Uruguay – “Una storia fiammeggiante”: l’Uruguay celebra Don Bosco e dà inizio ai festeggiamenti per i 150 anni di presenza salesiana

(ANS – Montevideo) – Con un cortile pieno di saltimbanchi, trampolieri e giocolieri che hanno ricordato i vecchi tempi a I Becchi, la Famiglia Salesiana dell’Uruguay si è riunita per celebrare San Giovanni Bosco e dare inizio ai festeggiamenti per i 150 anni di presenza carismatica nel Paese.

L’incontro si è svolto sabato 31 gennaio presso l’istituto “San Francesco di Sales” di Maturana e ha segnato la ripresa delle attività scolastiche e pastorali dopo la pausa estiva, per cui la giornata ha avuto un “sapore di rincontro”, come espresso nel programma ufficiale.

I festeggiamenti sono iniziati con un momento di incontro, giochi e condivisione spontanea nel cortile per poi proseguire con la Celebrazione Eucaristica e, successivamente, concludersi con uno spazio di musica e animazione giovanile. Il tema che ha ispirato la giornata è stato “Una storia fiammeggiante”, frase che accompagnerà l’Ispettoria salesiana dell’Uruguay in tutte le attività di questo 2026, anno in cui si compie un secolo e mezzo dalla seconda spedizione missionaria inviata da Don Bosco a Montevideo nel 1876. In questo senso, lo spirito missionario è stato il grande protagonista di questa celebrazione, con presenti che sono stati invitati a partecipare con le caratteristiche “remeras”, le magliette delle loro diverse “terre di missione”, trasformando così il luogo in un grande mosaico di colori, disegni e frasi.

“Don Bosco è vivo e questa è la fonte di tutta questa gioia”, ha affermato don Francisco Lezama, Superiore dell’Ispettoria dell’Uruguay.

Don Bosco oggi

Il momento centrale dell’incontro è arrivato quando le mille persone presenti, e tante altre che hanno seguito l’incontro in streaming, sono state invitate a ringraziare per la vita di Don Bosco e il suo sogno esteso nell’Uruguay salesiano.

In un clima di profonda interiorità, don Lezama ha insistito sul fatto che: “Don Bosco è più vivo che mai”. Ha sottolineato che, sebbene il 31 gennaio 1888 sia stato un giorno triste a Torino, celebrare questa data ha senso perché significa riconoscere che il carisma salesiano è ancora presente laddove un giovane ha bisogno di una parola di speranza e di incoraggiamento. Don Lezama ha assicurato che l’immortalità del Santo non risiede solo nel suo ingresso in Paradiso, ma nella comunità presente: “Noi siamo Don Bosco oggi”, ha rimarcato, aggiungendo che la luce che brillava negli occhi del Santo torinese è ancora accesa in ogni opera, famiglia e cortile dell’Uruguay. Facendo eco al Vangelo di Matteo, don Lezama ha ricordato che Gesù non chiede di “sforzarsi” per essere luce, ma dichiara che lo siamo già. Citando la Prima Lettura del Profeta Isaia, ha collegato questa luce all’azione sociale e missionaria: “La luce brilla quando rompiamo le catene, quando usciamo per incontrare, quando liberiamo le oppressioni”.

Con un gesto simbolico e dinamico, l’Ispettore ha invitato i presenti a condividere in quale luogo quotidiano sentivano di dover far risplendere quella luce oggi e, microfono alla mano, ha dato spazio alle testimonianze di Salesiani Cooperatori, laici e giovani.

A sua volta, alludendo all’inizio dei festeggiamenti per i 150 anni dall’arrivo dei Salesiani in Uruguay, don Lezama ha sottolineato che non si celebrano le “ceneri”, ma un fuoco che si è tramandato di generazione in generazione dal 1876.

Concludendo il suo intervento, l’Ispettore ha chiesto all’assemblea di guardare la luna piena che sorgeva sul cortile dell’istituto e ha spiegato che, proprio come la luna non ha luce propria ma riflette quella del sole, i salesiani – e i cristiani in generale – sono solo un riflesso della luce di Gesù.

La celebrazione si è conclusa con un appello all’unità e alla speranza, preparando la strada per un anno giubilare che promette di mantenere viva la scintilla missionaria in tutto il Paese.

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