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25 Marzo 2026
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Sierra Leone – Il Paese in cui Don Bosco è sinonimo di giovani salvati

(ANS – Freetown) – Continua a raccontare pagine significative del suo primo viaggio missionario da Presidente di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino, don Luca Barone. Dopo la tappa liberiana, la sua spedizione del mese scorso l’ha portato a conoscere la Sierra Leone, uno degli Stati africani con la più alta densità di popolazione e i più…

(ANS – Freetown) – Continua a raccontare pagine significative del suo primo viaggio missionario da Presidente di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino, don Luca Barone. Dopo la tappa liberiana, la sua spedizione del mese scorso l’ha portato a conoscere la Sierra Leone, uno degli Stati africani con la più alta densità di popolazione e i più alti tassi di mortalità infantile del pianeta. Nella capitale Freetown, costantemente caotica, è impressionante il numero di bambini e bambine che vivono in strada, schiavi nel mondo della prostituzione e del ricatto.

“Quattro comunità salesiane lavorano in contesti di autentica frontiera per far gustare a questi giovani la bellezza di passare dal ‘ricatto’ al ‘riscatto’: accoglienza, lavoro sulla strada e nel carcere, nelle scuole, parrocchie, oratori e centri giovanili… Qui Don Bosco è sinonimo di giovani salvati” testimonia. 

“I giorni corrono in fretta, lavoriamo sodo in questi giorni di incontri – prosegue don Barone –. Vediamo, tocchiamo, sentiamo quello che i benefattori con la loro generosità concedono ai missionari salesiani di realizzare. Ho chiaro che i fondi destinati alle missioni hanno nomi, volti, storie, cure mediche, istruzione, cura, nascite andate a buon fine di ragazzine rimaste incinta dopo violenze e soprusi, sogni di ragazzi di strada che vogliono farcela”.

A viaggio concluso, nella testa e nel cuore del Presidente di Missioni Don Bosco “rimangono tre storie che mi hanno trasformato”.

“La prima è un nome: Idrissa, 17 anni, di cui tre vissuti in strada. Poi l’incontro con Don Bosco, la sua salvezza, una casa con persone che si curano di lui. Sta imparando la meccanica d’auto, sogna di fare l’ingegnere meccanico e gioca a calcio con la potenza della vita. Ma non è questo che fisso nella mia memoria, bensì il modo con cui non perde di vista un movimento e una parola di don Piotr Wojnarowski, il missionario che oggi è il Direttore del grande e prezioso ‘Centro Don Bosco – Fambul’ di Freetown. È il suo eroe, è colui che lo ha accolto e salvato ed è diventato il modello di identificazione del suo voler diventare adulto, è il papà da guardare e da cui imparare”.

“Da grande vorrei essere un uomo come lui”, conferma infatti il giovane a don Barone.

Seconda fotografia: la statua ricomposta della Sacra Famiglia che campeggia nel Centro Terapeutico di Fambul. Era arrivata grazie a dei volontari polacchi ad ottobre 2025: fortemente attesa, al momento dello sballaggio si scoprì che nel viaggio si era frantumata. “Tristezza generale, ma poi ad uno dei ragazzi del Centro venne un pensiero – riprende don Barone –: ‘questa statua è come la nostra famiglia, e come la nostra storia: a pezzi, ma possiamo riattaccarla!’ Ed ecco accettata la sfida: i volontari e i giovani decisero di incollare la statua e ricomporla. È stato un lavoro molto faticoso, ma ora è un capolavoro in cui non si nascondono le ferite e i pezzi mancanti, ma campeggia sotto la grotta davanti alla quale ogni sera i giovani prima andare a dormire si ritrovano per affidare la loro storia, la loro vita e le mani generose di chi permette loro di ricomporla”.

Terza fotografia: l’ultima Messa celebrata prima di ripartire dalla città di Lungi. Durante la celebrazione, nel caldo estremo della giornata, don Barone sente come se la stola che indossava “si stesse ‘incollando’ alla pelle. Ho colto che il Signore mi stesse ricordando proprio in Africa che il mio sacerdozio è esattamente questo: lasciarmi incollare sulla pelle le persone e le loro situazioni e consegnarle al Suo altare perché la sua storia di salvezza diventi anche la loro, anche attraverso me”.

Per questo, a conclusione del suo viaggio, il Presidente della Procura Missionaria salesiana torinese può così tirare le fila: “Alla fine il viaggio ti rimanda indietro, ma tu non sei più lo stesso. Il viaggio ti insegna a non fermarti, perché ciò che devi e puoi convertire, migliorare, decidere di te e del mondo è infinitamente più vasto di quello che pensi, ed il bene che c’è e puoi fare non fa rumore, ma sostiene l’universo. Ed ogni vita salvata è una vittoria del bene sul male!”.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.missionidonbosco.org 

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