati beati don Jan Świerc e i suoi otto compagni salesiani martiri, ha preso la parola il presidente della Repubblica di Polonia, on. Karol Nawrocki, il quale con un ricco e articolato intervento ha speso parole di grande considerazione e omaggio verso il contributo salesiano alla vita nazionale polacca.
“Non ci sono parole sufficienti per rendere l’idea della ricchezza di vita, del sacrificio, del coraggio e della prontezza a lottare per i propri valori dei nove Salesiani beatificati oggi”, ha affermato.
“Mi sono posto alcune domande e le rivolgo pubblicamente, in particolare a coloro che dubitano che la Polonia debba tenere in considerazione la dimensione dei valori cristiani. Se qualcuno nutre ancora dei dubbi, dovrebbe leggere le biografie dei nove salesiani oggi beatificati e rendersi conto di cosa significano i valori cristiani, cosa significano: l’amore, la misericordia, il servizio al prossimo e la disponibilità ai più grandi sacrifici di fronte all’ecatombe della Seconda Guerra Mondiale e ai due sistemi totalitari del nazismo tedesco e del comunismo sovietico” – ha sottolineato.
Ha indicato poi i nuovi beati come portatori del bene per tutta la nazione, specialmente per la gioventù polacca: “Il bene nato a Torino, grazie a Giovanni Bosco e incentrato su questi tre pilastri – religione, ragione e amore nell’educazione – raggiunse la Confederazione polacco-lituana alla fine del XIX secolo, quando la Repubblica di Polonia non esisteva ancora. Quattro dei nove salesiani nacquero nel XIX secolo e tutti e nove, alla loro nascita, non vivevano ancora nella Repubblica di Polonia, libera e indipendente (…) Eppure essi, pur pensando e servendo Dio, portarono tanto bene a una Polonia libera qui sulla terra”.
Poi ha descritto i martiri come persone eccezionali “anche in termini terreni! Perchè tra loro troviamo dottori in filosofia, uomini di grande cultura e competenza letteraria, poliglotti, persone di cui la Repubblica di Polonia aveva bisogno per fare del bene e diffonderlo non solo in Polonia, ma in tutto il mondo. E per questo, come Presidente della Repubblica di Polonia, sono profondamente grato ai martiri. Per il fatto che, pensando a Dio, hanno portato tanto bene alla nostra amata patria”.
Rivolgendosi ai Salesiani ha detto: “Desidero ringraziare i Salesiani per quella sensibilità che più volte ha salvato la Repubblica, per quella sensibilità che ci ha permesso di avere un Primate indomito – il Primate Hlond – che di fronte a due sistemi totalitari divenne il capo non solo della Chiesa cattolica, non solo del clero, ma rimase anche la speranza per il popolo polacco sofferente. Questa sensibilità ci ha dato anche il più grande uomo della storia del XX secolo, il Santo Papa Giovanni Paolo II – ne abbiamo sentito parlare durante la liturgia odierna – il quale ha più volte ricordato di essere stato plasmato per sei anni dalla sensibilità salesiana, ad esempio nella chiesa di San Stanislao Kostka a Cracovia, dove, del resto, fu per un breve periodo parroco uno dei beati di oggi – don Jan Świerc.
Questa sensibilità salesiana ha dato alla nostra patria, alla nostra comunità nazionale, grandi patroni e grandi figure della nostra storia – e per questo, Rettor Maggiore, cari Salesiani, cari sacerdoti, dal profondo del cuore, come Presidente della Polonia, vi ringrazio, esprimendo anche la mia gratitudine per il fatto che oggi questa sensibilità doni anche a me, in qualità di Presidente della Polonia – grazie al cappellano, il professor Jarosław Wąsowicz SDB – la sensibilità necessaria per il Palazzo Presidenziale. Dio vi benedica”.
Nel suo messaggio non poteva mancare un pensiero anche ai tanti giovani riuniti nel Santuario: “Uno dei martiri salesiani beatificati oggi – Karol Golda – un uomo nato a Tychy, che parlava quattro lingue e perse la vita per aver confessato un ufficiale delle SS tedesco, assassinato nel campo di concentramento tedesco di Auschwitz – aveva un motto di vita: così semplice, così prosaico. Ripeteva sempre: ‘Devo tendere verso l’alto; devo guardare il cielo, devo guardare verso Dio’. E potremmo tutti interpretare queste parole come una bella professione di fede, che ci rende consapevoli che qui sulla terra siamo solo per un istante. Non importa se siamo presidenti, se siamo cardinali, se siamo le persone più importanti della terra, siamo qui solo per un istante. E queste dispute, queste lotte, i nostri problemi, la nostra quotidianità, la croce che portiamo ogni giorno, passeranno quando, come Karol Golda, guarderemo verso il cielo”.
Quindi, ha proseguito ancora: “Come storico voglio anche dire che le parole di don Karol Golda erano anche un vaccino in quei tempi. Erano un vaccino di fronte a due sistemi totalitari che apparentemente non erano così simili tra loro, ma che nella lotta contro la fede, la religione e Dio si capivano perfettamente. Perché sia il comunismo sovietico che il nazionalsocialismo tedesco volevano distruggere ciò che c’è di più bello al mondo, ovvero i fondamenti dei valori e della fede cristiana.
In questo contesto, lo sguardo rivolto verso l’alto e l’aspirazione verso l’alto di tutti e nove i nostri nuovi beati hanno conferito a questo evento una forza straordinaria – la forza straordinaria di affrontare i sistemi totalitari e di ottenere infine la vittoria, alla quale abbiamo oggi il grande onore e l’immenso piacere di partecipare”.
In conclusione, il Presidente ha concluso: “Pregheremo invocando l’intercessione dei nove beati per il bene della Repubblica, dell’Europa e del mondo. Chiederemo loro di guidarci e li ringraziamo per aver sconfitto, sotto i nostri occhi, il sistema del nazismo tedesco con la loro fede, speranza, amore, misericordia e fedeltà ai valori cristiani. Sono con noi oggi e saranno con noi. Che Dio benedica la Polonia”.