Spagna – Le parole ispiratrici di Papa Leone XIV verso tutti: politici, vescovi, vittime di abusi, devoti mariani e comunità cattolica di Madrid
(ANS – Madrid) – È stata caratterizzata da impegni di alto profilo istituzionale la terza giornata del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna, con un incontro con il Primo Ministro e il discorso tenuto ai parlamentari, al mattino, prima del raduno con i vescovi spagnoli, nel pomeriggio. Al tempo stesso, non sono mancati momenti dal carattere più pastorale e spirituale, come l’incontro privato con alcune vittime di abusi, la visita di preghiera e omaggio alla Vergine dell’Almudena e l’incontro con la comunità diocesana madrilena.
Ad aprire le attività della lunga giornata di lunedì 8 giugno 2026 per Papa Leone è stato proprio il colloquio di una ventina di minuti con il Presidente del Governo Spagnolo, Pedro Sanchéz Pérez-Castejón, ricevuto dal Pontefice in vaticano proprio pochi giorni prima del suo viaggio. I temi del colloquio sono rimasti privati, ma in occasione del primo incontro tra i due, lo scorso 27 maggio, la Sala Stampa vaticana aveva annotato sia “questioni di comune interesse, quali la necessità di favorire un dialogo proficuo tra la Chiesa locale e le Autorità governative, nonché tra le varie componenti della società civile, basato sul rispetto reciproco e volto alla promozione del bene comune”; sia “temi di carattere internazionale, con speciale riferimento alle ripercussioni dei conflitti nel mondo, alle migrazioni, all’importanza del multilateralismo e del rispetto del diritto internazionale, nonché all’urgenza di un impegno costante a sostegno della pace”.
Successivamente, il Santo Padre ha raggiunto il Congresso dei Deputati, sede della vita istituzionale, giuridica e democratica del Paese, per l’Incontro con i membri del Parlamento spagnolo. Davanti a circa 500 tra parlamentari e senatori, Leone XIV – primo Successore di Pietro a cui è stato conferita tale opportunità – ha intrecciato un lungo discorso che ha tenuto sempre al centro la dignità umana, quale bussola di riferimento per qualsiasi azione politica.
Tanti i temi da lui toccati: dalla pace, non solo come “aspirazione politica” ma come “vera e propria esigenza morale”; alla sicurezza, che nasce “dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra”; dalla famiglia, “fondamento naturale della comunità” e “scuola di umanità” in cui si impara “la grammatica elementare della convivenza”; ai pericoli della “cultura dello scarto” – citando Papa Francesco – che spesso toccano gli individui più fragili: la vita nascente, gli anziani e i migranti.
“Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza”, ha affermato il Papa. “Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona”.
Che al tempo stesso, parlando del fenomeno migratorio, ha invocato un approccio molteplice, in grado di “offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione” per quanti emigrano; e promuovere, al tempo stesso, “il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica”.
Infine, alzando lo sguardo verso i dipinti che adornano l’Aula delle Sessioni, alcuni dei quali evocano il Vangelo, il Successore di Pietro ha ribadito che “i poveri appartengono pienamente alla comunità”, “lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità” e “mai la vita umana può essere trattata come una merce”.
Nel pomeriggio, incontrando i Vescovi della Conferenza Episcopale Spagnola, Leone XIV ha esortato a proseguire il cammino sinodale intrapreso e ad aprirsi al dialogo con tutti, attraverso un “processo di ascolto profondo” volto a “riconoscere la voce di Dio che parla attraverso la comunità ecclesiale”, in un processo che sappia coniugare “prudentemente libertà e coraggio”.
Ancora, ha invitato i presuli a creare realtà capaci di comunicare la propria esperienza di fede e a fare comunione, sanando le fratture e accompagnando il Popolo di Dio, specialmente avendo attenzione per quanti “vivono momenti di oscurità” e per “coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero”.
Prima di terminare il suo discorso, il Pontefice ha additato in “san Giovanni d’Ávila, patrono del clero spagnolo” e del quale quest’anno si ricorda il quinto centenario dell’ordinazione presbiterale, quella “vita sacerdotale che ogni vescovo è chiamato a custodire e a far crescere nel proprio presbiterio”.
E proprio per dare concretezza alle sue parole di attenzione verso tutti e i più feriti, in particolare, presso la Nunziatura Apostolica a Madrid che lo ha ospitato in queste prime giornata del viaggio apostolico, il Santo Padre ha avuto un dialogo privato di circa un’ora fatto di ascolto e vicinanza con sei persone che hanno subito abusi da parte del clero, le quali hanno presentato alcune proposte “per rendere più efficace la risposta della Chiesa a casi così drammatici”.
Nella penultima tappa della sua lunga giornata, pregando dinanzi alla Vergine dell’Almudena, presso la cattedrale di Santa María la Real de la Almudena, Leone XIV ha ricordato il “crollo miracoloso” dell’anfratto in cui era stata nascosta la statua di Maria per preservarla durante la dominazione araba, che tornò così a essere venerata al suo popolo, e l’ha interpretato come una metafora valida ancora oggi: il mondo non deve limitarsi a puntellare o ignorare le barriere, ma essere disposto ad aprire spazi per ristabilire possibilità e “intravedere l’orizzonte”.
Infine, nell’incontro con la comunità diocesana di Madrid, nello stadio del Real Madrid, “Santiago Bernabeu”, Leone XIV ha dialogato con i cristiani della città, chiedendo loro provocatoriamente se “ciò che siamo e operiamo come cristiani” arrivi al cuore della città. Per questo, ha esortato a “imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione”, confidando che “si può tornare alla fede o conoscerla per la prima volta in età adulta”.