Vaticano – 2025 – 8 maggio – 2026: un anno con Papa Leone XIV
(ANS – Città del Vaticano) – Papa Leone XIV celebra l’8 maggio 2026 il primo anniversario dell’elezione al Soglio petrino. A un anno da quella data, il pontificato di Robert Prevost si presenta come fortemente segnato dal tema della pace, dalla diplomazia internazionale e da una missione pastorale orientata alle periferie del mondo. Questo primo anniversario chiude 12 mesi intensi, scanditi da viaggi apostolici, incontri diplomatici, interventi pubblici e riforme nella Curia romana.
L’elezione di Robert Francis Prevost, primo Papa statunitense della storia, aveva inaugurato una nuova fase nella vita della Chiesa. Nato a Chicago, ma profondamente legato al Perù, dove ha vissuto oltre vent’anni come missionario e vescovo, Leone XIV si è presentato fin dal primo affaccio dalla Loggia delle Benedizioni come pontefice della pace. Nel discorso inaugurale la parola “pace” è ricorsa più volte, anticipando quello che sarebbe diventato il filo conduttore del pontificato.
Durante il primo anno, il Papa ha moltiplicato gli appelli contro la guerra, denunciando la violenza dei conflitti contemporanei e indicando nel dialogo l’unica strada possibile. Parallelamente agli appelli pubblici, il Pontefice ha promosso una diplomazia discreta ma costante, definita da lui stesso un lavoro “dietro le quinte”, per favorire mediazioni e aperture negoziali.
Anzi, di fronte alle critiche ricevute proprio per il suo impegno per la pace, anziché per la benedizione di questa o quella fazione, Leone XIV ha evitato lo scontro politico, ribadendo più volte la propria identità di “pastore” e non di uomo politico, chiamato esclusivamente ad annunciare il Vangelo.
Tra i momenti centrali del primo anno figurano i grandi viaggi internazionali. Il più impegnativo è stato quello africano – che ha affermato volesse fosse il suo primo – che ha toccato Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. In ciascuna tappa il Pontefice ha affrontato temi specifici: la convivenza religiosa in Algeria, il dramma della guerra separatista in Camerun, le disuguaglianze economiche in Angola e la dignità dei detenuti in Guinea Equatoriale. Ovunque Leone XIV ha insistito sulla necessità di pace, giustizia sociale, tutela dei diritti umani e valorizzazione dei giovani africani, indicati come risorsa decisiva per il futuro del continente.
Altro viaggio simbolicamente rilevante è stato quello in Turchia e Libano, realizzato anche nel solco del desiderio espresso da Papa Francesco. A Nicea il Pontefice ha partecipato alle celebrazioni per i 1.700 anni del Concilio che lì ebbe luogo, rafforzando il dialogo ecumenico con il patriarca Bartolomeo. In Libano, invece, ha incontrato una popolazione segnata da crisi economica, conflitti ed emigrazione, offrendo immagini destinate a restare emblematiche del pontificato: la preghiera silenziosa davanti al porto devastato di Beirut e l’abbraccio con migliaia di giovani a Bkerké.
E non va dimenticata neanche la tappa nel Principato di Monaco – primo Pontefice a recarvisi. In uno stato piccolissimo e polo internazionale di lusso e benessere, il Santo Padre ha dato testimonianza del Buon Pastore che non trascura nessuna pecora del suo gregge – né la ferita e la malata, né la grassa e la forte (cfr. Ez 34,16) – pur richiamando senza sconti la necessità di un’equa distribuzione dei beni.
Importanti sono stati i tanti appuntamenti che hanno scandito l’Anno Santo della Speranza, aperto da Francesco e concluso da Leone XIV nel gennaio 2026: tutte occasioni per manifestare vicinanza e portare speranza e misericordia ai diversi gruppi sociali. Momento culminante è stato il Giubileo dei Giovani, che ha portato oltre un milione di ragazzi a Roma. Nelle catechesi e negli incontri pubblici il Papa ha invitato le nuove generazioni a superare superficialità e isolamento digitale, costruendo relazioni autentiche e orientando la propria vita verso ideali alti e verso Cristo.
Nel magistero di Leone XIV ritorna con forza anche la denuncia contro il riarmo e il commercio delle armi. In più occasioni il Papa ha definito “diabolica” la spirale della violenza, criticando la corsa agli armamenti e le politiche fondate sulla paura. La pace, ha ripetuto, non può essere costruita attraverso il dominio della forza ma soltanto mediante giustizia, fiducia reciproca e dialogo.
Il dialogo rappresenta infatti una delle parole chiave del pontificato, non solo nei rapporti internazionali ma anche all’interno della Chiesa. Leone XIV ha affrontato i dibattiti ecclesiali legati alla liturgia, invitando a evitare polarizzazioni e a trovare soluzioni inclusive per i fedeli legati al rito antico, nel rispetto delle indicazioni conciliari.
In questa prospettiva si inserisce anche il primo Concistoro del gennaio 2026, convocato per avviare un metodo fondato su collegialità, ascolto e confronto. I cardinali sono stati chiamati a riflettere soprattutto sui temi della sinodalità e della missione evangelizzatrice, in continuità con l’eredità di Papa Francesco.
Numerosi sono stati i richiami del Pontefice alla questione migratoria. Leone XIV ha utilizzato parole molto dure per denunciare il trattamento riservato ai migranti, spesso ridotti, secondo lui, a “spazzatura” o trattati “come animali”.
L’attenzione agli ultimi è stata ribadita nella prima esortazione apostolica, “Dilexi te”, dedicata al servizio dei poveri e alla denuncia delle ingiustizie economiche e sociali. Nel documento il Papa affronta temi come l’economia che uccide, la violenza contro le donne, la malnutrizione e l’emergenza educativa, chiedendo una trasformazione profonda delle strutture che generano esclusione.
Accanto alla dimensione sociale, Leone XIV ha proseguito il cammino ecumenico, cercando di superare le divisioni tra Cristiani che lui stesso ha definito “scandalose”, e l’impegno per il Creato, un impegno vissuto come atto di giustizia verso i popoli e di rispetto verso Dio creatore.
Senza dimenticare che il primo anno del pontificato è stato caratterizzato anche da una serie di riforme e nomine interne alla Curia romana, e modifiche negli organismi vaticani e cambiamenti volti orientati a conseguire a una maggiore responsabilità condivisa nella gestione economica della Santa Sede.
Dopo dodici mesi, emergono già alcune direttrici chiare del pontificato: la centralità della missione evangelica, la diplomazia per la pace, l’attenzione alle periferie e ai poveri, il dialogo dentro e fuori la Chiesa. I prossimi anni, con nuovi viaggi internazionali e la futura enciclica, definiranno ulteriormente il profilo di un Papa che ha scelto di presentarsi anzitutto come “pastore del mondo”.