RMG – Una solenne Eucaristia apre la Festa del Ringraziamento al Rettor Maggiore

(ANS – Roma) – È stata la solenne celebrazione dell’Eucaristia, presieduta in mattinata dal Rettor Maggiore, Don Fabio Attard, presso la Capella della Comunità Salesiana, ad aprire nel modo più autentico e significativo la Festa del Ringraziamento a lui dedicata dalla comunità della Sede Centrale e dalle opere salesiane di Roma.

Nel giorno della Natività di San Giovanni Battista, data che fin dai tempi dell’Oratorio di Valdocco coincide con l’onomastico di san Giovanni Bosco, la comunità salesiana si è stretta attorno al Successore di Don Bosco in un clima profondamente familiare e fraterno. Una celebrazione semplice nello stile, ma intensa e solenne nella partecipazione, che ha posto tutta la giornata sotto il segno della gratitudine e della comunione.

Accanto a Don Attard sono stati ricordati e festeggiati anche diversi altri suoi confratelli della Sede Centrale e delle comunità direttamente affidate al Rettor Maggiore, che in quest’anno 2026 celebrano significativi anniversari di professione religiosa o di ordinazione sacerdotale: un segno ulteriore di come la gratitudine personale si inserisca sempre nella più ampia riconoscenza per la fedeltà vocazionale vissuta nel tempo.

“La mano del Signore era con lui”

Al centro della celebrazione, l’omelia del Rettor Maggiore ha offerto una chiave spirituale profonda per comprendere non solo la figura di Giovanni Battista, ma anche il cammino di Don Bosco e, oggi, quello della Congregazione.

Prendendo spunto dai versetti del Vangelo di Luca – “La mano del Signore era con lui… Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele” (Lc 1,66.80) – Don Attard ha evidenziato come ogni autentica vocazione nasca dall’iniziativa di Dio.

“La mano del Signore – ha sottolineato – precede, accompagna e invia”.

La missione non nasce da un progetto umano, né da un talento personale, ma da una chiamata che viene dall’Altro. Così è stato per il Battista, così per Don Bosco: la loro identità più profonda è scaturita da una scelta divina che li ha preceduti e sostenuti anche nelle prove.

Crescere nel tempo: la grazia di unità

Il Rettor Maggiore ha poi richiamato il processo di crescita integrale descritto dall’evangelista Luca: una crescita nel corpo e nello spirito, nella natura e nella grazia. La santità – ha ricordato – non è un salto fuori dal tempo, ma una maturazione nel tempo.

Riferendosi esplicitamente a Don Bosco e all’articolo 21 delle Costituzioni Salesiane, ha riproposto il tema della “grazia di unità”, quella sintesi armonica tra profondità umana e profondità spirituale che rende feconda la missione. Senza un terreno umano solido – fatto di umiltà, ascolto, silenzio e pazienza – nessun carisma può radicarsi e durare.

Il deserto: condizione per la fecondità

Il passaggio più incisivo dell’omelia è stato dedicato al tema del deserto, inteso non come luogo geografico, ma come categoria teologica: spazio di purificazione, di essenzialità, di ascolto dell’Essenziale.

“Che lezione per noi oggi! – ha affermato con forza – Quante proposte e progetti pastorali falliscono perché non è stato rispettato il tempo del deserto? Quanti confratelli perdono profondità perché il silenzio è stato sostituito dall’attivismo, l’interiorità sostituita dall’efficienza?”.

Il deserto del Battista e le prove di Don Bosco diventano così un appello per la vita salesiana di oggi: riscoprire la qualità interiore autentica, imparare a stare nell’attesa senza disperare, nel nascondimento senza dimenticare che proprio lì la missione sta maturando.

“Dalla qualità del silenzio che precede la parola – ha concluso – dipende la consistenza della parola annunciata”.

Solo una voce formata nell’ascolto può risuonare con fecondità.

Un messaggio per tutta la Congregazione

La celebrazione eucaristica ha così dato il tono all’intera giornata di festa: non solo un omaggio affettuoso al Successore di Don Bosco, ma un rinnovato affidamento della missione salesiana alla “mano del Signore” che guida la Congregazione.

Nel clima di preghiera e fraternità vissuto nella mattinata, il messaggio è apparso chiaro: la chiave mistica della vita salesiana è preparare la missione nel silenzio dell’unione con Dio, perché solo ciò che matura nel nascondimento può diventare fecondo per i giovani.

La festa prosegue nel pomeriggio con i momenti di omaggio, l’accademia nel teatro dell’opera e la preghiera dei vespri; ma è nell’Eucaristia del mattino che la comunità ha trovato la sua sorgente e il suo orientamento: gratitudine, comunione e rinnovata fedeltà alla missione.

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