Nel suo nuovo libro, Pit stop per lo spirito. Riflessioni religiose, edito da Salvatore Sciascia, don Giuseppe Costa – salesiano, docente universitario di Comunicazione e già direttore delle editrici LEV e SEI – propone una raccolta di riflessioni spirituali maturate nel contesto di omelie e ritiri.
L’autore ci invita a intraprendere un cammino interiore scandito dai tempi dell’anno liturgico, offrendo al lettore una guida concreta, ma profonda, capace di parlare al cuore con chiarezza e intensità. Attraverso uno stile accessibile e coinvolgente, don Costa affronta tematiche centrali della fede cristiana, presentandole non come verità statiche ma come occasioni sempre nuove per interrogarsi, approfondire, lasciarsi trasformare.
Il testo non è un trattato sistematico, né un’opera di alta teologia accademica. Eppure, proprio grazie alla sua forma essenziale, alla limpidezza del dettato e alla pacata autorevolezza dello sguardo, il volume offre un’intensa proposta di riorientamento e un invito sobrio ma incisivo alla ricerca di senso. La metafora del “pit stop”, già evocata nel titolo, allude a quella sosta necessaria che ogni cammino richiede: una pausa per lasciarsi rifornire interiormente. Sono riflessioni brevi, che non pretendono di spiegare Dio, ma di invocarlo, frammenti narrativi che si offrono come luoghi di ascolto e di attesa.
La struttura del volume si presta perfettamente ad accompagnare la meditazione personale e comunitaria, mantenendo saldo l’invito a una “fede operativa”, incarnata nella storia e nei segni dei tempi.
Il volume si apre con un capitolo dedicato al tempo di Natale, letto come tempo dello Spirito, partendo dal Prologo del Vangelo di Giovanni. L’autore afferma: “La riflessione dell’uomo su Dio non è mai scontata e finita. Se Dio abita nella storia, anche il credente deve fare lo stesso percorso”. È un invito a non separare mai la vita concreta dalla ricerca spirituale.
Il secondo capitolo rappresenta in un certo senso il vertice del volume, e approfondisce il tema della preghiera, come esperienza personale e comunitaria. Qui Don Costa tocca corde delicate e reali e smaschera le derive moralistiche o utilitaristiche, restituendole la sua natura originaria: dialogo vivo con il Mistero, relazione affettiva e radicale affidamento. “Per chi ha pratica di impegno pastorale e di direzione spirituale è facile rendersi conto che il numero dei fedeli in difficoltà nel loro rapporto con Dio è crescente. Ci si lamenta del silenzio di Dio alle tante richieste della preghiera”.
Ne nasce una riflessione ampia, che spazia dal Padre Nostro alla preghiera condivisa ai Salmi, che “dovremmo recitarli non come composti dal profeta ma da noi stessi, quale nostra preghiera personale”, scrive l’autore, per imparare ad abitare la notte, la solitudine, la lode, il ringraziamento. Infino alla preghiera condivisa. “Pregare è anche un esercizio ad un continuo camminare verso Dio, ma lungo questo cammino spirituale il cuore si dilata e noi sperimentiamo la preghiera come sollievo, come un interiore gioia d’amore” aggiunge ancora don Costa.
Il terzo capitolo ruota attorno all’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus, trasformato in una vera e propria mappa per la vita spirituale. I passaggi chiave — ricerca, cammino, dialogo, caduta, ospitalità, condivisione — vengono illuminati anche da riferimenti letterari e artistici, rendendo il testo particolarmente ricco e suggestivo.
Gli ultimi due capitoli sono dedicati alla speranza e allo Spirito Santo, cuore pulsante della proposta cristiana.
Don Costa scrive: “Essere pellegrini della speranza non riguarda l’acquisizione di una professionalità, ma la scoperta che senza la soggettività storica dell’uomo non ci sarebbe una realtà storica, né ecclesiale né sociale”. Una visione della fede saldamente radicata nel reale, ma spalancata alla trascendenza. Lo Spirito viene descritto attraverso immagini vivide – l’acqua, il fuoco, il vento, la luce – che ne esprimono l’energia trasformante: “Lo Spirito si comunica a noi come forza potente e soave che ci investe e ci attira a Dio Trinità, alla fonte dell’eterno amore, facendoci compiere il movimento di ritorno a colui dal quale proveniamo”.
In definitiva, Pit Stop per lo spirito è una bussola spirituale, un invito ad abitare il tempo con lo sguardo rivolto all’eterno, senza smettere di camminare nel presente. Un’opera adatta tanto ai credenti in ricerca, quanto a chi desidera ritrovare una direzione spirituale concreta, profonda e mai scontata.



