(ANS – Bruxelles) – In vista della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra ogni anno il 20 giugno, l’11 giugno 2026 la Cappella per l’Europa di Bruxelles ha ospitato l’evento “Where Hope Meets Hospitality” (Dove la speranza incontra l’ospitalità). L’iniziativa è stata organizzata congiuntamente dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) – Europa, da Don Bosco International (DBI), dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Rete Fede e Giustizia Africa-Europa, con l’obiettivo di mettere in luce storie positive, la resilienza e le migliori pratiche relative alle persone in movimento in Europa.
Riunendo rappresentanti della società civile, operatori del settore e persone impegnate nelle questioni migratorie, l’incontro ha creato uno spazio di dialogo e scambio radicato nell’esperienza vissuta. In un contesto spesso caratterizzato da polarizzazione e incertezza, l’evento ha sottolineato la speranza, la dignità e l’ospitalità come principi essenziali per costruire risposte inclusive alle migrazioni e all’integrazione dei rifugiati in tutta Europa.
Il programma si è aperto con una toccante testimonianza di Elvis Ng’andwe della Rete Fede e Giustizia Africa – Europa, che ha condiviso il proprio percorso personale e ha riflettuto sulle realtà e sulla resilienza dei migranti. A seguire, si è tenuta una tavola rotonda sulle migliori pratiche, moderata da don Alberto Ares, SJ, direttore regionale del JRS Europa. I relatori hanno presentato iniziative concrete che dimostrano come le comunità locali possano promuovere l’integrazione e la coesione sociale.
Tra i relatori, la signora Cécile Robilliard, Direttrice Generale di “Bosco-Avenir”, ha rappresentato l’Ispettoria salesiana di Francia e Belgio Sud (FRB) e presentando il progetto “Garelli 95” dedicato ai minori non accompagnati. Attraverso l’educazione, approcci preventivi e un forte sostegno comunitario, quest’iniziativa offre ai giovani migranti percorsi di integrazione e sviluppo personale. La signora Robilliard ha anche condiviso le testimonianze dei giovani coinvolti, mettendo in luce sia le sfide che devono affrontare sia i successi raggiunti.
Tra gli altri interventi, Gonçalo Macedo della Comunità di Sant’Egidio a Bruxelles, ha parlato della mensa di Kamiano come espressione concreta di solidarietà; mentre Mariza Koronioti, del JRS Europa, ha riflettuto sull’ospitalità come percorso trasformativo che alimenta la speranza e restituisce dignità.
La serata si è conclusa con un momento informale di lavoro in rete, arricchito da un rinfresco preparato da un imprenditore rifugiato indonesiano, segno tangibile di incontro, partecipazione e inclusione.
Mettendo al centro le storie umane, “Where Hope Meets Hospitality” ha contribuito a plasmare una narrazione che riconosce i migranti e i rifugiati non come destinatari passivi di aiuti, ma come persone dotate di dignità e contributori attivi alla società. Ricordando l’urgenza di questo impegno, i partecipanti hanno fatto eco alle recenti parole di Papa Leone durante la sua visita alle Isole Canarie. Padre Ares, in particolar modo, ha citato: “Che tipo di mondo abbiamo costruito, se così tanti nostri fratelli e sorelle devono rischiare la morte in cerca di vita? Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde il suo valore quando attraversa un confine… Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si capirà se siamo stati in grado di salvaguardarla o se abbiamo lasciato che fosse l’indifferenza a parlare per noi” (Papa Leone, 11 giugno 2026).
Questa rimane, dunque, una domanda che continua a sfidare l’Europa, esortandola a rispondere con coraggio, solidarietà e speranza.



