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17 Febbraio 2026
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RMG – Una comunità in attesa del suo Vescovo: la parrocchia salesiana del Sacro Cuore aspetta Leone XIV

(ANS – Roma) – C’è grande fermento nella basilica parrocchiale “Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio”, di Roma per la visita pastorale che Papa Leone XIV si appresta a compiere domenica prossima, 22 febbraio 2026. La basilica, costruita da Don Bosco stesso su mandato di Papa Leone XIII, è da sempre affidata ai salesiani, che in questi giorni si…

(ANS – Roma) – C’è grande fermento nella basilica parrocchiale “Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio”, di Roma per la visita pastorale che Papa Leone XIV si appresta a compiere domenica prossima, 22 febbraio 2026. La basilica, costruita da Don Bosco stesso su mandato di Papa Leone XIII, è da sempre affidata ai salesiani, che in questi giorni si stanno preparando, insieme a tutta la comunità parrocchiale e al personale religioso e laico dell’attigua Sede Centrale Salesiana, per questo storico appuntamento in cui il Santo Padre, in qualità di Vescovo cittadino, verrà per conoscere da vicino la realtà di questa parrocchia.

Il programma della visita

Quando mancano solo quattro giorni all’arrivo del Santo Padre, tutti i momenti della sua visita sono ormai stati definiti nel dettaglio. Papa Leone arriverà all’opera salesiana alle 8:15 del mattino (UTC+1) e farà una prima sosta nel cortile della casa salesiana. Lì riceverà il saluto festoso di alcuni bambini e giovani e ascolterà alcuni interventi di presentazione della realtà parrocchiale.

Successivamente, dopo essersi preparato con i principali concelebranti in sacrestia, il Pontefice uscirà in processione su Via Marsala, e farà poi suo ingresso nella basilica dall’ingresso principale, per presiedere l’Eucaristia della Prima Domenica di Quaresima. Tra la cinquantina di concelebranti attesi ci saranno il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Fabio Attard, diversi altri membri del Consiglio Generale, i cardinali Baldo Reina, Vicario di Roma, e Giuseppe Versaldi, titolare della chiesa, Mons. Renato Tarantelli Baccari, Vicegerente della diocesi di Roma, il parroco e il Direttore della comunità della Sede Centrale Salesiana, rispettivamente, don Javier Ortiz e don Francesco Marcoccio.

Una volta officiata la liturgia, avrà un momento di raduno con il Consiglio Pastorale e la Comunità Educativo-Pastorale che anima la parrocchia e i tanti servizi ad essa associata – nell’ambito della catechesi, dell’animazione giovanile e della pastorale sociale con le tante realtà di bisogno che affollano il territorio parrocchiale, che insiste nella zona della Stazione Termini, la stazione centrale di Roma.

Prima di rientrare in Vaticano per la tradizionale recita dell’Angelus, il Santo Padre avrà ancora tempo per un dialogo fraterno con la comunità salesiana locale: un momento per ascoltare con attenzione le sfide pastorali e per sostenere e motivare con coraggio lo zelo apostolico.

La preparazione spirituale

Mentre tutta la struttura della Sede Centrale Salesiana inizia già a decorarsi e a trasformarsi per accogliere il Pontefice e le centinaia di persone che aspettano con impazienza questa visita, le comunità salesiana e parrocchiale hanno anche deciso di affiancare alla preparazione logistica quella del cuore.

Per questo motivo, da giovedì 19 febbraio fino a sabato 21 è programmato un triduo di preghiera finalizzato a far entrare tutti i partecipanti nel giusto clima di grazia. Il triduo intende fare memoria della storia della Basilica e del suo essere espressione viva della fedeltà di Don Bosco verso la figura del Santo Padre (uno dei suoi tre “bianchi amori”, insieme all’Eucaristia e alla Madonna).

Nella prima giornata si farà memoria dell’affidamento dell’incarico di costruzione della Basilica che Papa Leone XIII diede nell’aprile del 1880 a Don Bosco: “Il desiderio del Papa per Don Bosco è un comando – ebbe a dire in quell’occasione il Santo dei Giovani –. Accetto l’incarico che Vostra Santità ha la benevolenza di affidarmi”.

Nella seconda giornata verrà ricordata l’opera della Provvidenza che, anche attraverso la mediazione del Pontefice, ha incoraggiato e sostenuto moralmente e praticamente l’effettiva costruzione dell’opera. Come quando, dopo circa un anno, nell’aprile del 1881 il peso della fatica e le difficoltà economiche cominciavano a farsi sentire, e il Papa, consegnando a Don Bosco 5mila franchi, invocò una speciale su tutti i Salesiani Cooperatori e i benefattori dell’impresa.

Nel terzo e ultimo giorno del triduo, infine, si commemorerà la devozione filiale di Don Bosco, che pure ormai indebolito e stanco per tanti sacrifici e impegni non rinunciò ad essere presente alla Consacrazione della chiesa. “Voglio che venga – gli aveva fatto comunicare Leone XIII –. Scrivetegli che se non viene, non gli firmo il passaporto pel paradiso”. Così Don Bosco ebbe buon gioco a convincere anche i suoi Figli spirituali che da Torino volevano dissuaderlo a compiere un simile viaggio, osservando: “Vedete bene che è anche mio interesse andar a prendere un documento così prezioso e di cui avrò bisogno certamente e fra non molto”

Il significato della visita di Leone XIV

La visita del Santo Padre Leone XIV alla basilica salesiana del Sacro Cuore di Gesù è la seconda visita pastorale che Papa Prevost compie nel territorio della sua diocesi da quando è salito al Soglio di Pietro e fa parte di un percorso di cinque domeniche consecutive, iniziato domenica scorsa, 15 febbraio, con il quale Leone XIV avrà un primo assaggio della realtà pastorale della sua diocesi visitando tutti e cinque i Settori in cui essa è divisa.

Inoltre, dando seguito all’approccio utilizzato dal suo predecessore Francesco nelle sue 20 visite compiute nelle chiese di Roma, Leone visiterà tutte realtà “di periferia”. L’unica delle cinque chiese che, geograficamente, non appare periferica è proprio quella salesiana; ma, a ben vedere, anch’essa lo è, nella misura in cui è chiamata a confrontarsi con fenomeni di gentrificazione sempre più estesi e con una realtà sociale di grande bisogno.

Essa sorge in un punto nevralgico di Roma, un quartiere cosmopolita, luogo di transito, dove tutti arrivano e da cui tutti partono; conta poco più di 2.500 residenti, in prevalenza anziani, dato che il tessuto urbano è dominato da uffici, alberghi e negozi; e nel suo territorio sopravvivono anche oltre 160 senza fissa dimora, senza considerare quelli già accolti nell’ostello della Caritas diocesana.

“La nostra è una realtà impegnativa, ma autenticamente salesiana: impegnata con i giovani e le persone più bisognose, con una varietà di proposte spirituali e sociali – ha commentato da parte sua il parroco, don Ortiz –. Siamo felici di accogliere nella nostra casa il Santo Padre, a 12 anni dalla visita di Papa Francesco: come salesiani siamo sempre vicini e in ascolto della voce del Pontefice, vogliamo fargli conoscere nel dettaglio la nostra parrocchia e attendiamo da lui parole di speranza e d’incoraggiamento per la nostra missione”.

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