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08 Giugno 2026
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Polonia – Solenne ringraziamento a Oświęcim dopo la Beatificazione di don Jan Świerc e dei suoi Compagni salesiani martiri

(ANS – Cracovia) – Esattamente il giorno dopo la beatificazione di don Jan Świerc e dei suoi otto compagni salesiani martiri, domenica 7 giugno 2026, Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani, si è recato presso la Casa Madre dei Salesiani polacchi, situata a Oświęcim, dove da oltre un secolo si sviluppa l’opera di San Giovanni Bosco in terra polacca.…

(ANS – Cracovia) – Esattamente il giorno dopo la beatificazione di don Jan Świerc e dei suoi otto compagni salesiani martiri, domenica 7 giugno 2026, Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani, si è recato presso la Casa Madre dei Salesiani polacchi, situata a Oświęcim, dove da oltre un secolo si sviluppa l’opera di San Giovanni Bosco in terra polacca. E il primo punto della sua visita non poteva che essere l’incontro con i rappresentanti dei giovani di tutte e sei le Ispettorie polacche – le quattro dei Salesiani di Don Bosco (SDB) e le due Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) –, insieme ai rappresentanti della Famiglia Salesiana. 

L’incontro con i giovani

Oltre 100 giovani si sono incontrati con Don Attard, in un appuntamento che ha dato l’occasione per parlare di questioni importanti e quotidiane, per scattare foto di gruppo e porre domande alle quali i giovani cercavano una risposta. Inoltre, l’XI Successore di Don Bosco ha ricevuto dai giovani un regalo speciale: una maglietta commemorativa della beatificazione.

I partecipanti

Successivamente, Don Attard ha concelebrato la Messa di ringraziamento per la beatificazione dei nove salesiani martiri nel Santuario di Maria Ausiliatrice – insieme a numerosi altri sacerdoti, non solo salesiani – presieduta dal Vescovo di Bielsko-Żywiec, Mons. Roman Pindel, e durante la quale ha anche pronunciato l’omelia.

Alla celebrazione hanno partecipato numerosi Salesiani di Don Bosco, Figlie di Maria Ausiliatrice, rappresentanti della Famiglia Salesiana, giovani ed exallievi salesiani provenienti da tutta la Polonia; ma c’erano anche i rappresentanti delle presenze salesiane in Germania, Slovacchia, Ungheria, Italia, Francia, Romania e altri Paesi; e autorità locali, tra cui Iwona Gibas, membro del Consiglio di Amministrazione della Regione della Małopolska, e Janusz Chwierut, Sindaco di Oświęcim, accompagnato dalla moglie.

L’omelia della Messa

“La storia di questi nove figli di San Giovanni Bosco non ha inizio nell’orrore di Auschwitz e Dachau, ma nel silenzio della preghiera, nell’umiltà del confessionale e nella totale fiducia in Dio, prima ancora che calasse l’oscurità” ha sottolineato nella sua omelia il Rettor Maggiore, indicando poi tre tratti fondamentali della spiritualità dei nuovi beati: il desiderio di conoscere Dio, la fede che matura nella sofferenza e la libertà del cuore capace di rispondere alla chiamata di Cristo.

Riferendosi alle parole del profeta Osea, ha sottolineato che il vero rapporto con Dio nasce dalla ricerca quotidiana e dalla perseveranza. “La fede non si improvvisa. Si costruisce nel corso degli anni, nel ritmo quotidiano della preghiera e dell’umiltà”, ha sottolineato. Così, ha aggiunto, i martiri salesiani hanno trovato la forza nel momento della prova, perché l’avevano cercata ogni giorno.

Ancora, ha evocato la figura del beato don Karol Golda – il più giovane dei nove martiri – e ha ricordato il suo desiderio giovanile di “aspirare all’alto”, che realizzava attraverso l’adorazione eucaristica, la frequente confessione e la lettura della Sacra Scrittura. Arrestato per aver amministrato il sacramento della riconciliazione a un soldato tedesco, “non era guidato dalla paura, ma dal desiderio di stare vicino a Dio”, ha sottolineato il predicatore.

Ha parlato del beato don Franciszek Harazim definendolo “un pilastro spirituale della Congregazione salesiana in Polonia”, che è rimasto fedele ai sacramenti fino alla fine. Morendo in un campo di concentramento, ha chiesto a un confratello di confessarlo e di assolverlo. “La confessione è stato il primo sacramento che ha imparato ad amare e l’ultimo che ha ricevuto”, ha sottolineato Don Attard.

Il Rettor Maggiore ha parlato della fede che matura nella sofferenza. Richiamandosi alla figura di Abramo nella Lettera ai Romani, ha ricordato che le prove non distruggono la fede autentica, ma la purificano e la rafforzano.

Parlando del beato don Jan Świerc, il più anziano del gruppo dei martiri, l’XI Successore di Don Bosco ha citato una testimonianza che descrive i suoi ultimi istanti. Il sacerdote pregava dicendo: “Gesù, abbi pietà di noi”, nonostante la brutalità dei suoi aguzzini. “La sua fede e la sua fiducia in Dio non lo hanno mai deluso”, ha sottolineato.

Ha ricordato anche il beato don Ignacy Antonowicz – dottore in teologia presso l’Università Gregoriana e veterano di guerra – che, dopo essere stato brutalmente picchiato ad Auschwitz, è rimasto agonizzante per quasi un mese nell’ospedale del campo. Eppure, “la fede non lo ha mai abbandonato”, ha sottolineato.

Il Rettor Maggiore ha riportato poi una testimonianza sul beato don Ludwik Mroczek. Un suo compagno di prigionia ricordava che le conversazioni con lui portavano conforto e speranza in mezzo all’inferno del campo. “La sua semplicità e la sua bontà rassicuravano le persone in mezzo a un mare di odio, sofferenza e amarezza”, ha citato don Attard. “Il campo non lo ha distrutto. In lui ne ha rivelato la verità”, ha aggiunto.

La terza dimensione della testimonianza dei martiri è stata – secondo Don Attard – la libertà del cuore. Richiamandosi al Vangelo della chiamata di San Matteo, ha sottolineato che seguire Cristo richiede libertà dalla paura, dall’egoismo e dall’attaccamento al mondo. “Dire ‘sì’ a Gesù non è una questione di emozioni momentanee, ma di una profonda convinzione del cuore”, ha sottolineato.

“I nostri martiri non predicavano dall’alto dell’ambone. Insegnavano con il proprio corpo, con le proprie scelte e con la quiete della preghiera, mentre il mondo gridava che Dio non esiste”, ha affermato Don Attard. Così, la loro testimonianza diventa oggi un invito a fare un esame di coscienza sulle proprie scelte, paure e convinzioni.

Al termine dell’omelia, Don Attard ha ricordato le parole di San Giovanni Paolo II del 1999 sulla luce di Cristo che risplendeva nelle tenebre dei campi di concentramento grazie alla testimonianza dei martiri. «”Non temiamo e lasciamo che questa luce risplenda oggi anche in noi”, ha esortato.

“Non siamo qui solo per ricordarli. Siamo qui per raccogliere la sfida della loro testimonianza”, ha affermato, chiedendo la grazia di conoscere Dio ogni giorno, il coraggio nell’ora della prova e di seguire Cristo “con il cuore libero, pieno di gioia e di speranza”.

La conclusione del Superiore di PLS

Il superiore dell’Ispettoria salesiana di Polonia-Cracovia (PLS), don Dariusz Bartocha, nel ringraziare tutti i partecipanti alla cerimonia, ha sottolineato la dimensione internazionale di questa celebrazione comune. E ha rivolto parole di particolare gratitudine alle famiglie dei nuovi beati: “Un tempo hanno affidato i propri figli alla famiglia salesiana, e oggi li hanno ritrovati nella famiglia dei santi”, ha affermato. Come ha sottolineato, la gioia per la beatificazione è un’esperienza condivisa da tutta la Famiglia Salesiana.

E ha ricordato che i nove martiri erano legati al santuario di Oświęcim e pregavano davanti all’immagine della Madonna del Soccorso, che a settembre sarà incoronata. “Questo ringraziamento doveva svolgersi proprio in questo luogo”, ha aggiunto. Al termine, si è rivolto ai giovani, incoraggiandoli ad avere coraggio nel discernimento della vocazione: “Forse qualcuno troverà nel proprio cuore la vocazione a diventare salesiano o salesiana. Questa grande famiglia conduce sulle vie della santità”, ha concluso.

Queste celebrazioni domenicali sono state un bellissimo e gioioso ringraziamento per la beatificazione dei nove martiri salesiani: don Jan Świerc, don Ignacy Antonowicz, don Ignacy Dobiasz, don Karol Golda, don Franciszek Harazim, don Franciszek Miśka, don Ludwik Mroczek, don Włodzimierz Szembek e don Kazimierz Wojciechowski.

Fonti: Diocesi Bielsko-Żywiec, Salesiani PLS

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