Spagna – Prosegue a Barcellona il viaggio di Papa Leone XIV
(ANS – Barcellona) – Dopo il ringraziamento ai volontari che a Madrid hanno accompagnato le prime tre giornate del suo viaggio apostolico, nella mattinata di martedì 9 giugno 2026 il Santo Padre Leone XIV ha raggiunto con un breve volo aereo Barcellona, per iniziare la seconda tappa della sua visita. Apice degli appuntamenti del giorno è stata la veglia di preghiera con 40mila giovani presso lo Stadio Olimpico “Lluís Companys”.
Nell’incontro di Leone XIV con i 17mila che hanno offerto il loro tempo per la visita nella capitale spagnola, il Pontefice ha ascoltato le voci di gratitudine di chi si è impegnato per la buona riuscita di tutto; come quella di Mercedes, che ha ringraziato la Chiesa per averla sostenuto nei momenti peggiori e gioito nei migliori, e di Nuño, che ha sintetizzato il servizio del volontariato osservando che quando si dona il meglio di sé stessi, questo “non si consuma, ma cresce”.
Parole che hanno trovato perfetta eco nell’intervento dell’Arcivescovo di Madrid, il Cardinale José Cobo Cano, che nella circostanza ha rimarcato che l’“amore nascosto” di chi serve sia la manifestazione attraverso cui il Vangelo tocca il cuore della città: “La Chiesa vive quando serve, quando si dona e quando lo fa unita, guardando insieme verso lo stesso orizzonte missionario”.
Successivamente il Papa ha preso l’aereo dall’Aeroporto internazionale “Adolfo Suárez” di Madrid e ha raggiunto la Capitale della Comunità Autonoma della Catalogna, Barcellona, in un volo durante il quale è stato anche invitato dall’equipaggio nella cabina di volo per osservare dall’alto la Basilica della Sagrada Familia – lo stesso Leone XIV inaugurerà in questo viaggio l’ultima e più alta torre, quella di Gesù – e nel quale ha scherzato sulla sua presenza “vestito di bianco”, il colore del Real Madrid, nella città che storicamente tifa per la compagine “blaugrana”.
Appena giunto nella città catalana, Leone XIV ha pregato l’Ora Media nella cattedrale cittadina; e, commentando nell’omelia la Lettera ai Corinzi di San Paolo, ha chiesto alla Chiesa diocesana di essere membra armoniose del corpo di Cristo: “Lavorare insieme e donarsi senza riserve” come “un unico popolo” è stato il suo invito.
“La Chiesa è frutto di un atto d’amore che la precede e che viene da Dio, e cresce anzitutto lasciandosi amare da Lui, unita, con cuore umile e grato, perché solo chi si lascia amare da Dio può costruire, con gli altri, le opere dell’amore” ha affermato Leone XIV nella sua riflessione. Aggiungendo, poi, come un’esortazione per tutti: “In un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una società sempre più frammentata e individualistica, vogliamo essere ‘martiri’, cioè testimoni e profeti, di unità, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce”.
Dopo la recita della preghiera, scese le scale verso la cripta della cattedrale, il Papa si è soffermato in piedi per qualche minuto di raccoglimento davanti alla tomba di Sant’Eulalia, una delle sante più amate della Spagna e della città capoluogo della Catalogna.
Nel pomeriggio, presso la casa arcivescovile di Barcellona il Papa si è dedicato anche ad un incontro più familiare, ritrovandosi “in un clima affettuoso e amichevole” con un gruppo di religiosi e religiose della famiglia agostiniana provenienti da diverse parti della Spagna – tra cui anche i suoi confratelli della comunità internazionale che svolgono il loro servizio pastorale nel problematico quartiere ‘Raval’ della metropoli catalana.
Ma non sono mancati anche incontri di tipo più istituzionale, come quelli con il Presidente della Comunità Autonoma Catalana, Salvador Illa i Roca, o con i 200 partecipanti all’“Incontro Mediterraneo MED26” dedicato alla “costruzione della pace” nel Mediterraneo, in corso in questi giorni a Barcellona, cui ha rivolto alcune parole di gratitudine e incoraggiamento, esortando a viaggiare, in senso geografico e spirituale, per raggiungere quei porti dove gli uomini e le donne attendono la buona notizia.
Infine, in serata, il momento più atteso, la veglia di preghiera con i giovani. Dopo alcune esibizioni giovanili, Leone XIV ascolta tre testimonianze significative (sul vuoto di una vita priva di uno sguardo spirituale, sulla depressione e sulla violenza familiare), e risponde a ciascuna con un’iniezione di fiducia: il mondo crea anestetici per la coscienza, ma l’inquietudine che si genera non è un male, anzi, va coltivata, perché può accompagnare alla scoperta di Dio.
Allo stesso modo, il Pontefice nota quanto la salute mentale sia in pericolo nelle società più avanzate e invoca “un sistema sanitario che includa tra le sue priorità questo malessere invisibile e generalizzato, che colpisce anche i giovani”, e comunque incoraggia a “confidare in Lui con perseveranza”, perché, come diceva Papa Francesco “con Dio, la vita rinasce sempre”.
Infine, di fronte al mistero del male e della violenza, che fa nascere nel cuore la domanda “dov’è Dio?” di fronte a tutto questo, il Santo Padre ribalta la questione: “Dobbiamo chiederci “dov’era Dio” o dobbiamo interrogarci sull’uomo e sull’umanità? (…) Se esiste la violenza, se trionfa l’egoismo, se persino l’amore tra familiari si trasforma in odio, dobbiamo porci alcune domande su noi stessi, sulle dinamiche della nostra società, sulla cultura dell’individualismo, sulla tentazione della violenza, e non su Dio”.
Così, con un breve passaggio anche in catalano – che ha reso felici i 40mila presenti – Leone ha consegnato ai giovani un messaggio di speranza, che invita a non considerare le come cadute definitive ma come “occasioni per togliere le maschere che indossiamo”.