(ANS – Guwahati) – L’Ispettoria salesiana “Maria Ausiliatrice” di India-Guwahati (ING) ha concluso il 30 maggio 2026 un simposio missionario salesiano della durata di due giorni, con motivo del 150° anniversario della Prima Spedizione Missionaria Salesiana (1875–2025). Centrato sul tema “Ricordare il passato, Rinnovare il presente, Ripensare il futuro”, il simposio ha riunito salesiani e religiosi per riflettere sull’eredità missionaria della Chiesa ed esplorare nuove vie per l’evangelizzazione nel Nord-Est dell’India.
Nel suo discorso di apertura, don Sebastian Kurichel, Superiore dell’Ispettoria di Guwahati, ha reso omaggio ai pionieri missionari i cui sacrifici hanno contribuito alla notevole crescita della Chiesa nella regione. Poi, pur riconoscendo la loro eredità, ha sfidato i partecipanti a esaminare il proprio impegno missionario, chiedendo se rimangono “missionari ardenti del fuoco di Cristo” o se invece sono diventati “semplici custodi delle istituzioni”.
Il primo giorno si è concentrato sui fondamenti e sui metodi dell’evangelizzazione. Don Jose Varickasseril ha messo in evidenza la parrocchia come centro dinamico di evangelizzazione radicato nella preghiera, nella vita sacramentale, nella predicazione e nell’accompagnamento pastorale. Don Joy Kachappilly ha riflettuto sugli approcci dei primi missionari, la cui testimonianza, servizio, impegno educativo e nella Pastorale Giovanile hanno trasformato le comunità in tutta la regione.
Diversi veterani missionari hanno condiviso le loro esperienze di lavoro tra le etnie Bodo, Rabha, Garo, Karbi, Tiwa nonché tra la popolazione Adivasi, sottolineando la sensibilità culturale, l’accompagnamento personale e lo sviluppo olistico come elementi chiave di un’evangelizzazione efficace.
Don Deli Kapani, Vicario dell’Ispettoria di Dimapur, ha invece sottolineato come lo spirito missionario sia centrale nella vocazione salesiana. Allo stesso tempo, don Nazarius Lakra ha sottolineato l’importanza di rafforzare la catechesi attraverso catechisti preparati e una formazione alla fede contestualizzata. Affrontando le sfide e le opportunità dell’era digitale, don Bivan Rodrigues Mukhim ha poi incoraggiato la Chiesa ad abbracciare le reti sociali, il live streaming, l’intelligenza artificiale e la catechesi digitale nelle lingue locali come nuove frontiere missionarie.
La seconda giornata è stata dedicata all’analisi di svariati approcci pratici all’evangelizzazione nei contesti educativi, culturali e sociali contemporanei. Sono intervenuti: don John Parankimalil, sull’evangelizzazione nelle istituzioni scolastiche; don Lukose Cheruvalil, sull’evangelizzazione attraverso la testimonianza; don Jogesh B. Sangma sull’opera missionaria nei territori delle Colline Garo; don Joseph Langne Teron, sull’evangelizzazione nelle zone di Karbi Anglong e Dima Hasao; don Ethelbert Minj e il suo team sull’evangelizzazione tra le comunità Adivasi; e don Sebastian Ishorary sull’impegno pastorale tra i Bodo.
Le sessioni hanno generato vivaci dibattiti sull’inculturazione, la Pastorale Giovanile, l’educazione, la partecipazione comunitaria e delle pratiche pastorali sensibili alle differenze culturali. I partecipanti hanno riconosciuto la necessità di forme di evangelizzazione creative e contestualmente rilevanti, che affrontino le realtà contemporanee, pur rimanendo saldamente radicate nel Vangelo.
Il simposio si è concluso con una sintesi presentata da don Joy Kachappilly, seguita dai commenti dei partecipanti, da un ringraziamento di don Kurichel, e da una preghiera di chiusura guidata da don Francis Cheeramben.
Un messaggio ricorrente durante tutto il simposio è stato l’invito a rinnovare il discepolato missionario incentrato su Cristo. I partecipanti hanno così riaffermato che la vitalità futura della Chiesa dipende non solo dalla forza delle sue istituzioni, ma soprattutto da missionari ispirati dalla semplicità, dalla santità, dal sacrificio, dalla catechesi, dall’amore per i giovani e dal coraggio di avventurarsi nelle nuove frontiere missionarie.
Mukhim Bivan
Fonte: Don Bosco South Asia



