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16 Aprile 2026
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RMG – Fine della Sessione Plenaria: chiamati a speranza e autenticità

(ANS – Roma) – Si è conclusa ieri, 16 aprile 2026, presso la Sede Centrale Salesiana, la Sessione Plenaria di Primavera del Consiglio Generale, iniziata il 9 marzo. Come da consuetudine, al termine dei lavori il Rettor Maggiore ha rivolto la “Buona Notte” alla Comunità della Sede Centrale, condividendo un bilancio dell’esperienza vissuta e alcune riflessioni spirituali e pastorali per…

(ANS – Roma) – Si è conclusa ieri, 16 aprile 2026, presso la Sede Centrale Salesiana, la Sessione Plenaria di Primavera del Consiglio Generale, iniziata il 9 marzo. Come da consuetudine, al termine dei lavori il Rettor Maggiore ha rivolto la “Buona Notte” alla Comunità della Sede Centrale, condividendo un bilancio dell’esperienza vissuta e alcune riflessioni spirituali e pastorali per il cammino della Congregazione.

La sessione, durata sei settimane – una in più rispetto alla programmazione ordinaria – ha incluso anche la settimana degli Esercizi Spirituali annuali, vissuti a Nemi. Nel suo intervento, il Rettor Maggiore ha anzitutto ringraziato i membri del Consiglio Generale, insieme ai collaboratori e alle collaboratrici, per il lavoro intenso e condiviso di questo periodo.

Una settimana segnata dalla “volontà di conversione”

Il primo pensiero del Rettor Maggiore è stato dedicato proprio agli Esercizi Spirituali, definiti “una settimana molto significativa”, vissuta nello spirito dell’Articolo 91 delle Costituzioni: la “volontà di conversione”.

Accompagnati da Don Pascual, i partecipanti hanno approfondito il tema “Ritrovare sé stessi”, accogliendo l’invito a mettersi in ascolto del proprio tempo. Un ascolto che – ha sottolineato – esige un cuore capace di uscire da sé, senza paura né esitazione: “Dilexit nos. Il cuore oltre l’ostacolo”.

In un contesto storico segnato da profonde tensioni e cambiamenti, il cammino pastorale salesiano appare spesso “controcorrente”. Per questo, ha affermato il Rettor Maggiore, è decisiva la sfida della speranza, intesa non come ottimismo ingenuo, ma come virtù teologale che plasma il cuore e dona senso e gioia alla missione.

Al centro di questa prospettiva sta il binomio inscindibile tra Vita Religiosa e Parola di Dio. Senza il Logos con la “L” maiuscola – la Parola di Gesù – rimane soltanto il logos umano, fragile e insufficiente. Per i Salesiani di Don Bosco, l’intimità con la Parola è nutrimento indispensabile e garanzia di equilibrio, tanto delicato quanto urgente.

Libertà interiore, sguardo evangelico e speranza operosa

Condividendo alcuni orientamenti offerti ai membri del Consiglio Generale, il Rettor Maggiore ha richiamato quattro atteggiamenti fondamentali:

– chiedere al Signore la grazia della libertà interiore, sostando nel silenzio alla sua presenza;

– guardare la storia con gli occhi di Gesù, lasciando che il cuore sia toccato dal suo Sacro Cuore;

– vivere la conversione come cammino segnato da una speranza radicata nella storia, da tradurre concretamente nel vissuto del Sistema Preventivo, quale forza critica capace di generare la civiltà dell’amore;

– fare in modo che la Parola di Dio sia fonte, alimento, luce e forza della vita personale e della missione, da “spezzare” poi per i giovani.

Solo dall’intimità con il Verbo fatto carne, ha ribadito, può maturare autenticamente la vocazione salesiana.

In un “cambio d’epoca”: essere informati e credibili

Nella parte conclusiva del suo mesaggio, il Rettor Maggiore ha allargato lo sguardo al contesto mondiale, definito un vero e proprio “cambio d’epoca”, segnato da conflitti e tensioni che interpellano profondamente la coscienza cristiana.

Di fronte a questa realtà, la Sede Centrale – ha affermato – non può limitarsi a commentare gli eventi. Ha quindi invitato i confratelli ad assumere due atteggiamenti qualificanti:

  1. Essere informati, studiando e comprendendo in profondità ciò che accade nel mondo, per poter aiutare le Ispettorie ad avere una visione globale e incarnare il carisma in contesti culturali sempre più complessi.
  2. Vivere con coerenza umiltà e povertà, insieme allo studio serio e all’accompagnamento delle Ispettorie, come scelte che rendono credibile il servizio del governo centrale.

“Come viviamo è ciò che comunichiamo”, ha ricordato. “E come viviamo parla più forte di quello che diciamo”. Da qui l’invito a custodire e promuovere alla Sede Centrale uno stile di vita povero e sobrio, senza compromessi.

I “martiri dell’alterità” e i Salesiani nei luoghi di frontiera

A conclusione, il Rettor Maggiore ha richiamato la testimonianza dei 19 martiri d’Algeria, tra cui i monaci di Tibhirine, definiti “martiri dell’alterità” per aver scelto di rimanere accanto al popolo algerino fino alla fine.

Riprendendo l’immagine suggestiva del dialogo tra un monaco e una ragazza del villaggio – “Noi siamo gli uccelli, voi siete l’albero” – ha sottolineato il valore della presenza fedele, capace di offrire riparo, protezione, futuro e speranza.

Oggi, ha ricordato, la Congregazione è presente in dieci luoghi particolarmente segnati da situazioni di conflitto e rischio, dove i Salesiani sono autentici “martiri dell’educazione e dell’evangelizzazione”. A loro va la vicinanza umana e spirituale di tutta la Congregazione.

La loro testimonianza – ha concluso – interpella tutti a vivere la vocazione salesiana con autenticità e senza compromessi, come “alberi” che custodiscono la speranza dei giovani.

Con questo invito alla conversione, alla speranza e alla coerenza della vita, il Rettor Maggiore ha affidato alla Comunità della Sede Centrale e a tutta la Congregazione il compito di continuare il cammino con rinnovata fedeltà al Vangelo e al carisma di Don Bosco.

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