(ANS – Dimapur) – La comunità salesiana di Dimapur piange la scomparsa di don Job Kallarackal, morto a Dimapur lo scorso 11 aprile 2026, a 78 anni di età. Ricordato per aver avviato le missioni cattoliche nell’Arunachal Pradesh e per aver suscitato vocazioni tra le popolazioni indigene, nel corso della sua vita ha toccato il cuore di innumerevoli persone.
Ad annunciare la sua morte è stato don Joseph Pampackal, Superiore dell’Ispettoria salesiana “San Francesco di Sales” di India-Dimapur (IND). “Con profondo dolore, vi informiamo della triste scomparsa di don Job Kallarackal, deceduto alle ore 2.50 dell’11 aprile 2026”, ha scritto l’Ispettore in un comunicato ufficiale. Alle sue parole ha fatto seguito il cordoglio di tutta la comunità ispettoriale, che ha voluto ricordare come don Kallarackal abbia vissuto una vita all’insegna del coraggio, della dedizione pastorale e di una visione dell’educazione che ha trasformato le popolazioni tribali in tutto lo Stato di frontiera.
Don Kallarackal sarà ricordato come uno dei primi missionari ad aver aperto la strada alla Chiesa cattolica nell’Arunachal Pradesh, in un periodo in cui il cristianesimo era soggetto a restrizioni in quella regione.
Si è adoperato per fondare scuole, ostelli e cappelle nei villaggi, garantendo ai bambini delle tribù l’accesso all’istruzione e opportunità di crescita. La sua missione non riguardava solo l’evangelizzazione, ma anche l’emancipazione delle comunità attraverso l’alfabetizzazione, l’assistenza sanitaria e il miglioramento delle condizioni sociali.
Mons. George Pallipparambil, SDB, vescovo di Miao, ricordando il suo compagno di missione, ha affermato: “Don Job Kallarackal è stato un vero pioniere. È arrivato in Arunachal quando la Chiesa stava ancora cercando di trovare un punto d’appoggio. Il suo coraggio e la sua semplicità hanno conquistato la fiducia della gente, e la sua visione dell’istruzione ha gettato le basi per la dinamica presenza cattolica che vediamo oggi”.
Oltre alla sua missione pionieristica, don Kallarackal era anche un predicatore di ritiri molto richiesto. Le sue omelie e le sue conferenze spirituali erano note per la loro profondità, semplicità e capacità di collegare le Scritture alla vita quotidiana. Ha infatti guidato ritiri per sacerdoti, religiosi e fedeli laici in tutta l’India nord-orientale e all’estero, lasciando un’impronta spirituale duratura sui tanti partecipanti, che hanno trovato in lui sia una guida, sia un compagno nel loro cammino di fede.
Don C.C. Jose Champarathy, di Itanagar, un altro salesiano che ha condiviso con lui il percorso missionario, ha ricordato come don Kallarackal fosse più di un semplice missionario. “Era una figura paterna per innumerevoli giovani – ha sottolineato – Credeva nella promozione delle vocazioni autoctone, e molti sacerdoti e suore oggi fanno risalire la propria vocazione proprio al suo incoraggiamento e al suo esempio”.
Oggi, l’eredità di don Kallarackal continuerà a vivere nelle istituzioni che lui stesso ha contribuito a costruire, nei ritiri che ha predicato e nelle comunità che ha servito. Il suo spirito pionieristico continuerà senza dubbio a ispirare i salesiani e i laici che portano avanti la missione nell’Arunachal Pradesh.
Il cattolicesimo è entrato in questo Stato dell’India attraverso i giovani che hanno abbracciato la fede mentre studiavano nelle scuole salesiane in Assam e in altri stati nord-orientali.
A quel tempo, il cristianesimo e l’attività missionaria erano proibiti nell’Arunachal Pradesh, ma nonostante questo i primi cattolici e catechisti resistettero alle restrizioni e alle persecuzioni, mantenendo salda la loro fede e proclamandola nei villaggi.
Il seme della fede mise radici sotto la guida di missionari come don Kallarackal, il cui spirito lo portò oltre i confini e nei villaggi dell’Arunachal Pradesh occidentale.
Verso la fine del XX secolo, poi, il cristianesimo è cresciuto rapidamente nello Stato, passando da meno dell’1% della popolazione nel 1971 a oltre il 30% nel censimento del 2011. Le stime attuali collocano la cifra addirittura al di sopra del 40%.
I cristiani si sono diffusi principalmente tra le tribù indigene attraverso il lavoro missionario, l’istruzione e il cambiamento sociale.
La Chiesa cattolica romana è quindi la denominazione più numerosa, con circa 180.000 membri, seguita da significative comunità battiste.
