Polonia – Verso la beatificazione di don Jan Świerc e suoi Compagni, salesiani polacchi martiri: la testimonianza di Papa Giovanni Paolo II

(ANS – Cracovia) – Mentre prosegue la preparazione spirituale alla cerimonia di beatificazione dei salesiani martiri della Seconda Guerra Mondiale, non si può tralasciare la testimonianza del cardinale Karol Wojtyła, il futuro Papa Giovanni Paolo II, cresciuto nella parrocchia di Dębniki a Cracovia, dove i salesiani sono presenti dal 1918.

Nel libro Dono e mistero, Giovanni Paolo II scrisse: “Non posso, infatti, omettere di ricordare un ambiente e, in esso, un personaggio da cui in quel periodo ricevetti veramente molto. L’ambiente era quello della mia parrocchia, intitolata a San Stanislao Kostka, a Dębniki, in Cracovia. La parrocchia era diretta dai Padri Salesiani, che un giorno furono deportati dai nazisti nel campo di concentramento. Rimasero soltanto un vecchio parroco e l’ispettore della provincia, tutti gli altri furono internati”.

Anche in occasione del 50° anniversario della Parrocchia salesiana, come Papa inviò una lettera molto personale, nella quale scrive: “È la seconda parrocchia, dopo quella di Wadowice, in cui ho scoperto e approfondito il mistero della Chiesa, quella speciale comunità del Popolo di Dio che ha origine dall’amore del Padre… Anche lì, tra la comunità della Parrocchia di Dębniki, la mia vocazione sacerdotale è maturata fino in fondo e si è realizzata”.

Sono giunte fino a noi anche altre due testimonianze che sottolineano l’importanza e il significato di questo luogo: “È risaputo che gli anni decisivi della mia vita li ho trascorsi in una certa parrocchia salesiana, la parrocchia di San Stanislao Kostka a Cracovia… Ho anche visto con i miei occhi otto, dieci salesiani che venivano portati al campo. La maggior parte di loro ha trovato la morte (…) nel campo, durante la guerra. Quindi tutto questo ha un qualche legame e, venendo qui, nei luoghi dove è nato il movimento salesiano, rivivo l’esperienza vissuta durante il mio incontro con i salesiani, con Don Bosco, attraverso quei sacerdoti che sono andati tutti in campo di concentramento. Volevano che uno di loro gettasse a terra e calpestasse il rosario; non obbedì, e così fu torturato a morte.

Quindi, se una persona, anche se è il Papa, non può liberarsi dai rapporti personali, da ciò che ha vissuto in prima persona. Devo dire che una parte significativa, anzi la parte decisiva della mia vita, l’ho vissuta insieme ai salesiani nella parrocchia da loro gestita. E lì ho trovato anche l’ambiente, le persone che mi hanno aiutato a convertirmi – non nel senso di un ritorno alla fede, ma di ritrovare la vocazione” (Giovanni Paolo II, Parole private rivolte ai cardinali, ai vescovi del Piemonte e ai salesiani, durante la sua visita a Torino-Valdocco, il 3 settembre 1988).

La seconda testimonianza è l’omelia pronunciata nella chiesa salesiana di Dębniki: “Non dimenticherò mai quel giorno in cui voi parrocchiani, specialmente noi giovani, riuniti attorno ai nostri sacerdoti, venimmo a sapere che tutti o quasi tutti i sacerdoti della parrocchia di Dębniki e dell’Ispettoria salesiana erano stati arrestati e, poco dopo, deportati in un campo di concentramento. Proprio come padre Massimiliano Maria Kolbe. E la maggior parte di loro non è più tornata da lì. Conserviamo i loro nomi nella memoria e nel ricordo. Alcuni hanno lasciato questo mondo con la fama di santità”.

Il sacrificio della vita compiuto allora dai salesiani è diventato il fermento di undici nuove vocazioni, nate proprio da quell’ambiente. Tra queste, anche la vocazione di Karol Wojtyła. Egli stesso ne parlava così: “Ricordo quei tempi anche in modo molto personale. Sono convinto che alla vocazione sacerdotale, alla quale sono giunto proprio in quel periodo e qui in questa parrocchia, abbiano contribuito le preghiere e i sacrifici dei miei fratelli, delle mie sorelle e dei pastori di alloraEssi hanno pagato non solo con la buona parola, non solo con il nobile esempio della loro vita, ma anche con il sacrificio del sangue martiriale” (30 gennaio 1972, omelia in occasione del 25° anniversario del sacerdozio).

Sebbene sia difficile stabilire con certezza se Karol Wojtyła abbia preso la decisione di diventare sacerdote quando fu testimone dei tragici eventi che coinvolsero i salesiani arrestati e deportati nel campo, le testimonianze conservate, specialmente le parole sulla conversione in senso vocazionale, lasciano supporre che questa decisione, così significativa per lui, sia stata presa sotto l’influenza di quell’evento.

Di certo aveva un contatto molto stretto con i salesiani che prestavano servizio a Cracovia. Viveva in una casa a 600 metri dalla chiesa e ogni giorno, prima di andare al lavoro, partecipava in quella chiesa alla Messa e alla preghiera privata, mentre il Servo di Dio don Ignacy Dobiasz, nel febbraio 1940, celebrò il funerale di suo padre.

[Gallery Missing] Folder not found: wp-content/uploads/images/PLS - GP II a Debniki - Beatificazione Jan Swierc e compagni 2026

Related News​

Torna in alto
This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.