RMG – San Giovanni Paolo II al “Sacro Cuore” di Roma e la memoria viva di Don Bosco
(ANS – Roma) – Domenica 29 novembre 1987, prima Domenica di Avvento, Papa Giovanni Paolo II compì una visita pastorale alla Basilica salesiana del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio a Roma. A distanza di quasi quarant’anni, quella visita rimane un momento di forte significato teologico ed ecclesiale: una rilettura papale della fondazione romana di Don Bosco alla luce dell’Avvento, della comunione e della missione. Quel giorno, Giovanni Paolo II collocò il Sacro Cuore nella più ampia storia della salvezza, nella vitalità del carisma salesiano e nella missione urbana della Chiesa nel cuore di Roma.
L’Avvento e il “Dio del continuo venire”
Predicando nella liturgia dell’Avvento, il Papa riflettè sul desiderio di Dio dell’umanità, facendo eco alla supplica del salmista: “Visita questa vigna”. Attingendo da Isaia, presentò Dio sia come Creatore, che modella l’umanità come argilla, sia come Colui che “va incontro” a coloro che praticano la giustizia. Con una frase suggestiva, descrisse il Signore come il “Dio del continuo venire”. L’umanità vive nella tensione tra il già e il non ancora: in Cristo, Dio è già entrato nella storia, ma la pienezza della Sua venuta è ancora attesa. La Chiesa quindi veglia nella storia.
Questa vigilanza non è passiva. Riprendendo il comando evangelico “Vegliate” (Mc 13,33), Giovanni Paolo II mise in guardia contro la “durezza di cuore” che porta le persone a vivere come se Dio non esistesse. La domanda essenziale che ha posto alla parrocchia era chiara: stiamo permettendo a Dio che viene di raggiungerci?
Sacro Cuore: l’ultima opera di Don Bosco
Dalla liturgia, il Papa passò alla memoria storica. Il Sacro Cuore, voluto da Leone XIII e costruito grazie alla dedizione di Don Bosco negli ultimi anni della sua vita, è più di una chiesa parrocchiale. È una chiesa centrale per la Società Salesiana e l’ultima grande opera di Don Bosco.
Giovanni Paolo II ne offrì una lettura simbolica della sua architettura. Dopo l’unificazione d’Italia, la chiesa venne allungata, un’immagine di fraternità che si estende orizzontalmente nello spazio e nel tempo. Più tardi, nel 1929, gli exallivi innalzarono l’edificio con la statua del Redentore, un’immagine di trascendenza verticale e della paternità di Dio.
Attraverso il mistero del Cuore di Cristo, il Sacro Cuore è chiamato ad essere una “casa di fratelli” perché è prima di tutto una “casa del Padre”. Il suo centro teologico definisce la sua missione pastorale.
Missione a un bivio
Situata vicino alla stazione Termini di Roma, la parrocchia si trova a un bivio di culture, speranze e sfide sociali. Già nel 1987, l’area circostante era caratterizzata da un movimento costante, migrazioni e complessità.
Il Papa descrisse la missione come “sublime e difficile”. La parrocchia era chiamata a servire il Cuore di Cristo cercando i cuori concreti presenti nel suo territorio. Liturgia, catechesi, pastorale giovanile e opere di carità non erano iniziative separate, ma espressioni di un’unica comunione missionaria, in armonia con la visione diocesana di una “comunità di comunione e missione”.
Egli incoraggiò i gruppi parrocchiali a non essere passivi, ma coraggiosi e creativi nel ricostruire il tessuto sociale con motivazioni profondamente umane e cristiane.
Fedeltà al carisma di Don Bosco
Particolare attenzione fu data alla vicinanza della stazione Termini, descritta come una “calamita” per le difficoltà sociali, ma anche per le opportunità di bene. Nessuna parrocchia poteva rispondere da sola, riconobbe il Papa, e lodò la collaborazione con le istituzioni diocesane e civili.
Tra le iniziative evidenziate vi erano il centro di accoglienza “Don Bosco” per giovani stranieri, l’assistenza alle persone emarginate, i comitati di quartiere, la pastorale delle comunità di migranti e il ministero costante e assiduo della confessione.
In queste opere concrete, Giovanni Paolo II riconobbe la continuità vivente del carisma di Don Bosco. L’apertura ai migranti, ai giovani in transito e ai poveri non era un adattamento alle circostanze, ma fedeltà all’identità salesiana. Il Sacro Cuore incarnava così la visione di una parrocchia come “comunione di comunità”.
Orizzonte mariano e responsabilità ecclesiale
La visita ebbe luogo durante l’Anno Mariano (1987-1988), proclamato in preparazione al Grande Giubileo del 2000. Il Papa affidò la parrocchia a Maria, invocata come Alma Redemptoris Mater, incoraggiando i fedeli a seguire il suo cammino di fede per rimanere vicini a Cristo, che continuamente viene incontro all’umanità.
A distanza di quasi quarant’anni, la visita del 1987 non è solo un ricordo nostalgico, ma un programma pastorale. Giovanni Paolo II rilesse la fondazione romana di Don Bosco come un segno teologico: il Cuore di Cristo che batte nel centro di una città inquieta.
La chiamata dell’Avvento risuona ancora: “Vegliate”, non lasciate che il cuore si indurisca, lasciatevi raggiungere dal Dio che viene continuamente. Il Sacro Cuore rimane un segno vivo, allungato nella fraternità, elevato verso la trascendenza e radicato nel Cuore che cerca ogni cuore umano.