Italia – “Gesù non evita i luoghi difficili”: con la Messa solenne si conclude la visita del Rettor Maggiore a Vallecrosia

(ANS – Vallecrosia) – Si è conclusa domenica 8 marzo 2026, nella chiesa di Maria Ausiliatrice gremita di fedeli, la visita di Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani e XI Successore di Don Bosco, a Vallecrosia, in occasione dei 150 anni di presenza salesiana nella città.

Dopo due giornate intense e partecipate – segnate dalla presentazione del volume commemorativo, dal conferimento della cittadinanza onoraria e dalla consegna delle chiavi della città, oltre a numerosi incontri con le autorità civili, religiose e con la comunità locale – il momento culminante è stato affidato alla celebrazione eucaristica, cuore della spiritualità salesiana.

 L’intera comunità si è stretta attorno al Successore di Don Bosco: Salesiani, parrocchiani, giovani, famiglie, autorità civili e militari hanno riempito la chiesa, testimoniando un legame che, da un secolo e mezzo, continua a plasmare il volto educativo e sociale di Vallecrosia.

L’omelia: «Gesù non evita i luoghi difficili»

Nel corso dell’omelia, don Attard ha proposto una profonda riflessione sul Vangelo dell’incontro tra Gesù e la donna samaritana al pozzo. Ha richiamato anzitutto un dettaglio significativo: per un giudeo non era normale attraversare la Samaria, terra considerata ostile. Eppure Gesù sceglie proprio quella strada.

«Gesù non evita i luoghi difficili – ha sottolineato – Non sceglie solo le strade comode o le situazioni facili. Va proprio là dove ci sono divisioni, diffidenze, muri». Ancora più sorprendente è il dialogo con una donna samaritana, in un tempo in cui simili incontri pubblici erano culturalmente impensabili. Gesù si presenta stanco, assetato, vulnerabile. Non come un eroe, ma quasi come un mendicante: «Dammi da bere».

Da qui l’invito a non fuggire le situazioni complesse, le periferie esistenziali, le fragilità personali e sociali. «Spesso siamo tentati di evitare ciò che è complicato. Ma il Vangelo ci dice che anche quei luoghi devono essere abitati. Anche lì Dio vuole incontrare le persone». I doni ricevuti – la gioia, la serenità, la fede – non sono proprietà privata, ma responsabilità da condividere. «A volte basta poco – ha detto –: un piccolo secchio d’acqua può cambiare il mondo».

La donna, inizialmente diffidente, si lascia coinvolgere dal dialogo. Dopo l’incontro con Gesù lascia la sua anfora e corre in città. Diventa testimone. Non proclama certezze assolute, ma condivide un’esperienza: «Venite a vedere…». «In fondo – ha aggiunto il Rettor Maggiore – siamo tutti un po’ come la samaritana: persone ferite, imperfette, ma capaci di incontrare Gesù».

Da qui il richiamo diretto alla responsabilità educativa: «Noi tutti salesiani abbiamo una grossa responsabilità: prendere sul serio il nostro rapporto con Gesù e il Vangelo, perché nella misura in cui lo prendiamo sul serio comprendiamo davvero Don Bosco». Don Bosco, ha spiegato, non ha fatto altro che tradurre il Vangelo nella concretezza della vita quotidiana, attraverso ragione, religione e amorevolezza, creando ambienti di empatia, serenità e accoglienza per i giovani. «Il mio augurio – ha concluso – è di essere luoghi di gioia e di speranza, e che i giovani rimangano sempre amati dall’amorevolezza salesiana. Perché l’amore è l’essenza stessa di Dio».

Il messaggio del Sindaco: «Il Palazzo comunale è aperto ai giovani»

Al termine della celebrazione, il sindaco Fabio Perri ha espresso l’emozione della città per questi tre giorni di festa: «Non potremo mai dimenticare questa tre giorni».

Raccogliendo l’invito del Rettor Maggiore a tradurre le parole in scelte concrete, il primo cittadino ha rivolto un messaggio diretto ai giovani: «Non è soltanto aperto l’oratorio: da oggi il nostro Palazzo comunale è aperto a qualsiasi giovane che abbia bisogno di chiedere alle istituzioni supporto o aiuto».

Richiamando una celebre espressione di Papa Francesco – «Fare politica è la più alta e massima carità che si possa fare» – il sindaco ha ribadito che l’impegno dell’amministrazione è servizio alla comunità, soprattutto alle nuove generazioni. «Ci hai caricato di una forza e di una gioia che ci porterà a mettere in atto le tue parole», ha detto rivolgendosi a don Attard, concludendo con un augurio alla comunità e a tutte le donne nella giornata dell’8 marzo.

La gratitudine della Famiglia Salesiana

L’ispettore don Roberto Colameo ha evidenziato il clima di affetto e partecipazione che ha caratterizzato le celebrazioni: «Vallecrosia vuole bene a Don Bosco, e il segno più eloquente lo abbiamo visto in questi giorni, vedendovi tutti operosi e fattivi».

Ha ringraziato la piccola ma significativa comunità salesiana locale – don Simone, don Mario, don Natale e don Daniel – ricordando che questa è stata la prima visita del Rettor Maggiore a un’opera dell’Ispettoria. «Noi salesiani senza i giovani e senza i laici siamo il nulla», ha ribadito, esprimendo gratitudine anche alle autorità e all’Arma dei Carabinieri per la vicinanza dimostrata.

Un anniversario che diventa impegno

La celebrazione eucaristica ha così suggellato tre giorni che hanno unito memoria e futuro, riconoscenza e responsabilità. Non una semplice ricorrenza storica, ma un rinnovato patto tra la città e il carisma di Don Bosco.  A 150 anni dal suo arrivo a Vallecrosia, l’opera salesiana continua a essere una presenza viva: nell’oratorio, nella parrocchia, nella scuola, nelle istituzioni e nel cuore della comunità.

La visita dell’XI Successore di Don Bosco ha rafforzato un legame che non appartiene solo al passato, ma si proietta nel domani: un impegno condiviso perché ogni giovane possa trovare porte aperte, adulti credibili e la certezza di essere amato. E così, mentre si chiudono le celebrazioni, si apre un nuovo capitolo: quello di una comunità che sceglie ancora, insieme, di camminare accanto ai giovani con ragione, fede e amorevolezza.

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