(ANS – Roma) – Lungo via Marsala a Roma, nei pressi della Stazione Termini e davanti alla Basilica salesiana del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio, venerdì 27 marzo 2026 si è svolta la terza edizione della Via Crucis dedicata alle persone senzatetto. Il Vescovo Ausiliare per la diocesi di Roma, Mons. Michele di Tolve, che ha presieduto la celebrazione, ha ribadito l’impegno della Chiesa per loro, ricordando: “Sono persone che abitano le nostre strade, ma che non sempre riconosciamo davanti al cuore”. Folta è stata la partecipazione della comunità educativo-pastorale salesiana all’evento, che ha collaborato a promuovere l’iniziativa.
La passione di Cristo che si incontra con la strada degli invisibili, accarezzando le ferite aperte di un gruppo di persone in cerca di una speranza. Anche quest’anno, per la terza edizione, i senza dimora sono stati al centro della cosiddetta “Via Crucis degli Invisibili”, organizzata dall’ostello Caritas “Don Luigi di Liegro” con la Basilica salesiana del Sacro Cuore di Gesù, insieme anche ad altre realtà, come la mensa serale “Giovanni Paolo II”, che garantisce centinaia di pasti caldi ai bisognosi, e la tensostruttura di Porta San Lorenzo, aperta durante l’anno giubilare per donare un letto e un pasto a molti senzatetto – tutte istituzioni prossime alla Stazione Termini, un’area segnata da una forte presenza di uomini e donne segnati da solitudini profonde, precarietà economica, migrazioni forzate e indifferenza.
Il tema di questo terzo anno, “Il cammino della croce, via della pace”, ha accompagnato l’intero percorso che, iniziato con la Messa nella basilica del Sacro Cuore si è concluso all’ostello della Caritas.
La basilica colma di persone e il cammino dei numerosi partecipanti per tutta la via, almeno 200, hanno fermato il tempo per alcuni istanti. E i volti, spesso ignorati, dei senza dimora sono divenuti presenza viva.
Mons. Di Tolve: “Dio non rifiuta nessuno”
Il Vescovo ausiliare della diocesi di Roma, che ha presieduto la Messa, nell’omelia ha indicato come i senza dimora, a differenza di quanto accade per gli esseri umani, non vengono dimenticati mai da Dio. “Come fece Gesù, che venne rifiutato nonostante stesse accanto ai sofferenti – ha affermato – oggi noi abbiamo il dovere di aiutare il prossimo, di farlo sentire accolto, nonostante i muri e le pietre lanciate da chi si gira dall’altra parte”.
L’auspicio di Mons. di Tolve è stato che tutti possano seguire la via del Vangelo, così che gli invisibili possano diventare fratelli di tutti e “tutti noi sempre più la Chiesa dell’amore di Dio”.
Al termine della Via Crucis, che ha previsto come ultima tappa l’ostello della Caritas, il vescovo ha riflettuto sul cammino dei fedeli sulle orme di Cristo, che si dirige sempre verso gli ultimi e gli invisibili, sottolineando inoltre come la croce, da strumento di morte, “sia diventata segno di speranza grazie all’amore totale di Gesù e come anche nel rifiuto e nella sofferenza, Cristo continua ad accogliere senza giudicare”. Una morte, la sua, che rappresenta una pace universale fondata sull’amore per tutta l’umanità.
La commozione dei presenti
“In questi momenti capisco che Cristo è con me e che esiste una speranza”, è stato il pensiero di Pierluigi, un uomo di 57 anni ospite della tensostruttura, presente alla via Crucis. Con gli occhi lucidi di commozione ha confidato di essersi sentito a casa nel percorrere il cammino, seppur solo per un attimo, in questo momento difficile della sua vita. “Ho molti dolori alle spalle – è stato il suo racconto – quello più grande è l’aver perso una figlia venti anni fa. Ma ora ho un nuovo sogno anche nel segno di questa via Crucis: poter riabbracciare la mia famiglia e la pace, vedendo quello che sta succedendo nel mondo”.
Accanto a lui Ahmed, musulmano, che con Pierluigi condivide gli spazi della struttura, che ha raccontato la sua emozione, in chiesa, all’udire le parole di Mons. Di Tolve: “Ero nella casa di Dio, lo sentivo, e lì ho trovato molti fratelli”.
Storie di disperazione e di riscatto, di caduta e di resilienza. Come anche quelle di Edomwonyi e Paulo, nigeriana lei e sudamericano lui, entrambi senzatetto. Entrambi trovano “rifugio e una luce” nella solidarietà della Caritas e affermano di aver “sentito la vicinanza della città con questa celebrazione”. Così come un anziano ospite dell’ostello “Di Liegro” che, ha raccontato la coordinatrice della casa della Caritas, Luana Melia, “nonostante la malattia, alla fine ha partecipato: era sicuro che il Signore gli avrebbe dato la forza di sostenere la croce anche solo per pochi minuti”.
Un segno concreto
A conclusione del cammino, ciò che è rimasto non è stato soltanto il ricordo di una celebrazione, ma il segno concreto di un incontro. In una strada troppo spesso attraversata con indifferenza, per una sera gli “invisibili” hanno avuto un nome, un volto, una storia condivisa. La Via Crucis si è fatta così esperienza viva, capace di unire sofferenze diverse sotto lo stesso orizzonte di speranza. E mentre le luci tornavano a illuminare via Marsala e i passi riprendevano il loro ritmo quotidiano, rimaneva una consapevolezza silenziosa: lì dove l’uomo si ferma e riconosce l’altro, anche il dolore può trasformarsi in fraternità.
Una Via Crucis, quella degli Invisibili, che ha “voluto far vedere il volto della misericordia di Dio verso i più svantaggiati, verso quelle pecorelle ferite e smarrite che Lui viene a cercare e mette al primo posto”, ha chiosato, rendendo bene l’idea della celebrazione, don Javier Ortiz Rodriguez, salesiano e parroco della basilica del Sacro Cuore.
Fonti: Vatican News, Roma Sette



