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18 Giugno 2026
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Polonia – La ricca simbologia del quadro della Beatificazione di don Jan Świerc e dei suoi otto Compagni salesiani martiri

(ANS – Cracovia) – Il dipinto che abbiamo visto durante la beatificazione di don Jan Świerc, SDB, e dei suoi otto Compagni salesiani martiri (6 giugno 2026) è stato realizzato dai salesiani don Robert e don Leszek Kruczek, due fratelli gemelli che attualmente operano a Oświęcim. L’originale del dipinto sarà collocato nella chiesa salesiana di Santo Stanislao Kostka a Cracovia,…

(ANS – Cracovia) – Il dipinto che abbiamo visto durante la beatificazione di don Jan Świerc, SDB, e dei suoi otto Compagni salesiani martiri (6 giugno 2026) è stato realizzato dai salesiani don Robert e don Leszek Kruczek, due fratelli gemelli che attualmente operano a Oświęcim. L’originale del dipinto sarà collocato nella chiesa salesiana di Santo Stanislao Kostka a Cracovia, nel quartiere di Dębniki.

Il quadro

Il quadro è stato realizzato in olio su tela di lino e misura 195 x 270 cm. Le figure dei beati, raffigurate nel dipinto, sono ritratte negli ultimi anni della loro vita. Questa scelta è stata fatta per mostrare il loro aspetto al momento del martirio.

Nella parte inferiore del dipinto sono presenti elementi dello stemma della Congregazione Salesiana: un ramo di palma – che indica il martirio – e una foglia di alloro – che simboleggia la saggezza. Questi elementi sono destinati a diventare un premio per coloro che percorreranno fedelmente il cammino della vocazione salesiana.

L’ancora, la stella e il cuore simboleggiano le tre virtù teologali: speranza, fede e carità, presenti anche nello stemma salesiano. La speranza deve essere per il salesiano lo stimolo ad un’opera generosa e gioiosa a favore dei giovani. L’amore apostolico deve costituire la sintesi dello spirito salesiano e diventare la chiave per comprendere l’esperienza pastorale ed educativa di Don Bosco. Infine, la fede, indispensabile nell’opera educativa, deve condurre i giovani alla pienezza dell’umanità e alla santità evangelica. La stella, che nell’immagine è collocata sopra i beati, è anche il simbolo più antico della Madonna. Per la Congregazione Salesiana, è il simbolo di Maria Ausiliatrice, che nelle immagini è raffigurata con una corona di dodici stelle.

Accanto alla stella si intravede la sagoma dell’Istituto Salesiano di Oświęcim, e in particolare la sua torre coronata dalla statua di Cristo Salvatore con la croce. Questo ci ricorda che ciascuno dei nove Beati era legato alla Casa Madre dei Salesiani in Polonia, sia come allievo, aspirante o assistente, sia come insegnante o superiore di questa casa.

In basso, sulla destra, è raffigurato “un bosco”, che vuole richiamare la figura del fondatore della Congragazione Salesiana, san Giovanni Bosco, e precisamente il suo cognome; e dietro di esso le montagne, che simboleggiano le vette dell’eccellenza a cui i salesiani devono aspirare. L’intera immagine è attraversata da una croce tenuta da don Jan Świerc.

Sulla fascia è riportata la scritta: “Da mihi animas caetera tolle” (Dammi le anime, prenditi il resto). Questo motto accompagnò don Bosco agli albori della sua opera con i giovani bisognosi.

Nella parte inferiore del quadro, a sinistra, è raffigurato il crematorio di Auschwitz, simbolo della fine del martirio e dell’inizio della ricompensa eterna dei martiri sopra raffigurati.

Don Ignacy Antonowicz morì all’età di 51 anni. Nel dipinto è raffigurato con la Croce al Valore Militare, che ricevette in qualità di cappellano militare.

Don Franciszek Miśka, assassinato all’età di 43 anni, è raffigurato con un’ampolla battesimale, poiché battezzò il figlio di un soldato della Wehrmacht.

Don Ludwik Mroczek tiene in mano un catechismo, poiché per quasi tutta la sua vita sacerdotale ha insegnato con zelo la catechesi. È morto all’età di 36 anni.

Don Kazimierz Wojciechowski era un uomo molto energico, atletico e dotato di talento musicale. Tra le altre cose, dirigeva un’orchestra; per questo sul libro che tiene in mano sono visibili disegni che raffigurano i vari aspetti del suo impegno. Assassinato all’età di 37 anni.

Don Franciszek Harazim, assassinato all’età di 56 anni, è raffigurato nel dipinto con una copia aperta del mistero pasquale di cui era autore, spettacolo che per decenni è stato rappresentato nelle case salesiane.

Don Włodzimierz Szembek era considerato dalla popolazione locale un uomo virtuoso e molto devoto, come simboleggiano le mani giunte. Poiché proveniva da una famiglia di conti, sulla statua è raffigurato lo stemma della famiglia Szembek. Morì all’età di 59 anni.

Don Ignacy Dobiasz, tra le sue numerose attività sacerdotali, si distinse in particolare come eccellente confessore, riconciliando le persone con Dio; da qui la mano alzata e l’indice rivolto verso il cielo, direzione delle nostre aspirazioni. Fu assassinato all’età di 61 anni.

Don Karol Golda. Essendo poliglotta, padroneggiava perfettamente anche il tedesco, motivo per cui confessava i soldati tedeschi, cosa che all’epoca era proibita. Arrestato, nonostante le crudeli torture, non tradì il segreto della confessione, per cui fu assassinato. Nel dipinto, sul bordo della sua stola, c’è la scritta: «segreto della confessione». Il più giovane dei nove, aveva appena 27 anni quando morì.

E infine don Jan Świerc, 64enne, in quanto primo a versare il sangue da martire, guida l’intero gruppo. Nel dipinto tiene tra le mani una croce, elemento dello stemma salesiano, e con un dito indica il cuore, dal quale sgorgano due raggi che, per così dire, colorano l’immagine di due tonalità, il rosso e l’azzurro, analogamente ai raggi che escono dal cuore di Gesù Misericordioso nella visione di santa Faustina Kowalska.

Tutti i sacerdoti sono raffigurati con stola rossa, simbolo del martirio, su cui sono riportati i numeri di matricola dei campi di concentramento.

Dietro ai beati si intravedono le sagome di alcune figure, che simboleggiano quei salesiani che hanno subito anch’essi una morte martiriale durante la Seconda Guerra Mondiale, ma i cui processi di beatificazione, per vari motivi, non sono mai stati avviati.

Fiori

E ancora è significativa la simbologia del cesto di fiori, che durante la cerimonia di beatificazione anche è stato portato anche un cesto di fiori. L’inventore di questo è Michał Zdanowski, un exallievo salesiano di Cracovia-Nowa Huta, che descrive così la sua composizione: “Attingendo alla ricchezza di significati e simbolismi, nella composizione sono stati utilizzati fiori e foglie di colore rosso (gerbere e cordiline), a sottolineare la morte martiriale dei sacerdoti. Il simbolo della morte martiriale, ma anche della vittoria, è rappresentato dai ramoscelli di palma robelini”.

Questi nove fiori diversi, di vari colori, simboleggiano i nove nuovi Beati. Nove fiori diversi, perché “ognuno di loro era diverso”. Si trattava di: aglio bianco, delphinium blu, anthurium verde, orchidea cymbidium gialla, protea rosa, strelitzia arancione, ortensia bordeaux, astromeria color limone, gerbera rossa.

“La solennità della beatificazione dei Sacerdoti Martiri richiede, oltre al martirio, di sottolineare il sacerdozio, così strettamente legato all’Eucaristia. Questo significato simbolico è rappresentato dal grano disposto nella composizione. Si può quindi affermare che in questo cesto di fiori è racchiuso il simbolismo sia del martirio, sia del sacerdozio. L’infiorescenza slanciata della delphinium blu simboleggia il cielo, mentre nella floristica liturgica il colore rosa rappresenta la gioia”. 

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