(ANS – Kortrijk) – A soli 23 anni, l’Exallievo belga Ralph Nollet sta attirando sempre più attenzione grazie a un’idea tanto semplice quanto originale: trasformare materiali di scarto in opere d’arte. Dalle cravatte realizzate con mozziconi di sigaretta ai cuscini rivestiti con tessuto ricavato da palline da tennis, fino a installazioni composte da migliaia di rifiuti, il suo lavoro dimostra che ciò che viene considerato inutile può acquisire una nuova dignità.
Nel suo atelier, situato nel centro di Kortrijk, ogni scaffale è colmo di oggetti che molti definirebbero spazzatura: palloni da basket, reti da pesca, fascette di plastica, scatole di sigari e soprattutto migliaia di palline da tennis usate. Per Nollet, però, si tratta di materie prime preziose. Lui stesso preferisce definirsi un “ricercatore sperimentale” piuttosto che un semplice artista.
Il suo metodo consiste nello smontare i materiali senza distruggerli completamente, ricavandone filamenti che possono essere intrecciati, tessuti, ricamati o lavorati all’uncinetto. In questo modo riesce a creare nuove strutture senza utilizzare colle o altri leganti: ogni opera si sostiene esclusivamente grazie alla tecnica artigianale impiegata.
L’obiettivo, spiega, non è soltanto realizzare opere esteticamente originali, ma soprattutto cambiare il modo in cui le persone guardano ai rifiuti. Secondo Nollet, molti materiali finiscono inutilmente nei processi di smaltimento, quando potrebbero invece essere riutilizzati in modo creativo o persino industriale. Tra gli esempi cita le palline da tennis, che in Belgio non vengono riciclate localmente ma inviate all’estero per trattamenti altamente inquinanti. Recuperandole prima di questo percorso, offre loro una seconda vita.
Ogni nuovo materiale con cui sperimenta dà origine, come prima creazione, a una cravatta. L’accessorio rappresenta infatti un elemento distintivo della sua identità personale: indossa abitualmente abito e cravatta fin dai tempi degli studi artistici e considera questo abbinamento perfettamente coerente con la sua filosofia. Per lui non esiste contrasto tra l’eleganza di un abito e il valore nascosto nei materiali di scarto.
Il percorso di Nollet non è stato lineare. Dopo un’istruzione classica in latino, aveva inizialmente scelto di dedicarsi al ciclismo agonistico, arrivando anche a trasferirsi in Italia. L’esperienza sportiva, però, non ha avuto l’esito sperato e lo ha spinto a riscoprire la passione per la creatività. Da quel momento ha intrapreso gli studi in design tessile, sviluppando progressivamente la tecnica che oggi caratterizza le sue opere.
La sua rapida crescita è stata favorita soprattutto dai social media. Raccontando il proprio lavoro attraverso brevi video su TikTok e Instagram, ha raggiunto milioni di visualizzazioni e costruito una vasta comunità di follower. Questa visibilità gli ha aperto collaborazioni con aziende e personalità del mondo dello spettacolo, ma l’artista sottolinea che la notorietà non rappresenta il suo vero obiettivo.
La sua ambizione è utilizzare l’arte come strumento di sensibilizzazione, ispirando cittadini, imprese e istituzioni a ripensare il concetto stesso di rifiuto. “Non voglio che le persone copino quello che faccio”, afferma, “ma che inizino a chiedersi cosa possono fare con ciò che oggi considerano semplicemente spazzatura”.
L’articolo completo, a cura di Tim Bex, è disponibile sul sito web donbosco.be



