(ANS – Malabo) – Era il lontano 1982 quando per la prima volta un Pontefice metteva piede in Guinea Equatoriale: a 44 anni di distanza, Leone XIV vi ha fatto ritorno, nella quarta e ultima tappa del suo viaggio apostolico in Africa.
Risalendo verso l’Europa, dopo la punta più meridionale del suo viaggio, l’Angola, il Santo Padre è arrivato in Guinea Equatoriale, piccola enclave cattolica e ispanofona tra Camerun e Gabon, dove è atterrato alle ore 11:31 locali all’aeroporto internazionale ed è stato accolto dalla consueta cerimonia di benvenuto.
Dopo la visita al presidente della Repubblica, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il Papa ha incontrato le autorità locali del Paese, che conta meno di 2 milioni di abitanti e che è segnato da profondi squilibri: ha, infatti, un Pil Pro Capite tra i più elevati del continente, ma in verità la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi e la maggior parte della popolazione sopravvive in condizioni di estrema povertà e di emarginazione, con meno di un dollaro al giorno.
Davanti a questa realtà il Pontefice ha consegnato un messaggio netto e diretto: “La proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli”.
Il suo messaggio ha scosso ancora una volta le leadership a non compromettersi in scelte e azioni di morte e di distruzione ambientale. “In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia”, ha ripetuto il Pontefice.
Lo sviluppo, ha sottolineato Leone – perfettamente in sintonia con l’eredità di Papa Francesco che esattamente un anno fa lasciava questa terra –, non deve minare il rispetto per la giustizia e il diritto. “Ogni essere umano può apprezzare l’antichissima consapevolezza di vivere sulla terra come di passaggio. È fondamentale che avverta la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio” ha ribadito ancora.
Infine, il Successore di Pietro ha scandito un altro richiamo netto: “È compito inderogabile delle autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali”.
E in tal senso Leone ha rassicurato anche che il sostegno della Chiesa non mancherà mai, a fronte di iniziative di reale progresso: “Nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro”.
Successivamente, dopo il trasferimento e il pranzo in forma privata presso la casa arcivescovile, il Vescovo di Roma si è recato al Campus Universitario a lui dedicato – “Papa León XIV” – dove ha incontrato il mondo della cultura, incoraggiando le università a promuovere un progresso solidale attraverso una formazione integrale.
L’indicazione che Leone XIV ha lasciato a docenti e allievi è stato quello a non misurare la qualità educativa attraverso “l’apparenza del successo”, come il numero di laureati, ma a guardare piuttosto ai frutti di “intelligenza” e “servizio”.
E se il sapere può essere accostato all’immagine di un albero – con “radici profonde”, la “solidità del suo tronco” e l’”ampiezza dei suoi rami” – è auspicabile che si tratti dell’albero della Croce, ben piantato nella verità, e non di quello della conoscenza del bene e del male, che deviò per sempre Adamo ed Eva verso “un’intelligenza che non cerca più di corrispondere alla realtà, ma di piegarla alle proprie misure” ha osservato ancora Papa Prevost.
L’ultima tappa è stata la visita agli operatori e agli assistiti dell’ospedale psichiatrico “Jean-Pierre Olié”: “Dio ci ama come siamo” è stato il messaggio che il Pontefice ha voluto dare nel suo saluto ai presenti, esprimendo, da una parte, il dolore per le persone ricoverate, le loro famiglie e le loro ferite “visibili” e “invisibili” e, dall’altra, l’ammirazione nel vedere quanto viene fatto presso l’opera per “servire la vita umana”. “Una casa di cura come questa – afferma – può diventare un segno della civiltà dell’amore”
La giornata si è conclusa con un incontro privato seguito dalla cena, sempre presso la casa arcivescovile, con i vescovi della Guinea Equatoriale.



