(ANS – Chambéry) – Il quarto raduno dei referenti e responsabili delle opere sociali salesiane raccolte nella rete “Don Bosco Action Sociale” (DBAS), appartenente all’Ispettoria “San Francesco di Sales” di Francia e Belgio Sud (FRB), ha riunito nei giorni del 28 e 29 maggio 2026 circa 70 partecipanti presso la “Fondation du Bocage” a Chambéry, in Francia. Dopo aver condiviso dieci “perle” della rete e aver assistito a un concerto dei giovani del Bocage, i partecipanti hanno redatto alcune linee guida che sono state affidate al lavoro di coordinamento della DBAS come orientamenti per il prossimo triennio (2026-2029).
Durante i lavori una delle relazioni fondamentali è stata quella dello psicoterapeuta Jean-Paul Gaillard, che è partito da una constatazione emersa all’inizio degli anni 2000: i giovani “non abbassano più lo sguardo”, segno, secondo lui, di una mutazione sociale che produce un “disallineamento”.
Il relatore ha spiegato che i sistemi di valori, che ha definito “sistemi di segnali” tra giovani e adulti siano diventati incompatibili. L’autorità verticale tradizionale (obbedienza, gerarchia, disuguaglianza per principio…) si è indebolita in modo duraturo. Gli adolescenti crescono ormai in una gerarchia orizzontale, nell’autonomia, nell’autorità su se stessi, nell’uguaglianza per principio…
Il problema deriva quindi da questo disallineamento tra adulti che continuano a impartire regole verticistiche (spesso contraddittorie: “Abbassa lo sguardo quando mi guardi!”) e giovani socializzati all’orizzontalità (“Non è educato abbassare lo sguardo!”). Questa incompatibilità genera tensioni, opposizioni, violenze, abbandono scolastico, trascuratezza affettiva, sofferenze psichiche.
Una crisi del legame educativo
Jean-Paul Gaillard non identifica quindi il malessere dei giovani con una fragilità individuale o con una “generazione malata”. Egli ritiene che parte dell’attuale inquietudine derivi da una crisi del legame educativo e dall’assenza di quadri relazionali. Gli adulti perdono i loro punti di riferimento quando le vecchie forme di autorità cessano di essere efficaci. L’adulto deve dunque rimanere garante del quadro relazionale protettivo, dimostrando al contempo benevolenza e riconoscendo la dignità e la parola al giovane.
Di fronte ai dati preoccupanti sull’aumento dei disturbi di salute mentale tra i giovani, ha dunque richiamato la necessità di fare affidamento su buone pratiche educative che si basino sull’alleanza con gli altri adulti, sul lavoro di squadra, sulla coerenza, sulla spiegazione delle regole e sulla capacità di ascolto.
Perle da condividere
Nella giornata precedente, in diversi laboratori, i partecipanti avevano condiviso alcune “perle” frutto dell’esperienze maturate nella rete, di cui riportiamo qui di seguito gli argomenti:
– Misurare l’impatto delle nostre azioni sui giovani
– Favorire il successo scolastico dei giovani
– Quindi, celebrare i successi dei giovani
– Consentire ai giovani di impegnarsi attraverso un servizio civile su misura
– La sfida della cittadinanza: significato e impegno tra gli adolescenti
– Proteggere i giovani dai rischi di sfruttamento sessuale
– Preparare valutazioni interne ed esterne
– Sostenere i giovani vulnerabili che escono dai programmi di Assistenza Sociale dell’Infanzia (ASE, in francese)
– Crescere senza violenza
– Costruire una cultura del benessere nella propria istituzione
Don Xavier Ernst, SDB
Fonte : Don Bosco Aujourd’hui



