(ANS – Roma) – In un clima di festa semplice e di condivisione fraterna, si è svolta, nella serata di mercoledì 25 marzo 2026, la celebrazione del primo anniversario dell’elezione di Don Fabio Attard a Rettor Maggiore, avvenuta esattamente un anno prima a Torino-Valdocco, nell’ambito del Capitolo Generale 29° della Congregazione Salesiana. L’Eucaristia comunitaria con tutto il Consiglio Generale e i membri della comunità della Sede Centrale Salesiana è stata il cuore della serata, che ha trovato poi un naturale seguito nel successivo momento di festa salesiana.
Nella Messa della Solennità dell’Annunciazione del Signore da lui presieduta nella cappella della comunità, il Rettor Maggiore ha centrato il suo sguardo su Maria e sviluppato un continuo parallelismo tra la scena avvenuta a Nazareth oltre 2000 anni fa e quanto ogni giorno viene richiesto anche ai Salesiani di Don Bosco.
La riflessione di Don Attard sul “sì” di Maria: in primo luogo, “non temere”
L’XI Successore di Don Bosco ha pertanto dapprima inquadrato la scena dell’Annunciazione, osservando le prime parole rivolte a Maria dall’Arcangelo Gabriele: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30). Proprio quel “non temere” è la chiave di volta che apre ad una relazione feconda con Dio, da cui solo può poi discendere un’azione pastorale efficace.
“Come nella parabola dei talenti, la paura è il primo ostacolo alla missione. Non l’ignoranza, non la mancanza di risorse: la paura”. Anche ai salesiani può capitare oggi di essere spaventati, davanti alle novità del mondo moderno e al suo continuo modificarsi; potrebbe sembrare facile rifugiarsi nelle zone di comfort o ripetere schemi consolidati per paura dell’esito di un diverso atteggiamento. Ma proprio per questo l’esempio di Maria e l’invito dell’angelo sono di sprone a procedere con coraggio e fiducia nel Dio che continua a farsi presente e prossimo.
La grazia che precede ogni attività
L’analisi del Rettor Maggiore ha poi riguardato le parole immediatamente successive del saluto dell’arcangelo Gabriele: non temere, “perché hai trovato grazia presso Dio”. È proprio nella “grazia” che i salesiani – e con loro tutti quelli che vogliono aderire alla proposta di vita cristiana – possono trovare le loro radici spirituali in grado di dare linfa ad ogni loro azione.
“Questo è il cuore del mistero dell’Annunciazione, e credo il punto più importante per ciascuno di noi. C’è un rischio reale nella nostra vita che è quello di diventare molto bravi e generosi a lavorare per Dio, dimenticandosi gradualmente di stare con Dio – ha osservato con grande finezza Don Attard –. L’agenda si riempie, le attività si moltiplicano, i giovani da seguire aumentano. E a un certo punto ci si accorge, spesso con un senso di stanchezza profonda, che si stava costruendo su sabbia”.
Invece, il valore di ogni azione educativa, evangelizzatrice o di promozione sociale, ha aggiunto ancora il Successore di Don Bosco, non risiede nella “quantità dei miei impegni apostolici”, nel “numero dei documenti e incontri che porto avanti” e nemmeno “nell’efficacia e l’impatto delle mie attività” – ma nella grazia “gratuitamente offerta”.
“La fonte generatrice non si trova nel contenuto delle competenze, neanche da un carisma personale, ma da un’esperienza viva di Dio che mi precede, mi chiama ad abitare con Lui e in Lui” ha perfettamente sintetizzato.
Terzo passo: seguire la luce dello Spirito
Senza paura, fondati nella relazione d’amore gratuito e anticipatore di Dio, i salesiani sono infine chiamati a fare come Maria: accogliere in pienezza il progetto che Dio ha per loro. L’espressione “avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38) una delle più “dense” del Vangelo, ha affermato Don Attard, non implica sottomissione o rassegnazione, ma rappresenta “la libertà alla sua massima espressione, quella di chi sceglie di accordarsi con la volontà di Dio non perché non abbia alternative, ma perché ha capito che là, con Lui, e solo là è la vita”.
Una libertà però, che, richiede anche consapevolezza e responsabilità, e che per i Figli di Don Bosco “si traduce nel discernimento”, imparando a leggere i segni dei tempi e lasciandosi illuminare dalla luce dello Spirito che illumina la coscienza.
Ecco allora che Maria è per tutti i salesiani “icona del loro ‘sì’”, un “sì” non pronunciato una volta per tutte, ma ripetuto tante volte, anche quando “non capiamo completamente dove sta andando il mondo e talvolta perfino la nostra stessa vocazione”, ma si va avanti convinti che “c’è una Presenza che ci è stata promessa. E quella Presenza è sufficiente”.
La festa comunitaria con gli altri Salesiani
Nel prosieguo della serata Don Attard ha ricevuto l’omaggio festoso da parte dei confratelli della Sede Centrale Salesiana, con video celebrativi e canti espressione dell’internazionalità della Congregazione – un momento condiviso anche con il Consigliere Regionale per l’Africa Est e Sud, don Innocent Bizimana, che nello stesso giorno celebrava il suo compleanno.
Tra gli interventi più significativi, quello del Vicario del Rettor Maggiore, don Stefano Martoglio, che ha offerto una lettura intensa e affettuosa di questo primo anno di servizio. Con tono insieme profondo e familiare, ha parlato della “crescita evidente” di Don Attard nell’arco di questi dodici mesi, risignificando un neologismo scherzoso – “imboscarsi” – per descrivere il processo di assimilazione sempre più piena del carisma e della paternità spirituale del Fondatore che sta compiendo il Rettor Maggiore. Un cammino che, ha detto, è stato per tutti un “contemplare con stupore la grazia di Dio” all’opera nella sua persona. Don Attard, ha aggiunto, sta diventando sempre più “padre” per la Congregazione, in una trasformazione visibile e commovente per l’intera comunità.
Don Martoglio ha poi ripreso l’immagine della Congregazione come “un grandissimo stormo di uccelli” in volo: una comunità viva, talvolta anche vivace – “che magari si becca un po’ tra sé” – ma che sa riconoscere e seguire chi vola davanti indicando la direzione. In questo stormo, Don Attard è chiamato a guidare, con lo sguardo rivolto all’orizzonte che si apre davanti alla Congregazione, in un cammino che guarda con fiducia agli anni che conducono.
Nel prendere la parola, il Rettor Maggiore ha risposto con la consueta sincerità. “Ho paura. E un po’ ne ho ancora”, ha confidato, riconoscendo come una sana consapevolezza del proprio limite sia ciò che mantiene il cuore umile davanti al Signore: “La paura mi mette nell’atteggiamento di dire: ‘Signore, per favore, non lasciarmi’”. Ha ricordato con gratitudine i 15 monasteri di clausura che sostengono la Congregazione con la preghiera, segno concreto di un accompagnamento spirituale silenzioso, ma potente.
Don Attard ha poi espresso il suo profondo apprezzamento per il Vicario e per il Consiglio Generale, sottolineando come la comunione e la collaborazione reciproca siano fondamentali per il governo della Congregazione. Ha ringraziato la comunità della Sede Centrale Salesiana, definendola segno concreto dell’intera Congregazione, e ha ribadito con forza ciò che più volte richiama a tutti: il primato della vita spirituale, specialmente della preghiera, come punto di partenza irrinunciabile, da cui devono scaturire competenza, studio e ogni iniziativa. “Noi non siamo una società che organizza incontri – ha affermato – siamo il cuore, la mente e le mani della Congregazione”.
Infine, riprendendo il filo della meditazione sull’Annunciazione, ha rinnovato l’invito a non temere: “Non siamo qui perché l’abbiamo scelto noi. Siamo qui perché siamo stati scelti. Poi il Signore farà il resto”. Parole che hanno sigillato una serata vissuta nel segno della gratitudine, della fraternità e della fiducia nel cammino che continua.
A fondo pagina è disponibile in più lingue il testo dell’omelia di Don Attard.
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