(ANS – Roma) – Lunedì 22 giugno 2026, presso la Sede Centrale Salesiana a Roma, si è riunito il gruppo di redazione della rivista “Note di Pastorale Giovanile” (NPG). Guidata da don Rossano Sala, Direttore di NPG, la riunione, dopo un aggiornamento sugli abbonamenti e sui dati economici – entrambi positivi – ha accolto l’intervento del Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Fabio Attard.
“Per me è una sessione di formazione permanente – ha esordito il Rettor Maggiore –. Mi fa bene stare qua perché abbiamo una urgenza di rafforzare un pensiero che aiuti la vita delle comunità”. Don Attard ha poi posto l’accento sul tema della conversione pastorale, “negli ultimi mesi, tutte le visite straordinarie e l’ultimo Capitolo Generale stesso hanno suscitato in modo naturale l’interrogativo di come il tema della conversione stia mettendo un punto interrogativo sulla testimonianza.
Non esistono processi pastorali campati sulle nuvole, non c’è conversione senza vita comunitaria”.
Don Attard ha poi sottolineato come in Francia o in Inghilterra l’aumento del numero di battezzati coinvolga anche la Congregazione:
“In Francia, il 40% di chi chiede il Battesimo è giovane, in Inghilterra le nostre scuole stanno diventando un terreno pastorale molto vivo, con ragazzi che chiedono il Battesimo, adulti che riscoprono la fede. Si tratta di un esercizio di carità intellettuale, ne abbiamo bisogno per sapere leggere e meditare quello che viviamo. Le nuove categorie, i nuovi linguaggi ci costano, ma i giovani ci stanno aspettando. Il Sistema Preventivo è un sistema appunto, parla di ambiente sistemico che inizia dall’umanità”.
Un momento specifico è stato poi dedicato alla presentazione delle priorità della Chiesa italiana dopo il cammino sinodale emerse dall’Assemblea dei Vescovi a fine maggio, “Radicati e costruiti in Cristo” a cura di don Riccardo Pincerato, don Alberto Zanetti ed Ernesto Diaco.
Alcuni temi emersi sono stati: la natura del documento che non sostituisce la Sintesi né il cammino delle chiese locali, ma indica delle priorità. I Vescovi italiani hanno rilevato le fatiche della Chiesa raccolte dalla fase di ascolto, la preoccupazione che oggi occorra tornare a connettere la vita e il Vangelo, o meglio, le “culture del Vangelo”.
La fede non può essere più presupposta e la posta in gioco non sono solo i giovani, ma anche chi deve accompagnarli. La risposta, si legge nel documento, è ribadire la centralità del kerygma, il primo annuncio è primo in senso qualitativo, che si deve sempre tornare ad ascoltare.
Una comunità che deve trasmettere la fede è una comunità che vive la fede: quando si forma un educatore, che non solo conosca il kerygma, ma che ne faccia esperienza.
Don Pincerato ha posto invece l’accento sulla corresponsabilità differenziata: la responsabilità comune si esprime in modo diverso, secondo i ministeri di ciascuno, non tutti sono responsabili allo stesso modo. La vita della Chiesa vive di tutti – i battezzati sono responsabili dell’annuncio del Vangelo; di alcuni, che sono quelli che assumono un servizio particolare; e dell’uno che è chi presiede la comunità in forza dell’ordine ricevuto.
Don Gustavo Cavagnari, SDB, invece, ha proposto una lettura degli ultimi dati relativi al primo annuncio e il processo evangelizzatore.
Incontrando i giovani a Madrid, Papa Leone XIV ha detto: “Abbiate fiducia nel fatto, sempre più evidente, che si può tornare alla fede o conoscerla per la prima volta in età adulta”. Ai molti sintomi di invecchiamento che travolgono le comunità cristiane, in alcuni Paesi europei, come la Francia, l’Inghilterra e i paesi nordici sembrano emergere numeri di rinvigorimento, rafforzamento che vengono dalle conversioni o adesione alla fede.
Questi dati, però, spiega don Cavagnari, vanno inseriti in un contesto di progressiva erosione della fede, di conversioni che avvengono in ambienti non cristiani e di una trasmissione della fede che avviene in modo diverso rispetto al passato.
Don Cavagnari ha offerto poi alcune chiavi di lettura. La prima è che bisogna cambiare la lettura del “sostrato cristiano”, perché secondo i dati dell’Istituto Toniolo, tra gli under 40 solo il 35-40% si dichiara cattolico. Un dato questo che nel futuro immediato tenderà a decrescere.
Quindi, non bisogna dare per scontato che i giovani sappiano chi è Cristo, che conoscano il Vangelo o abbiano qualche esperienza di Chiesa. In questo contesto, l’annuncio rivolto soprattutto agli under 40 diventa un’urgenza.
Il tema dell’annuncio però non è nuovo, se ne parla dagli anni Novanta, quando cresceva la secolarizzazione e il pluralismo culturale e religioso. Servono persone, équipe motivate a portare il primo annuncio, con “forme organiche di azione pastorale”, come dicevano i Vescovi italiani oltre 20 anni fa.
Nel pomeriggio, la redazione si è concentrata sulla riflessione e la proposta per la programmazione del 2027: divisi in cinque gruppi di lavoro, i membri della redazione hanno elaborato una serie di spunti che costituiranno la spina dorsale della rivista per il prossimo anno.
Marta Rossi,
Ufficio di Comunicazione Sociale dei Salesiani in Italia
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