(ANS – Torino) – Nel segno dell’entusiasmo e della fraternità, sono iniziate nel pomeriggio di giovedì 15 gennaio 2026, nel Teatro Grande di Valdocco, a Torino, le 44e Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana (GSFS). I tanti rappresentanti dei diversi Gruppi della Famiglia Salesiana si sono uniti insieme attorno a Don Fabio Attard, l’XI Successore di Don Bosco, per ascoltare dalle sue parole il significato più profondo e le svariate implicazioni della sequela autentica di Gesù nello stile di Don Bosco, secondo il motto della Strenna da lui rilasciata: “Fate quello che vi dirà. Credenti, liberi per servire”.
Dopo le prime esibizioni introduttive che hanno visto protagonisti alcuni giovanissimi ragazzi, a dare il benvenuto a tutti i presenti ci ha pensato il padrone di casa, il Superiore della Circoscrizione Italia-Piemonte e Valle d’Aosta (ICP), don Leonardo Mancini. “Il mio augurio è che accogliamo queste GSFS 2026 come un’occasione rinnovata per crescere nella fede – intesa come ascolto di Dio, nella sua Parola, nei giovani e nella storia – e che il nostro ascolto possa costantemente trasformarsi in servizio libero e gioioso, in Vangelo vissuto!” ha esordito il salesiano.
Successivamente, i due presentatori, Roberto e Silvia, hanno introdotto sul palco don Joan Lluís Playà, Delegato Centrale del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana, che insieme alle prime informazioni introduttive ha consegnato anch’egli il suo messaggio di saluto, osservando in primo luogo la ricchezza dell’anno appena trascorso: “Quanti eventi nei mesi scorsi! Il Capitolo Generale dei Salesiani, l’elezione di Don Fabio Attard, l’addio a Papa Francesco e l’elezione di Papa Leone XIV, gli eventi del Giubileo, la canonizzazione di Maria Troncatti, il 150º anniversario della Prima Spedizione Missionaria Salesiana…”
Poi, guardando alle Giornate in procinto di partire e all’episodio delle Nozze di Cana, che fa da spunto al motto della Strenna, ha aggiunto ancora: “Lasciamo che la contemplazione di Maria e il gesto di Gesù sveglino anche il nostro essere più profondo, come fu per i discepoli che ‘credettero in Lui’”.
Dopo un momento di preghiera e d’invocazione della presenza dello Spirito Santo e di Maria su queste GSFS, si è poi entrati nel vivo, con la proiezione del video della Strenna del Rettor Maggiore. Nel buio del teatro le centinaia di animatori dei vari gruppi della Famiglia Salesiana hanno osservato con attenzione l’audiovisivo, raccogliendone i primi spunti e le suggestioni. Ma non è dovuto passare molto tempo perché, come atto centrale di questa prima giornata, venisse lo stesso Rettor Maggiore ad instaurare un dialogo franco e aperto con tutti i presenti e chiarire nel dettaglio il suo messaggio della Strenna.
Nel suo intervento esplicativo il Rettor Maggiore ha parlato della genesi di questa Strenna, figlia diretta di quella precedente: infatti, se il 2025 della Famiglia Salesiana – insieme a quello di tutta la Chiesa nel suo anno giubilare – è stato segnato dalla speranza; e se la speranza cristiana non è un sentimento, “ma è una persona, Gesù Cristo”; allora per Don Attard è venuto naturale indicare il passo successivo da proporre a tutti i salesiani e alla Famiglia Salesiana: fidarsi di quella persona, crederGli, e in definitiva, ricercare e ascoltare più la sua voce e la sua volontà, che quelle proprie.
Da qui, anche la sua sottolineatura metodologica per far fruttificare le intuizioni della Strenna: avvalersi non solo del video, ma anche del testo elaborato e diffuso, e prenderlo e riprenderlo più volte durante l’anno, confrontandosi con coraggio sulle domande e le proposte d’azione che concludono le quattro sezioni del messaggio.
Ancora, per un’ora e un quarto Don Attard è rimasto a disposizione delle domande precedentemente raccolte, su molti temi: “Cosa è possibile apprendere dai primi missionari salesiani? Cosa fare per migliorare il nostro ascolto di Dio oggi? Come la Famiglia Salesiana dovrebbe reagire di fronte alle sfide del presente? Come fare perché le attività pastorali ed educative non siano solo piani e progetti umani, ma frutto di un vero ascolto della volontà di Dio? Come si articolano oggi la dimensione laicale e quella consacrata nella comune missione salesiana?”.
Con la consueta chiarezza e l’efficacia delle sue vivide parole, il Rettor Maggiore ha esortato tutti a non ricercare soluzioni preconfezionate alle sfide del presente, ma ad avere l’atteggiamento di Maria a Cana, lo stesso che era alla base di tutta l’azione pastorale di Don Bosco e che venne portato avanti anche dai suoi missionari. “Cosa farebbe Don Bosco oggi? Stiamo guardando la realtà alla luce della Parola? O ci limitiamo a guardare distaccati?” sono alcune delle provocazioni-risposte lasciate dall’XI Successore di Don Bosco, che ha concluso rinnovando l’invito a ricercare sempre una relazione costante con Dio come primo e fondamentale passo di ogni azione.
Terminata la prima sessione nel teatro, nella Basilica di Maria Ausiliatrice è stata celebrata la Messa. Nell’omelia il Rettor Maggiore ha preso in esame il Vangelo del giorno, sul lebbroso purificato (Mc 1,40-45), ricordando che la vera guarigione nasce dal coraggio di credere che Dio vuole il nostro bene. Gesù, toccando l’uomo escluso, capovolge la logica della purezza: non si contamina, ma purifica. Così è pure per gli educatori, esortati a superare ogni distanza burocratica e a “contaminarsi” di compassione. Non solo: Don Attard ha osservato anche come l’esperienza del lebbroso guarito non sia privata, perché il Signore rimanda il lebbroso al sacerdote e alla comunità; così è anche per la grazia, l’educazione e l’accompagnamento, che introducono all’integrazione ecclesiale e sociale.
In conclusione, Don Attard ha esortato la Famiglia Salesiana a vivere i quattro passi – credere, toccare, reintegrare e rendere gloria a Dio – sentendosi come lebbrosi purificati, semplici strumenti perché ogni giovane possa sentirsi figlio amato della Chiesa.
Ulteriori foto della giornata sono accessibili su ANSFlickr