RMG – “Li amò sino alla fine”. La Messa “in coena Domini” del Rettor Maggiore al Sacro Cuore di Gesù
(ANS – Roma) – Martedì 2 aprile 2026, Giovedì Santo, il Rettor Maggiore ha presieduto la Messa in coena Domini presso la Basilica salesiana del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio. Durante la celebrazione, concelebrata da tutto il Consiglio Generale e da molti dei Figli di Don Bosco della Sede Centrale Salesiana, Don Fabio Attard, concentrandosi sul Vangelo del giorno (Gv 13,1-15) ha sviluppato il tema “Li amò sino alla fine”, individuando in quelle pagine “tre movimenti che compongono un’unica sinfonia d’amore”.
La Lavanda dei Piedi, l’istituzione dell’Eucaristia e il fatto stesso che tutto questo abbia luogo nell’ora del tradimento e del fallimento umano sono stati i tre nuclei sviscerati dall’XI Successore di Don Bosco.
In primo luogo, egli ha sottoposto all’attenzione dei fedeli che gremivano la basilica salesiana l’atto di “umiltà abissale” della lavanda dei piedi, gesto solitamente riservato agli schiavi di più bassa categoria. Don Attard ha sottolineato come il gesto di Gesù, che si cinge l’asciugamano e si china sui discepoli, riveli il vero volto di Dio: un Dio che si abbassa. che serve e che abbraccia l’umanità ferita.
La naturale resistenza di Pietro, a ben vedere, rappresenta dunque la naturale ritrosia umana ad accettare che le proprie fragilità trovino cura. “Preferiamo presentarci a Dio con i piedi puliti, con le mani nette, con una vita ordinata. Ma Gesù non aspetta che ci puliamo da soli: viene a lavarci là dove siamo sporchi” ha commentato Don Attard.
Dopo l’abbassamento della lavanda dei piedi, che anticipa simbolicamente la croce, il secondo movimento è quello del dono sublime dell’Eucaristia, “la forma definitiva dell’Amore di Dio: non una memoria, ma una presenza; non un simbolo, ma il memoriale, il dono reale di sé”.
Nella circostanza il Rettor Maggiore ha sottolineato non solo la radicalità di questa consegna totale, ma anche la realtà simbolica del pane e del vino, elementi fragili in cui Dio accetta di risiedere per essere portato “nei luoghi più oscuri del mondo”, in una dinamica di perenne donazione.
Infine, Don Attard ha rimarcato un aspetto troppe volte poco sottolineato della scena dell’Ultima Cena, e cioè il paradosso che essa avvenga nel contesto che umanamente rappresenta un fallimento totale: Giuda è già deciso a tradire, Pietro, nonostante le buone intenzioni, lo rinnegherà, e gli altri discepoli, ad eccezione di Giovanni, lo abbandoneranno in massa.
Ma Gesù “Non aspetta discepoli migliori o un’umanità più degna. Non rimanda a quando le condizioni saranno favorevoli… Perché l’Eucaristia non è il premio dei giusti: è la medicina dei feriti”. Ed è proprio questa circostanza a rendere manifesto il vero valore dell’Eucaristia, che trasforma il fallimento in grazia “non perché ignori il male, ma perché lo trasfigura”.
Ecco perché, ha concluso Don Attard, l’amore “fino alla fine” del Signore è l’inizio di nuovi infiniti cammini possibili per tutta l’umanità.
La celebrazione è poi proseguita con il rito della Lavanda dei Piedi, durante la quale Don Attard ha lavato i piedi a 12 parrocchiani, rappresentativi di diverse categorie umane: due poveri, due giovani, due religiosi, due catecumeni, due ragazzi dei gruppi di catechesi e una coppia.
Infine, con la processione del Santissimo verso l’altare della reposizione, è iniziato il lungo tempo dell’adorazione e dell’accompagnamento del Signore verso la seconda tappa del triduo pasquale, la celebrazione della sua Passione e Morte nel Venerdì Santo, in vista della pienezza della Risurrezione nel giorno di Pasqua.
A fondo pagina è disponibile il testo dell’omelia di Don Attard.