Polonia – Nove salesiani martiri beatificati a Cracovia: “Luce di speranza nel buio della guerra”

(ANS – Cracovia) – Nove sacerdoti salesiani polacchi, vittime della persecuzione nazista, sono stati proclamati beati al mattino di sabato 6 giugno 2026 nel Santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia. A presiedere la celebrazione, in rappresentanza del Papa, è stato il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, che li ha definiti “un vero seme di pace e di fraternità in un’epoca tanto buia e violenta”.

I nuovi beati – don Jan Świerc e otto compagni – furono uccisi tra il 1941 e il 1942 dopo aver subito torture, percosse e privazioni nei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau. Con l’invasione tedesca della Polonia, iniziata il 1° settembre 1939, la persecuzione contro la Chiesa cattolica si fece particolarmente feroce, colpendo sacerdoti, religiosi e comunità ecclesiali.

Nel corso dell’omelia, il cardinale Semeraro ha definito quel periodo “una pagina drammatica della storia del Paese”, sottolineando tuttavia che la celebrazione odierna non intendeva soffermarsi sulla tristezza di quegli eventi, bensì rendere gloria a Cristo, testimoniato dai nove sacerdoti, “figli di san Giovanni Bosco”, che “come Cristo e con Cristo hanno dato la vita”.

Un’eredità legata a san Giovanni Paolo II

La beatificazione arricchisce la già numerosa schiera di santi e beati polacchi, tra cui san Giovanni Paolo II, arcivescovo di Cracovia e poi Pastore universale della Chiesa, e santa Faustina Kowalska, che dalla Polonia diffuse nel mondo il messaggio della Divina Misericordia.

Il cardinale ha ricordato anche il venerabile servo di Dio Jan Tyranowski, guida spirituale del giovane Karol Wojtyła nella parrocchia di San Stanislao Kostka a Dębniki, affidata ai salesiani. In quella stessa comunità pastorale operarono alcuni dei nuovi beati. San Giovanni Paolo II fece riferimento a loro anche nel libro Dono e mistero.

Fedeli al carisma di don Bosco

Nel suo intervento, il prefetto del Dicastero ha messo in luce il carisma salesiano dei nuovi beati: educatori e guide spirituali dei giovani, attenti ai poveri e ai sofferenti. Come don Bosco, vedevano in ogni ragazzo “una pecorella amata, preziosa agli occhi del Signore”.

Di fronte all’odio antireligioso, alla violenza e all’ingiustizia che segnarono il Novecento, non fuggirono. Rimasero fedeli alla loro vocazione fino al dono totale di sé, versando il sangue come segno di pace.

Un messaggio ai giovani

La beatificazione, ha spiegato il cardinale Semeraro, costituisce un triplice invito. Il primo è rivolto ai giovani, “futuro della società e presente vivo della Chiesa”. In un mondo in cui libertà, felicità e successo vengono spesso separati dalla verità, dalla responsabilità e dal sacrificio, gli ideali proposti appaiono facili e immediati, promettono molto ma rischiano di lasciare il cuore vuoto.

Cristo, invece, rende la vita “bella e grande”, portando a compimento i desideri più profondi dell’uomo. Da qui l’esortazione ad aprire il cuore al Signore, soprattutto nei momenti di incertezza, confusione e solitudine. “Il Signore non chiama a rinunciare ai sogni, ma a purificarli e illuminarli”, per una vita piena e autentica, capace di farsi dono.

Un appello ai salesiani e a tutti i fedeli

Il secondo invito è stato rivolto ai salesiani di don Bosco, chiamati a raccogliere l’eredità spirituale dei nuovi beati e a rispondere con generosità alla voce del Buon Pastore. Citando san Giovanni Paolo II, il cardinale ha incoraggiato: “Non abbiate paura. Non lasciatevi spaventare dalla vertigine di una vita sacerdotale santa”.

Infine, un appello a tutti i fedeli. In un’epoca segnata da “solitudini digitali”, dove la virtualità illude di vivere relazioni autentiche, la santità consiste nell’ascoltare la volontà di Dio e nel perseverare nonostante stanchezza e scoraggiamento. È necessario tornare a riconoscere la voce del Buon Pastore per compiere scelte coraggiose, da veri discepoli di Cristo e della sua Croce.

Segno di pace in un mondo ferito dalla guerra

Concludendo, il cardinale Semeraro ha rivolto lo sguardo al tempo presente, “ancora una volta segnato dalla tristezza e dalle crudeltà della guerra”. In questo contesto, i nove salesiani martiri proclamati beati oggi testimoniano il dono della pace.

Anche nel buio della storia, ha affermato, c’è sempre chi sa portare “una luce di speranza, di amore e di fraternità”.

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