(ANS – Lubumbashi) – Mentre nella nazione africana continuano violenze e sopraffazioni, da Lubumbashi un’emittente salesiana diffonde messaggi di riconciliazione e pacificazione. La missione di “Radio Don Bosco” è quella di educare i giovani, maggioranza della popolazione. Don Matthias Amani: “I nostri ascoltatori sono i poveri e i sofferenti. La nostra politica? Dare spazio a tutti, ascoltare tutti”.
“Chi ascolta Radio Don Bosco? Sono i poveri, la gente che soffre, che non ha computer, smartphone o televisione e che si affida alle onde dell’etere per sentire chi parla dei loro problemi”. E di problemi, la popolazione di Lubumbashi – la terza maggiore città del Paese – non ne ha pochi. Primo fra tutti, la guerra sempre più sanguinosa tra l’esercito regolare e i paramilitari, che sta insanguinando soprattutto la provincia del Nord Kivu. Ma non solo.
In difesa degli ultimi
“Siamo davvero la voce di chi non ha voce” ha spiegato don Matthias Amani, salesiano e membro dell’emittente fondata il 15 agosto del 2014 e nata sulle ceneri di un’ altra stazione radiofonica degli anni ’60.
Frequenze senza confini
Le onde di Radio Don Bosco superano i confini di Lubumbashi e si spingono anche nelle altre città della Provincia dell’Alto Katanga, come Likasi e Kasumbalesa, quest’ultima non lontano dal confine con lo Zambia. Tra i suoi programmi di punta ce n’è uno che, tradotto dal francese, si intitola “Le strade brontolano” e consiste nel dar spazio agli ascoltatori che denunciano in diretta le cose che non vanno: dai rapimenti delle bande criminali all’acqua che non c’è. “E qualche volta le autorità ascoltano ed intervengono, andando ad aiutare” rivela don Amani.
Al servizio della comunità
Lo spirito dell’emittente, in fondo, è quello di essere uno strumento a servizio della comunità che ha tra gli scopi principali quello di educare i giovani che nella Repubblica Democratica del Congo, secondo le più recenti statistiche, rappresentano il 60% del totale della popolazione. “La nostra emittente non cerca solo di far conoscere la figura di Don Bosco e le opere salesiane, ma ha il grande compito di promuovere l’educazione dei ragazzi e delle ragazze. Prima non esisteva una radio con questa finalità: c’erano quelle che si occupavano solo delle vicende dei politici locali”.
Voce della Chiesa
Con il tempo, aggiunge don Amani, “Radio Don Bosco” si è trasformata anche nella voce della Chiesa e non ha certo messo da parte la dimensione sociopolitica, che si concretizza in trasmissioni che si occupano della salute collettiva, dei ragazzi di strada, della giustizia e della carità. Ma anche della sicurezza: “Soprattutto a Lubumbashi si ha timore dei rapimenti da parte delle bande, che avvengono spesso di notte. Per questo, la nostra radio organizza dei dibattiti nei quali si può discutere di come veramente è la situazione. Ovviamente, invitiamo gli esponenti del governo insieme a quelli della società civile ed ai membri dell’opposizione”.
Pressioni e difficoltà
Discussioni aperte che non vengono mai trasmesse nell’imminenza delle elezioni. “Perché – ci tiene a precisare don Amani – non vogliamo mai entrare in questioni che possono diventare divisive. Noi cerchiamo di dare spazio davvero a tutti”.
Radio Don Bosco in passato ha avuto anche diverse difficoltà con il potere politico. “Ci sono state tante emittenti che hanno spento i trasmettitori. E anche ‘Radio Don Bosco’ ha avuto questi problemi”.
Saldi principi
Molte pressioni che però non hanno fatto desistere don Amani e chi lavora con lui da un principio, saldo: quello di continuare ad essere un faro di pace nel mezzo dell’oblio delle violenze del conflitto. “È la nostra missione: dobbiamo pacificare ascoltando e lasciando parlare tutte quelle tribù del nostro popolo che vogliono la pace. Perché siamo tutti congolesi”.
Raccontare, comunque
Anche se ora don Amani, per ragioni di prudenza e sicurezza non può raccontare tutto, non smette di informare come può i suoi ascoltatori: “Ad esempio, quando è scoppiata la guerra abbiamo parlato delle nostre realtà salesiane che abbiamo dovuto chiudere”. Del resto, in quella zona incandescente, di informazione libera non ce n’è nemmeno l’ombra. “Da queste parti non ho visto giornalisti in grado di poter informare liberamente su ciò che realmente accade. Purtroppo, sono questi i frutti delle guerre”.
Federico Piana
Fonte: Bolletino Salesiano del Brasile



