(ANS – Campo Grande) – Una delegazione di professionisti europei della “Don Bosco Medien” ha soggiornato in Brasile dal 2 al 10 febbraio per approfondire la ricerca sulle figure di don Rodolfo Lunkenbein e dell’indigeno Simão Bororo, uccisi a Meruri nel 1976. Il gruppo, guidato da don Johannes Kaufmann, SDB, ha visitato l’Ispettoria salesiana di Brasile-Campo Grande (BCG) e diverse missioni indigene nello Stato del Mato Grosso, con l’obiettivo di realizzare un lungometraggio romanzato, documentari e podcast capaci di restituire la memoria del martirio e di dare visibilità internazionale a questa storia.
Documenti che raccontano un destino
La ricerca negli archivi dell’Ispettoria ha messo la troupe a contatto con documenti di forte impatto emotivo. Tra questi spicca un elenco di nomi scritto a mano da don Lunkenbein pochi istanti prima della sua morte. Per don João Bosco Monteiro Maciel, vicepostulatore della causa di martirio, si tratta de “il documento più importante” dell’archivio. Anna Haupt, responsabile marketing, ha descritto l’emozione del momento: “Abbiamo visto il documento nel quale si può dire che abbia quasi firmato la propria condanna a morte. È qualcosa di impressionante”. Dopo il lavoro sugli archivi, il gruppo ha visitato il Museo delle Culture “Dom Bosco”, a Campo Grande, per conoscere il patrimonio culturale del popolo Bororo, prima di recarsi nei villaggi.
Le testimonianze di Meruri
Durante il soggiorno nel villaggio di Meruri, il Direttore della “Don Bosco Medien”, Ferdinand Auhser, ha raccolto testimonianze che offrono prospettive inedite per la sceneggiatura. Il contatto diretto con gli indigeni ha permesso di ascoltare il racconto di un testimone oculare del delitto, amico personale di Simão Bororo. Auhser ha sottolineato la precisione del racconto: “Ha descritto con grande accuratezza come sono andati i fatti… sulla base di questa testimonianza sarà appassionante ricostruire e mettere in scena ciò che è accaduto quel giorno”.
La complessità dell’educazione salesiana
Lo stesso racconto ha riportato alla luce le difficoltà vissute dagli indigeni nel sistema degli istituti salesiani del passato. L’amico di Simão Bororo ha spiegato come la lingua e la cultura Boe-Bororo venissero spesso represse dall’educazione formale dell’epoca. Auhser ha evidenziato che il progetto intende affrontare anche questi aspetti complessi, offrendo “nuove prospettive” sulla storia, senza evitare i nodi più delicati del passato.
Il percorso verso il Vaticano
L’ex Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale della Congregazione Salesiana, don Gildasio Mendes, ha proposto di dare al progetto una dimensione politica e spirituale più ampia. Ha suggerito che, una volta completata la sceneggiatura, la troupe chieda un’udienza a Papa Leone XIV in Vaticano, insieme al Rettor Maggiore dei Salesiani. Secondo don Gildasio Mendes, il Papa mostrerà interesse per l’opera sia per la sua esperienza missionaria, sia perché il progetto mette in luce il valore ecologico della lotta per la demarcazione delle terre indigene.
Tutela ambientale e demarcazione dei territori
L’eredità di don Lunkenbein e di Simão Bororo è strettamente legata alla conquista e al riconoscimento ufficiale delle terre del popolo Boe-Bororo. La battaglia per la demarcazione ha protetto questi territori da sfruttamenti esterni, producendo effetti positivi e duraturi per l’equilibrio ambientale della regione. Don Gildasio Mendes ha sottolineato che l’azione dei due deve essere letta anche in chiave ecologica: la permanenza dei popoli indigeni nelle loro terre tradizionali è essenziale per la tutela dell’ambiente. I cineasti intendono mettere in evidenza questo aspetto per mostrare come la causa di don Lunkenbein e Simão Bororo fosse anche una difesa concreta del Creato, in sintonia con le attuali sensibilità ecologiche.
Un intervento artistico
L’artista Mika Springwald, membro della troupe, realizzerà un intervento artistico in Brasile per onorare la memoria dei due martiri. L’opera, pensata come dialogo visivo con la storia del martirio e l’eredità dei Servi di Dio, entrerà a far parte del documentario prodotto dal gruppo tedesco. Questa iniziativa si affiancherà al lungometraggio e ai podcast, dando vita a una strategia multipiattaforma pensata per raggiungere un pubblico internazionale.
Finanziamenti e coproduzione internazionale
La produzione cercherà finanziamenti pubblici in Germania e in Austria e punta a una coproduzione internazionale che coinvolga anche Brasile e Italia, rafforzando il carattere globale del progetto. La regista, Mirjam Unger, residente a Vienna, sottolinea che questa collaborazione tra Paesi rispecchia l’essenza stessa della storia raccontata. Considerati i tempi necessari per la raccolta dei fondi e la scrittura della sceneggiatura, stimati in circa due anni, l’uscita del progetto è prevista tra il 2030 e il 2031.
Un ponte tra le culture
Per Mirjam Unger, l’amicizia tra don Lunkenbein e Simão rappresenta un vero “ponte tra culture” indigene, brasiliana ed europee. La regista ricorda l’importanza di tornare su questa vicenda, anche perché “i responsabili dell’omicidio non sono mai stati processati”, e invita a guardare con attenzione a quanto accaduto. L’obiettivo è dare pari rilievo alle due figure, valorizzando il ruolo fondamentale del popolo Bororo nella storia e nella lotta per i propri diritti. La ricostruzione storica si baserà su testimonianze dirette per rappresentare con precisione gli eventi del 1976, senza eludere i temi più difficili e offrendo punti di vista indigeni finora poco ascoltati.
Accoglienza nelle comunità
L’accoglienza riservata alla troupe nelle comunità indigene e salesiane è stata caratterizzata da grande disponibilità e collaborazione. A Meruri, il gruppo è stato ospitato nella missione salesiana, accolto dai sacerdoti Ângelo Cenerino e João Vítor Ortiz, insieme a un’équipe di donne guidata da Bernadete. Ferdinand Auhser ha detto di essere rimasto colpito dalla disponibilità degli abitanti a condividere informazioni e storie. Nei tre giorni e mezzo trascorsi nel villaggio, la troupe ha realizzato incontri e interviste con indigeni, sacerdoti e religiose, raccogliendo racconti personali e dettagli sul giorno del martirio. Il viaggio si è concluso con un sentimento di gratitudine per i “numerosi incontri” vissuti e con la convinzione di lasciare il Brasile ancora più motivati di quanto non lo fossero all’arrivo.
Il gruppo prevede di tornare in Brasile nel mese di luglio per documentare le celebrazioni dei 50 anni dalla morte dei Servi di Dio, proseguendo un lavoro che dovrebbe estendersi complessivamente per circa cinque anni.
Euclides Fernandes Brites
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